Arsenico e vecchi merletti

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Frank Capra

Arsenico e vecchi merletti

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

Arsenic and Old Lace

Uscita Italia:

19 Dicembre 1946

Uscita USA:

23 Settembre 1944

Regia:

Frank Capra

Sceneggiatura:

Julius J. Epstein, Philip G. Epstein

Genere:

Commedia, Noir

REDAZIONE: ★9

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Mortimer comunica alle due zie di aver chiesto la mano alla sua morosa, ma scopre un loro spiacevole segreto: le due zie invitano nella loro abitazione dei signori anziani rimasti soli e, dopo averli avvelenati con del vino all’arsenico, li seppelliscono nella loro cantina.

Mortimer Brewster (Cary Grant), un critico teatrale noto per le sue posizioni anti matrimoniali, decide inaspettatamente di sposarsi con Elaine Harper (Priscilla Lane), figlia del reverendo Harper (Grant Mitchell). I due decidono di comunicare ai loro cari la notizia e di partire immediatamente in luna di miele. Mortimer si reca a casa delle zie Abby (Josephine Hull) e Martha Brewster (Jean Adair), due amorevoli anziane, che si occupano del fratello di Mortimer, Teddy Brewster (John Alexander), un ragazzo un po’ instabile convinto di essere Teddy Roosevelt, più volte ammonito dalle autorità per schiamazzi notturni dovuti alla tromba da lui suonata.

“Una volta in casa, Mortimer si accorge di un cadavere, il signor Hoskins, che giace in una cassapanca nel salotto: convinto che sia opera di Teddy, si confida con le due zie, ma loro benevolmente gli confessano di essere state loro.”

Infatti, da diverso tempo Abby e Martha, con la scusa di affittare camere, invitano nella propria abitazione dei signori anziani rimasti senza moglie e senza parenti e, una volta fatti accomodare, li avvelenano con del vino di sambuco all’arsenico, per dargli una morte lieta e serena. Dopo averli avvelenati, si fanno aiutare da Teddy, convinto che siano vittime della febbre gialla, per seppellirli in cantina. Mortimer, sconvolto, cerca di far capire alle due zie la gravità della situazione e pensa a un modo per risolvere il problema dei ben dodici cadaveri nella cantina.

A questo punto, l’unica soluzione per Mortimer è quella di trovare un escamotage per far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono stravolti dall’arrivo di suo fratello Jonathan (Raymond Massey), un malvagio pluriomicida scappato di galera. I suoi lineamenti facciali risultano rovinati a causa del dottore tedesco Einstein (Peter Lorre), che lo ha sottoposto a svariate operazioni di chirurgia plastica per scappare dagli avvistamenti della polizia. La sua ultima operazione chirurgica ricorda chiaramente il volto di Boris Karloff, l’attore che ha interpretato Frankenstein. I due criminali hanno un cadavere di cui disfarsi, il signor Spenalzo, e hanno intenzione di sfruttare la casa delle due zie per nasconderlo. Arriva un momento in cui Mortimer e Jonathan scoprono i rispettivi segreti e si ritrovano entrambi con le mani legate, senza poter dire niente alla polizia. Mortimer si reca da Elaine, allontanata più volte dal marito senza una spiegazione, e le comunica di non avere più intenzione di sposarla, avendo il presentimento che la famiglia Brewster sia colpita da una maledizione. Nel frattempo, Jonathan e il dottor Einstein pianificano l’omicidio di Mortimer, il quale viene legato a una sedia e imbavagliato. Dopo l’ennesimo schiamazzo di Teddy, sopraggiunge prima il poliziotto ‘O Hara (Jack Carson) e poi altri membri delle forze dell’ordine che riconoscono Jonathan e lo arrestano. Successivamente, arriva il direttore della casa di cura “Happy Dale”, il signor Witherspoon (Edward Everett Horton), per firmare le carte per l’internamento di Teddy e delle due zie, intente a seguire il nipote nella casa di cura. Durante la compilazione delle carte, Abby e Martha confessano a Mortimer di non essere un Brewster. In realtà, egli è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che egli nascesse. Liberatosi dalla maledizione della famiglia Brewster, parte finalmente con Elaine per la luna di miele.

Recensione:

Dopo aver impreziosito l’epoca d’oro di Hollywood con brillanti commedie volte ad emozionare lo spettatore, Frank Capra (Accadde una notte, 1934; Mr. Smith va a Washington, 1939; La vita è meravigliosa, 1946) regala al grande pubblico una screwball comedy corale con tocchi da commedia nera tratta dall’omonima pièce teatrale del 1939 del drammaturgo statunitense Joseph Kesserling. In Arsenico e vecchi merletti è proprio l’impianto teatrale a sorreggere la messa in scena. Ciò si può evincere da due elementi in particolare: la recitazione molto marcata e la scenografia. Infatti, il film è ambientato quasi interamente nella casa delle due zie, suddivisa su tre livelli: il salotto, le camere da letto e la cantina. Due di essi, ovvero le camere e la cantina, non vengono mai mostrati, funzionali alla classica uscita di scena del teatro, sottolineando anche una scelta registica che sostiene questa narrazione. La regia è perfettamente in linea con la poetica di Frank Capra e con le peculiarità del cinema narrativo classico: funzionalità alla narrazione e assenza di virtuosismi. Inoltre, si adatta discretamente bene al contesto teatrale del film, inquadrando la successione degli eventi nel salotto sempre dallo stesso punto di vista e mostrando le tre pareti sullo sfondo, escludendo dal proprio sguardo una quarta parete. Eccezion fatta per alcune scelte registiche e di montaggio che strizzano l’occhio oltremodo al teatro, estraniandosi dalla narrazione cinematografica: delle volte il film ha dei tempi morti, quasi come nelle tipiche pause teatrali; viene data troppa enfasi alle interazioni dei personaggi con gli oggetti di scena (come quando una delle zie apre la credenza con tutti i cappelli dei “loro signori”); lo sguardo in macchina più volte ripetuto da Cary Grant.

La fotografia di Sol Polito (La leggenda di Robin Hood, 1939; Il sergente York, 1941; Perdutamente tua, 1942) sostiene la regia classica nella prima e nell’ultima parte del film. Nell’atto centrale, in particolar modo, la sequenza legata all’arrivo di Jonathan e del dottor Einstein, la fotografia scende di luminosità e si tinge di sfumature affini al cinema espressionista.

“Il comparto visivo del secondo atto rappresenta una delle maggiori prove registiche di Frank Capra ed è perfettamente coerente con l’atmosfera che si respira in quel frangente, fatta di tensione, mistero e paura.”

Azzeccati, da questo punto di vista, la scelta di Peter Lorre, uno degli attori cardine dell’espressionismo e del cinema noir (M – Il mostro di Dusseldor di Fritz Lang, 1931) e il riferimento palese a Boris Karloff (interprete primario del personaggio di Frankenstein) e al cinema horror degli anni ‘30, che impediscono a Capra di inserire il sentimentalismo decisamente datato che non lo ha reso tra i registi più attuali della Hollywood classica. La sceneggiatura ha i suoi punti di forza nei dialoghi scoppiettanti, nel gioco degli opposti, nei ritmi comici, a tratti forsennati, e nel buon bilanciamento fra intreccio ben costruito e semplicità degli elementi in gioco. La comicità non lascia un attimo di tregua allo spettatore, sfruttando i tempi comici anche nelle didascalie all’inizio del film. Tutto ciò viene enfatizzato dalle grandi interpretazioni attoriali, ben riuscite ed effettivamente accattivanti. Fra tutti spicca Cary Grant in una prova mai così caricata e istrionica, ma ben adatta al ritmo complessivo. Ad eccezione della protagonista femminile, che non ha occasione di essere approfondita, tutto il cast restituisce delle ottime performance: Josephine Hull e Jean Adair sono perfette nella parte delle due amabili anziane che si rivelano essere delle serial killer e che trattano l’argomento della morte con la stessa leggerezza con cui si può parlare dell’arrosto della domenica.

Questo film è uno degli esempi di perfetta trasposizione dal teatro al cinema e commedia nera. Il suo impatto nella Hollywood degli anni ‘40 è stato tale da inserire il film nella lista delle migliori 100 commedie del cinema statunitense da parte dell’American Film Institute. Se ai nostri giorni riusciamo a godere di film di stampo teatrale come Sleuth – Gli insospettabili (Kenneth Branagh, 2016) o Carnage (Roman Polanski, 2011), forse il merito è anche di Frank Capra e del suo Arsenico e vecchi merletti.

Pro:

  • Regia e fotografia che rispecchiano la classicità cinematografica hollywoodiana e l’atmosfera teatrale del film, dando anche spazio a delle formule espressioniste e noir.
  • Umorismo nero che si mescola perfettamente alla comicità forsennata dando ritmo e corpo alla sceneggiatura.
  • Scelta e recitazione degli attori calzanti con l’atmosfera teatrale dell’opera.

Contro:

  • Scelte registiche e di montaggio che si avvicinano troppo alla narrazione teatrale, distaccandosi dalle regole cinematografiche.

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