Autopsy

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André Øvredal

Autopsy

Scheda:

autopsy_info

© Autopsy

Titolo originale:

The Autopsy of Jane Doe

Uscita Italia:

8 Marzo 2017

Uscita USA:

21 Dicembre 2016

Regia:

André Øvredal

Sceneggiatura:

Ian Goldberg, Richard Naing

Genere:

Horror, Thriller

REDAZIONE: ★6

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Durante l’autopsia di un cadavere non identificato, due medici legali saranno vittime di una serie di eventi anomali.

Una squadra di polizia si trova di fronte a uno scenario ambiguo in un’abitazione del Virginia: un pluriomicidio senza nessun segno di effrazione nella casa e il cadavere semisepolto di una ragazza non identificata (Olwen Kelly), per questo denominata Jane Doe. Lo sceriffo Sheldon (Michael McElhatton) invia il cadavere della ragazza a Tommy Tilden (Brian Cox), un medico legale che gestisce insieme al figlio Austin (Emile Hirsch) l’obitorio di famiglia. Austin decide di aiutare il padre nell’autopsia, nonostante avesse in programma di stare insieme a Emma (Ophelia Lovibond), la sua fidanzata, ritardando l’appuntamento.

L’autopsia inizia con l’esame esterno del cadavere, che risulta perfettamente conservato e non presenta alcun tipo di lesione o danno.

Andando più a fondo, i due medici scoprono una serie d’indizi anomali, dalla lingua mozzata alle iridi eccessivamente sbiadite, dagli arti fratturati agli organi interni lacerati e ustionati. Durante l’apertura degli organi, viene trovato il dente mancante della ragazza avvolto in un papiro con dei numeri romani e un disegno centrale. Nel frattempo, la radio annuncia l’arrivo di una forte tempesta. Dopo un blackout, i due si rendono conto di essere bloccati nello scantinato nel quale si trova l’obitorio. Nella speranza di contattare telefonicamente lo sceriffo Sheldon, Austin sente il suono di uno dei campanelli legati alle caviglie dei cadaveri. I due vengono successivamente attaccati da uno dei cadaveri presenti nell’obitorio e Tommy, nel tentativo di difendersi, uccide erroneamente Emma, che era tornata per vedersi con Austin. Padre e figlio cercano di svelare il mistero che si cela dietro la ragazza non identificata, per loro, la vera causa di tutti quegli eventi paranormali. Dopo averle esaminato il cervello e tradotto le scritte sul papiro, i due scoprono la verità: in realtà, la ragazza è ancora viva e, in tempi remoti, è stata ingiustamente accusata di stregoneria e sottoposta a un rituale fatto di torture tremende. Il rituale, invece di eliminare il lato demoniaco della ragazza, lo ha evocato, trasformandola in una strega che cerca di uccidere chiunque profani il suo corpo. Alla fine, i poteri della ragazza uccidono padre e figlio. Dopo il suo arrivo sul luogo della strage, lo sceriffo crede che i due siano impazziti e fa condurre in un altro obitorio il cadavere della ragazza, tornato perfettamente intatta dopo l’autopsia.

Recensione:

André Øvredal (Troll Hunter, 2010; Scary Stories to tell in the Dark, 2019), dopo il successo ottenuto con alcuni film e cortometraggi che riprendessero lo stile del mockumentary, decide di cimentarsi in un’opera che si distaccasse dallo standard da lui intrapreso. Si avvicina molto al modello contemporaneo del genere horror, prendendo spunto da film come The Conjuring e aggiungendo un minimalismo della messa in scena molto particolare. Infatti, la storia è quasi completamente ambientata in un obitorio sotterraneo e racchiude in uno spazio molto piccolo le vicende dei due personaggi protagonisti. Purtroppo, queste scelte non sono in grado di sostenere il film fino alla fine, rifilando allo spettatore, soprattutto nella parte finale, i cliché tipici del genere e una sceneggiatura debole.

La regia riesce a equilibrare i movimenti di macchina a inquadrature fisse, zoom e dettagli e prova a inquietare lo spettatore tramite riprese interessanti, dimostrando molta eleganza nei movimenti.

La componente estetica e fotografica punta su dei toni molto cupi e scuri, talvolta non mostrando affatto il volto dei due protagonisti, riflettendo il senso di chiusura e oppressione che li affligge.

Seppur non memorabile, la fotografia di Romain Osin (Orgoglio e pregiudizio, 2005) fa un uso discreto del giallo e del verde, un po’ atipici negli horror. Atipica è anche la caratterizzazione e l’azione di Jane Doe, la quale non si muove minimamente per tutto il film. Il suo personaggio agisce sotto mentite spoglie, facendo del proprio corpo un mero trucco per eliminare chi la circonda. Paradossalmente, l’interpretazione di Olwen Kelly si rivela esemplare ed efficace poiché, nonostante non si muova e non dica mai una parola, riesce a trasmettere un senso d’inquietudine e tensione costante. Viceversa, i due protagonisti, dei quali va evidenziata la più che buona interpretazione di Cox e Hirsch, non sono caratterizzati accuratamente, rendendo i loro dialoghi poco interessanti. La loro evoluzione acquista rilevanza nell’interazione con Jane Doe, sostenuta anche dalla musica diegetica e qualche volta dal montaggio rapido. Queste interazioni avvengono principalmente durante l’autopsia, la quale è resa decisamente bene dal punto di vista del trucco e degli effetti speciali, che offrono un’immagine del corpo sezionato cruda e tangibile.

Come è stato detto precedentemente, la trama è semplice e ridotta all’osso ma riesce, nella prima parte, a mantenere alta la credibilità grazie alla mancanza di espedienti pomposi e scontati. Ciò non avviene affatto nella seconda metà del film, piena di errori di sceneggiatura e di escamotage banali. I momenti di tensione scadono sempre nei cliché tipici del genere: tempesta che blocca le vie d’uscita, luce che va via, telefoni che non funzionano, figure umane sullo sfondo. In uno scenario del genere, non aiutano neanche le citazioni a Shining e Psycho. Il ricorso ai noti jumpscare è di pessima fattura e i suddetti sono quanto più telefonati e approssimativi. Tra i vari stratagemmi, l’idea della campanella legata alle caviglie dei cadaveri è l’unica degna di nota. Inoltre, la spiegazione della vicenda è troppo frettolosa poiché comprime in appena cinque minuti la risoluzione di un enigma complesso e surreale. Il passato di Jane Doe, legato alla persecuzione delle streghe da parte della Chiesa Cattolica, viene svelato troppo in fretta e con pochi elementi a carico.La prima opera in lingua inglese di André Øvredal non è sicuramente un capolavoro e non si avvicina all’élite degli horror contemporanei, come The VVitch o Hereditary, ma, nel suo genere, può essere un buon horror d’intrattenimento capace di regalarci qualche sorpresa.

Pro:

  • Comparto visivo e registico ben fatto e presenta una fotografia cupa e in linea con l’atmosfera del film.
  • Buone le recitazioni degli attori, soprattutto di Olwen Kelly.

Contro:

  • Sceneggiatura, seppur molto semplice, piena di clichè e buchi di trama che la rendono debole.
  • Caratterizzazione dei personaggi principali inesistente, ad eccezione del cadavere.
  • Tensione molto spesso basata su dei jumpscare scontati e telefonati.

3 / 5. 1