Basta che funzioni

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Woody Allen

Basta che funzioni

Scheda:

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© Medusa Film

Titolo originale:

Whatever Works

Uscita Italia:

18 Settembre 2009

Uscita USA:

19 Giugno 2009

Regia:

Woody Allen

Sceneggiatura:

Woody Allen

Genere:

Commedia

REDAZIONE: ★6

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

New York: l’arrivo di una ragazza scappata di casa sconvolge la vita di un anziano e cinico misantropo.

Boris Yellnikoff (Larry David) è un misantropo dotato di spiccata intelligenza e tendenza all’autodistruzione. Anziano, con una carriera da fisico alle spalle e reduce da un divorzio, vive da solo a New York e passa la maggior parte del proprio tempo a insegnare scacchi e lamentarsi dell’umanità che lo circonda. Una sera si trova a ospitare a casa propria Melodie (Evan Rachel Wood), una ragazza del Mississippi scappata di casa che non sembra spaventarsi di fronte all’estremo cinismo dell’uomo. Dopo del tempo, la ragazza confessa a Boris di esseri innamorata di lui. Dapprima sconcertato e respingente, l’uomo comincia tuttavia ad apprezzarne il cinismo oche le ha trasmesso e decide di sposarla.

I genitori di lei, però, decidono di trasferirsi dal nuovo congiunto.

La madre (Patricia Clarckson), da conservatrice quale era, si avvicina alla mentalità aperta dei newyorkesi e istaura una relazione con due uomini. Tuttavia, cerca di convincere Melodie a lasciare Boris, presentandole l’attraente Randy (Henry Cavill). Il padre (Ed Begley Jr), reduce a sua volta da una relazione extra-coniugale finita male, si scopre omosessuale. Melodie finisce per innamorarsi di Randy e Boris tenta il suicidio come già aveva fatto anni prima. Si getta dalla finestra e atterra su una donna che diventerà la sua nuova compagna.

Recensione:

Woody Allen torna a New York, sua vera musa ispiratrice dai tempi di Io e Annie (1977), dopo una parentesi europea tanto criticata quanto, spesso, ingiustamente sottovalutata. La trasferta di Allen nel vecchio continente, nella vulgata comune, aveva rappresentato anche una rottura con il genere prediletto della commedia relazionale, virando verso toni decisamente più insoliti (per quanto non inediti nella lunga carriera del regista newyorkese). Basta che funzioni segna quindi anche il ritorno a una leggerezza salutata, allora, con entusiasmo dai fan più affezionati. Le tematiche e gli espedienti narrativi, qui, sono quelli che hanno reso Allen un punto di riferimento nella commedia americana e internazionale: manca forse quel tentativo di vero aggiornamento che sarà poi centrale nel recente Un giorno di pioggia a New York (2019), dove le classiche idiosincrasie alleniane lasciano spazio alla freschezza di una storia, e di un cast, più giovani e brillanti.

La sceneggiatura ruota attorno al personaggio interpretato da Larry David, una sorta di alter ego di Allen nella sua versione più cinica e verbalmente violenta. L’interpretazione energica e sopra le righe di David è il grande punto di forza di una storia i cui ritmi narrativi e i tempi comici sono così rapidi e travolgenti da lasciare in secondo piano un intreccio a tratti tirato per i capelli. Il soggetto era stato scritto originalmente negli anni Settanta per Zero Mostel, indimenticato protagonista di Per favore non toccate le vecchiette (1967) di Mel Brooks: uno scarto che, talvolta, si fa sentire. La continua rottura della quarta parete, espediente alleniano per eccellenza, funziona discretamente e permette allo spettatore di confrontarsi con un personaggio controverso, al tempo stesso sgradevole e convincente e capace di mettere sapientemente in crisi il meccanismo di identificazione fra pubblico e protagonista. L’apporto di David, ebreo americano come Allen, è in realtà così fondamentale da indurre a considerarlo un vero e proprio co-autore del film. Di buon livello, comunque, anche le altre interpretazioni, complice una scrittura dei dialoghi e dei personaggi che fa tesoro del cabaret yiddish, della commedia sofisticata classica e anche del brio delle sit-com contemporanee (di cui Allen è ispiratore).

L’intreccio diverte, per quanto a tratti forzato, e l’occhio satirico di Allen nei confronti della realtà si esprime al meglio più sulla psicologia che sulla scansione degli eventi.

Si potrebbe avere l’impressione che Basta che funzioni aggiunga poco alla filmografia di Allen, presentandone temi già ampiamente espressi. Se questo è vero, non a torto, il risultato finale rappresenta in ogni caso una piacevole variazione sul tema. A calare in qualità, semmai, è il comparto visivo del film, solitamente più accurato. La fotografia di Harry Savides (Zodiac, 2007; American Gangster, 2007) non aggiunge troppo alla narrazione. La regia di Allen, solitamente caratterizzata da un’eleganza discreta e attenta ai personaggi, risulta più accademica e la stessa New York non ha lo spazio che le veniva attribuito in quel sontuoso poema visivo che è Manhattan (1979).

Basta che funzioni rimane un ottimo concentrato dell’ultimo Allen. Chi non ne sopporta il lavoro o le vicende personali sarà portato a detestare questo film, che non manca di ammiccare, provocatoriamente, alla difficile biografia pubblica dell’autore. Chi al contrario lo apprezza troverà, come si è detto, un bentornato umorismo testimone dell’indiscutibile energia creativa di Woody Allen.

Pro:

  • Rinnovato brio umoristico da parte di Allen.
  • Tempi comici adeguati e travolgenti.
  • Interpretazione di David che riscrive in chiave cinica il classico personaggio alleniano.

Contro:

  • Intreccio non ottimale, a fronte di ottimi dialoghi.
  • Comparto visivo e registico sotto la media alleniana.

3 / 5. 1