Bombshell – La voce dello scandalo

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Jay Roach

Bombshell - La voce dello scandalo

Scheda:

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© Leone Film Group

Titolo originale:

Bombshell

Uscita Italia:

17 Aprile 2020

Uscita USA:

20 Dicembre 2019

Regia:

Jay Roach

Sceneggiatura:

Charles Randolph

Genere:

Drammatico, Biografico

VOTO: ★6

Cast:

Trama:

Quando la conduttrice televisiva Gretchen Carlson accusa di molestie sessuali il proprio capo, nonché fondatore della Fox News, Roger Ailes, altre donne spinte dal suo coraggio decidono di farsi avanti.

Le giornaliste Megyn Kelly, Gretchen Carlson e Kayla Pospisil lavorano nella nota rete televisiva Fox News, diretta da Roger Ailes, stimato uomo d’affari in stretto legame con la politica repubblicana. Kelly è spesso amareggiata dal maschilismo televisivo, e politico, che si ripercuote ai danni delle donne. Perfino dopo l’intervista a un volgare Donald Trump si sente così amareggiata e minacciata da prendersi una vacanza e allontanarsi dai riflettori. La giornalista Carlson viene invece rimossa dal suo canale televisivo di punta, e trasferita in uno show meno popolare. Non è la prima volta che la giornalista viene messa di lato senza una ragione specifica. Il suo contratto le impedisce di fare causa alla Fox, ma può fare causa direttamente a Roger Ailes. Nel frattempo, la famiglia di Kelly viene minacciata continuamente da molestie: dopo l’aspra discussione con Trump infatti, la giornalista è costretta a servirsi di una scorta.

“Ad Ailes però non interessa, secondo lui sono i rischi del mestiere, e la televisione necessita delle donne belle come lei, perché fa audience, perché è ciò che questa società maschilista pretende.”

Kayla invece, coglie l’opportunità di incontrare il direttore Ailes, per azzardare la richiesta di ottenere un posto speciale in onda nel canale. Ailes accetta, ma le chiede in cambio di alzare la gonna per mostrargli le mutande, rivelando la sua vera natura di uomo infame e bifolco. Da lì in avanti la ragazza incontrerà spesso il signor Ailes.

Nei giorni seguenti Gretchen Carlson sostiene in diretta televisiva di essere a favore del divieto delle armi d’assalto, e Ailes decide di licenziarla, senza tributarle un motivo preciso. La giornalista decide di citare in giudizio Ailes e incoraggia le donne di tutta la Fox a fare lo stesso, maltrattate e abusate psicologicamente dal magnate dell’azienda. Kelly ammette alla sua squadra che Ailes, anni prima, l’aveva molestata, ma lei si era rifiutata di cedere, e successivamente era riuscita comunque a fare carriera. Gradualmente altre donne si fanno avanti, mentre Kelly sceglie di non parlare, per paura di mettere a repentaglio la propria carriera lavorativa. Tuttavia, le uniche donne che sono uscite allo scoperto risalgono a prima della Fox News, di conseguenza hanno poco valore per l’accusa contro Ailes. È l’incontro con Kayla che le fa cambiare idea. Convinta dalla giovane ragazza, Kelly decide di farsi avanti, e raccontare delle molestie ai suoi danni per conto di Ailes. Così altre 22 donne come lei scelgono di parlare, tanto che la Fox non può più difendere il proprio amministratore. Gretchen aveva preventivamente registrato le loro conversazioni, e Ailes, perduta tutta la credibilità, viene allontanato dall’azienda dalla famiglia Murdock, co-creatori del canale televisivo. Quando Murdoch padre annuncia in agenzia il definitivo addio ad Ailes, Kayla se ne va, disgustata dall’ennesimo magnate opportunista. Nel finale Gretchen riceve 20 milioni di dollari di danni e scuse annesse direttamente da Fox, ma firma un accordo di riservatezza, quindi non potrà più discutere del suo caso. Il suo avvocato le dice infine che le sarà messa la museruola, e la giornalista risponde “forse”.

Recensione:

A circa 3 anni dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, Hollywood ricalca nuovamente la propria tendenza liberal-progressista, confezionando un prodotto meta cinematografico in una veste del tutto anti trumpiana. Bombshell – La voce dello scandalo è una pellicola apertamente femminista, che denuncia le molestie realmente subite da alcune giornaliste di Fox News (l’emittente filo repubblicana gestita da Roger Ailes). Il progetto si è concretizzato, volutamente, solo dopo la morte dell’amministratore delegato responsabile delle molestie, e l’evidente attacco politico all’emittente più conservatrice degli Stati Uniti non è casuale. Benché il film porti avanti soprattutto le battaglie sociali maggiormente moralistiche, come la mercificazione della donna e la valenza dei media nella società odierna, una presa di posizione politica così netta non giova alla pellicola.

“È pur vero però, che, nell’indirizzare dei messaggi di così tanta importanza culturale, una comunicazione più imparziale sarebbe stata completamente debilitata da una propulsione politica e sociale assente.”

La sceneggiatura riesce ad equilibrare ottimamente questi parametri, valorizzando i diversi punti di vista degli interessati, e indagando varie situazioni di criticità sociale: vittimismo, violenza, opportunismo. Tuttavia, non regala nessuno spunto narrativo particolare, e non si distacca notevolmente da una convenzionale pellicola a stampo giornalistico.

Ciò che colpisce è invece la caratterizzazione delle tre protagoniste, supportata per gran parte dalle loro splendide interpretazioni. Nicole Kidman (Boy Erased, 2018) è la giornalista matura e decadente, che, ormai scomoda, è il caso di far fuori; Margot Robbie (C’era una volta a… Hollywood, 2019) è la giovane di belle speranze, pronta a tutto pur di ottenere successo, magnifica nell’esprimere disagio durante la molestia; e infine Charlize Theron (Monster, 2003), che fa da ponte tra le due (agli antipodi), essendo stata in passato nei panni della seconda e ormai in procinto di vestire quelli della prima. Quest’ultima ha effettuato uno studio approfondito sul personaggio: dalla modulazione della voce, alle movenze, senza limitarsi ad una mera imitazione.

Nonostante le ottime prove attoriali, l’incertezza di presentare una storia così sfaccettata e delicata attraverso un taglio eccessivamente documentaristico (fuori luogo la rottura della quarta parete) conferisce alla pellicola un’inflessione registica distorta, che non va a combaciare con il trattamento narrativo giornalistico (e non d’inchiesta) assegnato. Tagli veloci, zoom, telecamera in spalla e inquadrature imprecise non collaborano nella realizzazione di un film che, volutamente, sceglie di non essere un documentario, ma per assurdo ne impiega le tecniche.

Anche la fotografia, buona, risente dell’impostazione docu-giornalistica: pulita e realistica, volta ad evidenziare i colori più accesi (spesso i vestiti dei personaggi), concorrendo da molto lontano a quel genere di film, pregevoli, per il quale il noto regista Adam McKay è ora famoso (come La grande scommessa, 2015 o Vice – L’uomo dell’ombra, 2018). A chiudere il cerchio vi sono trucco e costumi. Il primo di notevole qualità, che, tra le tante funzioni, sfrutta il prostetico per rendere Charlize Theron fisionomicamente identica alla giornalista Megyn Kelly; la somiglianza infatti risulta impressionante. I costumi invece, talvolta più significativi di molte parole, raccontano accuratamente quali sono i rapporti sociali tra persona a persona, d’altronde “i soldati vengono vestiti tutti uguali, perché sono rimpiazzabili”.

Bombshell è sicuramente un’occasione sprecata: le grandi interpretazioni non possono rimediare ai numerosi errori tecnici e la quasi totale assenza di una musica portante; inoltre l’ambiguità registica non aiuta lo spettatore nel coinvolgimento nel racconto, che seppur ordinario, in definitiva appare sufficiente.

Pro:

  • Ottime interpretazioni delle tre protagoniste.
  • Trucco e costumi estremamente comunicativi.
  • Sceneggiatura convenzionale ma efficace.

Contro:

  • Eccessiva impronta documentaristica, non motivata.
  • Regia confusa, a tratti imprecisa.
  • Musiche non sfruttate a dovere.

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