Cattive acque

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Todd Haynes

Cattive Acque

Scheda:

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© Eagle Pictures

Titolo originale:

Dark Waters

Uscita Italia:

20 Febbraio 2020

Uscita USA:

6 Dicembre 2019

Regia:

Todd Haynes

Sceneggiatura:

Mario Correa, Matthew Michael Carnahan

Genere:

Drammatico, Thriller

VOTO: ★7.5

Cast:

Trama:

Un avvocato si scontra con la più grande industria chimica degli Stati Uniti, accusata di scaricare rifiuti tossici nelle acque presso una cittadina abitata.

Virginia Occidentale, 1998: Robert Bilott (Mark Ruffalo) è un avvocato societario operante nel ramo della difesa per conto delle aziende chimiche. Sposato con Sarah (Anne Hathaway) e padre di famiglia, è avviato a una discreta e redditizia carriera. Tuttavia un giorno si presenta, presso il suo studio, un agricoltore della vicina Parkersburg, Wilbur Tennant (Bill Camp). Questi gli chiede di indagare sull’attività dell’impianto dell’azienda DuPont nei pressi del villaggio, per via di una insorgenza anomala di tumori e deformazioni nelle mucche da allevamento.

La DuPont è una industria chimica: ricercarne possibili responsabilità metterebbe Bilott in conflitto coi propri interessi. Legato tuttavia a Parkersburg, decide di fare un primo sopralluogo. Cui ne seguono numerosi altri nel corso del tempo, notando sempre più come non solo gli animali, ma le stesse persone paiono manifestare irregolarità di salute: dalle nascite di bambini deformi all’annerimento dei denti.

“La vicenda, fra ostruzioni dei superiori di Bilott e diffidenza dei paesani, porta a scoperte sconcertanti.”

La DuPont, già resasi colpevole di aver esposto i propri dipendenti alla lavorazione del tossico quanto diffuso Teflon, da anni scarica nelle acque presso Parkersburg l’acido perfluoroottanoico, altamente velenoso.

I decenni passano: la DuPont è sotto processo e Bilott continua a ricevere approvazioni. Tuttavia non diminuiscono il senso di colpa verso i cittadini, che attendono ancora una soluzione definitiva (Tennant è gravemente malato di tumore), e i conflitti con la moglie, che si sente trascurata rispetto alla missione ecologica del marito. Bilott, all’ennesimo ostacolo dei superiori sul lavoro, ha un grave malore e viene ricoverato. D’ora in poi dovrà evitare qualsiasi motivo di stress e tensione. Tuttavia, dopo più di vent’anni, riceve conferma del proprio operato: gli studi medici condotti sui volontari che si supponevano intossicati rivelano la positività dell’ipotesi giudiziaria. La DuPont sarà costretta al risarcimento, ai cittadini sarà data giustizia e a Bilott ragione.

Recensione:

Cattive acque rientra alla perfezione nel filone statunitense dei film di andamento giudiziario e di forte carattere civico. Caratteristica di tale operi, oltre alla struttura a inchiesta della trama e al riferimento (quando non diretta ispirazione) alla realtà storica dei fatti, è la stretta contingenza con l’attualità. Se Il caso Spotlight (2015), degli stessi produttori e assoluto modello per il film in questione, aveva al centro l’attenzione per gli scandali di pedofilia nella Chiesa, Cattive acque si ricollega invece alla questione ambientale. Tuttavia, se è vero che il cinema impegnato americano si contraddistingue spesso per una solidità eroica e quasi ideologica della regia e per uno stile visivo oggettivo e giornalistico, Cattive acque in questo si discosta e ne ricava i propri aspetti migliori.

La regia e la fotografia, infatti, sono qualitativamente alte e narrativamente efficaci. La prima è di Todd Haynes, regista noto più per eleganti e intimi drammi queer quali il musicale Velvet Goldmine (1988) e Carol (2015) e vere e proprie sperimentazioni filmiche come Io non sono qui (2007): la sua raffinatezza conferisce, a quella che altrimenti sarebbe solo una cronaca di eventi storici, un tocco personale sicuramente distintivo. La costruzione delle inquadrature e la direzione degli attori sembrano più propriamente quelle di un racconto drammatico, mentre alcune scelte di inquadrature e di moviola ricalcano quasi i modelli tensionali del film di mistero: basti pensare alla sequenza notturna iniziale dei ragazzi che si bagnano nelle acque, o agli slow-motion sapientemente utilizzati. La fotografia, di comune accordo con la direzione, è fortemente espressiva: Edward Lachman, collaboratore abituale del regista, opta per un cromatismo variabile a seconda della situazione emotiva dei personaggi e della piega che la storia intende prendere, suggerendo già il senso delle sequenze prima dei dialoghi.

È piuttosto la sceneggiatura a mostrarsi più convenzionale rispetto al comparto visivo.

“Di positivo vi è l’attenzione al conflitto, di interessi, emotivo e familiare, del personaggio principale. I secondari, per quanto apparentemente trascurabili, sono ben funzionali allo sviluppo del primo. Tuttavia manca quel felice incedere collettivo della vicenda che era invece presente ne Il caso Spotlight”

e che evitava di sovraccaricare di esposizione il protagonista. Altro pregio proprio dell’antecedente, un ritmo narrativo serrato e coinvolgente che qua si ha solo in parte: è forse il sacrificio necessario per la suddetta maggior cura emotiva. Quanto alla struttura della storia, ben confezionata e scritta in ogni suo elemento, non si discosta tuttavia da altri film del genere.

Se il montaggio di Affonso Gonçalves (Paterson, 2016, e I morti non muoiono, 2019, di Jim Jarmusch) e le musiche di Marcelo Zarvos (Rock the Kasbah, 2015) si mantengono nella media qualitativa senza spiccare, le scenografie di Hannah Beachler, premio Oscar 2019 per Black Panther, e i costumi di Christopher Peterson offrono una godibile ricostruzione ambientale. Più alterne, invece, le interpretazioni: Mark Ruffalo è alle prese con un personaggio certamente più complesso di quello avuto in Spotlight. La scrittura del carattere, se alle volte tende al classico ritratto di eroe teso a giustizia e sacrifico, ne inserisce come detto anche degli aspetti esistenziali: Ruffalo offre quindi una prova più matura e più che buona, per quanto a volte non sembri completamente a suo agio nella parte. Meno riuscita, forse anche per lo spazio minore riservatole, quella di Hathaway.

Cattive acque non rappresenta né il migliore film di Haynes né l’esempio più efficace di film giudiziario. Tuttavia, grazie a un approccio inedito, più emotivo, alla materia e a un dichiarata resa del proprio messaggio di informazione e utilità ambientale, resta un prodotto di qualità e assolutamente consigliabile.

Pro:

  • Una regia personale e raffinata, soprattutto per i canoni del genere.
  • Fotografia espressiva nell’uso dei colori.
  • Sceneggiatura attenta ai personaggi e ai conflitti del protagonista.

Contro:

  • Struttura della storia non troppo originale, per quanto storicamente accurata.
  • Montaggio e musiche convenzionali.
  • Interpretazioni alterne, fra cui si segnala tuttavia una interessante maturazione di Ruffalo dai tempi de Il caso Spotlight.

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