C’era una volta a… Hollywood



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Quentin Tarantino

C'era una volta a... Hollywood

Scheda:

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© Sony Pictures Entertainment

Titolo originale:

Once Upon a Time in... Hollywood

Uscita Italia:

18 Settembre 2019

Uscita USA:

26 Luglio 2019

Regia:

Quentin Tarantino

Sceneggiatura:

Quentin Tarantino

Genere:

Commedia, Drammatico

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

La Los Angeles del 1969 fa da sfondo alle vicende dell’attore televisivo Rick Dalton e la sua controfigura Cliff Booth, intrecciandosi anche con la pericolosa famiglia Manson.

Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) è un famoso attore televisivo che cerca da anni di fare il grande passo verso il cinema, ma il suo sogno sembra essere oramai irraggiungibile in quanto il mercato del cinema si sta rivoluzionando. Sempre al suo fianco troviamo Cliff Booth (Brad Pitt) migliore amico dell’attore nonché sua ufficiale controfigura e autista.

L’agente di casting Marvin Schwarzs (Al Pacino) propone a Rick di andare in Italia a cercar fama e successo con gli spaghetti western, dove molti attori prima di lui si erano reinventati. L’attore però non prende molto bene la proposta e cade in una sorta di depressione artistica, accompagnato da una buona dose d’alcool.

Nel frattempo, Rick scopre che i suoi nuovi vicini di casa sono l’affermatissimo regista Roman Polanski (Rafal Zawierucha) e sua moglie Sharon Tate (Margot Robbie).

In attesa di andare a riprendere Rick sul set, Cliff decide di dare un passaggio a una giovane hippie (Margaret Qualley) che lo porta allo Spahn Ranch, un vecchio set cinematografico dove la comunità hippie capitanata da Charles Manson (Damon Herriman) risiede.

Cliff nota ben presto una crescente ostilità nei suoi confronti e decide così si abbandonare il ranch.

Dopo aver finito le faticose riprese del pilot di una nuova serie tv, Rick decide di accettare la proposta di Marvin e di partire per l’Italia. Nel panorama cinematografico italiano gira diversi film, ovviamente sempre in compagnia di Cliff, e fa ritorno in America con una bellissima moglie italiana.

Di ritorno alla lussuosa villa di Hollywood, Cliff e Rick decidono di farsi un’ultima bevuta insieme. Mentre Rick si trova comodamente agiato nella sua piscina, Cliff decide di fumarsi una sigaretta intinta nell’acido.

“Poco dopo, alcuni giovani della famiglia Manson decidono di entrare nella dimora di Dalton, cambiando l’idea originale che consisteva nell’uccidere chiunque si trovasse nella casa dei Polansky.”

Rimasto da solo in salotto con la sua amata compagna Brandy, e chiaramente sotto effetti di acidi, Cliff affronta i tre ragazzi, aiutato da Francesca e Brandy. L’ultima ragazza sopravvissuta alla furia di Brandy, viene bruciata viva dal lanciafiamme di Rick, che incosciente di quello che stava accadendo in casa, si è trovato la ragazza urlante e sanguinante in piscina.

Cliff, Rick, Francesca e Brandy sono salvi ma Cliff viene portato in ospedale per alcuni controlli. Rick, ancora scosso e confuso, incomincia a parlare con il fidato amico di Sharon Tate che, appena venuta a conoscenza dell’accaduto, invita l’attore nella sua villa.

Recensione:

Acclamato e diffamato come “il film meno Tarantiniano tra i film di Tarantino”, C’era una volta a… Hollywood non è essenziale nel quadro generale dello stile del Tarantino regista, ma è importante e necessario per il Tarantino cinematografo. Dopo averci deliziato con ben otto film, questo tanto amato quanto odiato regista decide di allontanarsi dal suo stile, sia per quel che riguarda il contesto narrativo che quello stilistico.

Malgrado il cambiamento di rotta del suo cinema pulp, la regia è all’altezza dei suoi più celebri lavori, mostrando sempre una incredibile accuratezza nei dettagli e nell’immagine; un lavoro registico ottimo, con movimenti di camera puliti e morbidi, senza però rinunciare ai marchi distintivi, come le inquadrature ai piedi e le sigarette Red Apple, tanto per citarne alcuni.

La struttura temporale risulta a tratti difficile da seguire, aggravante per certo è la mancanza vera e propria di una trama. I ritmi della narrazione sono piuttosto scanditi dai dialoghi, in pieno stile Tarantino, taglienti e sagaci, che rimangono in linea con la personalità dei personaggi, così permettendoci di approfondirne proprio la conoscenza, più che sulle azioni che compiono, sulle battute che pronunciano.

L’intreccio tra eventi realmente accaduti e altri di pura fantasia fa da espediente per mischiare alcuni elementi all’interno della pellicola: dall’omaggio a quel vecchio Hollywood tanto amato dal regista, fino alla creazione di tanti piccoli sottogeneri all’interno del film (la connotazione horror delle scene di Cliff nel Ranch o la scena comica\caricaturale con Bruce Lee), fino ad arrivare a una dimensione di metafilm.

“Essenziale citare la scena in cui, da spettatori, riusciamo ad entrare in una seconda dimensione cinematografica, partecipando a tutti gli effetti prima al set del nuovo pilot di Rick e, con gli occhi della telecamera, alle scene girate da quest’ultimo, per esser riportati infine alla realtà (alla prima dimensione cinematografica di C’era una volta a… Hollywood) grazie all’attore che si dimentica le battute o, molto semplicemente, al regista che dichiara la fine delle riprese.”

L’uso della musica è ottimale e arriva dritto all’obiettivo di creare una giusta atmosfera, proprio per citare nuovamente la scena del ranch, quando la creazione della tensione raggiunge il suo apice, possiamo sentire di sottofondo una musichetta inquietante, propriamente da film horror, che arriva dalla televisione accesa. D’altra parte però il montaggio sonoro risulta insufficiente nella spazializzazione e nella resa ambientale, in quanto l’utilizzo dei cinque canali sembrerebbe essere limitato ad una riproduzione quasi mono.

Menzione d’onore anche all’ottimo lavoro della costumista Arianne Phillips (Il corvo, 1994; Kingsman, 2014), che riesce a ricreare l’aspetto stilistico sia di quello che sarà il gusto modale degli anni ’70, sia nella ricreazione dei costumi di scena di Rick e dei suoi colleghi.

Una delle critiche più frequenti mosse verso Tarantino, sono in riferimento al personaggio di Sharon Tate, interpretato dall’attrice australiana Margot Robbie (The Wolf of Wall Strett, 2013; Suicide Squad, 2016). Secondo i più scettici, il personaggio dell’attrice sarebbe stato messo da parte, dandole poche scene e ancora meno battute ma, ad analizzare bene la presenza della Tate all’interno della narrazione, è facile intuire che l’importanza del suo ruolo va ben oltre alle parole da lei pronunciate.

“C’era una volta” è da sempre l’incipt di tutte le miglior favole, ed è proprio così che si potrebbe riassumere quest’ultima fatica di Tarantino. Una lettera a cuore aperto per quel suo tanto amato cinema, con un tocco di nostalgia verso quegli anni di spensieratezza e che vedevano ancora davanti a loro la possibilità del così detto sogno americano. Sogno spezzato da quel che poi è stato il brutale omicidio di Sharon Tate, incinta di 8 mesi; ma Tarantino non ci sta, e in modo molto egoistico, decide di riscrivere la storia di Hollywood in senso fiabesco, e si sa che ogni fiaba si conclude con un lieto fine.

Pro:

  • Ottima regia.
  • Cura dei dettagli.
  • Ottime ricreazioni di set, costumi.

Contro:

  • Mancanza della trama che rende la lunghezza del film eccessiva.

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