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City of God

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Scheda:

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© Mikado

Titolo originale: City of God
Uscita Italia: 9 Maggio 2003
Uscita USA: 30 Agosto 2002
Regia: Fernando Meirelles
Sceneggiatura: Braulio Mantovani
Genere: Biografico, Gangster, Thriller

Voto: ★8-

Cast principale:

Trama:

Nella più malfamata favela di Rio de Janeiro, le vicende biografiche di un aspirante fotografo e di un ambizioso criminale si intrecciano a quelle di tanti altri abitanti, fra amori, scelte di vita e sparatorie.

Cidade de Deus, fra le favelas di Rio de Janeiro, è la più pericolosa negli anni ’70. Il giovane aspirante fotografo Buscapé (Alexandre Rodrigues) osserva con occhio da reporter la storia recente dei suoi protagonisti, a partire dagli anni ’60. Suo fratello, Marreco (Renato de Souza), fa parte di un trio di piccoli delinquenti: lo abbandona dopo che una rapina in un motel si trasforma in strage, e inizia a lavorare. Viene però ucciso da un bimbo di nome Dadinho (Douglas Silva), responsabile peraltro della suddetta strage.

Passato del tempo, Buscapé si appassiona di fotografia e, per procurare droga ad Angelica (Alice Braga), ragazza di cui è innamorato,

“inizia a frequentare gli ambienti della malavita. Vi incontra Dadinho, ora diventato il boss indiscusso del quartiere, sotto il nome di Zé Pequeno (Leandro Firmino).”

La sua autorità regna sovrana e l’unico altro capobanda è Sandro Cenoura (Matheus Nachtergaele), amico del braccio destro di Zé, Bené (Phellipe Haagensen). Questi si mette con Angelica e dà una festa, nel corso della quale viene ammazzato da un rivale di Zé.

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Perso il proprio migliore amico, Zé si interessa alla moglie di un tale Mané Galinha (Seu Jorgé), assalendole la casa e uccidendone il fratello. Mané vuole vendetta ed entra nella banda rivale di Cenoura. I rapporti fra i due clan sono tesi e danno adito a scontri e sparatorie.

Buscapé intanto è stato assunto presso un quotidiano, è la sua conoscenza della malavita lo porta a documentare gli ultimi giorni di Zé Pequeno e della sua squadra. Tempo dopo, infatti, uno scontro definitivo con Galinha pone fine alla sua esistenza, e al suo dominio su Cidade de Deus. Buscapé riesce, durante la guerriglia, a scattare delle fotografie che lo renderanno un giornalista affermato.

Recensione:

“Il sottotitolo di City of God potrebbe essere C’era una volta in America (Latina). Come il capolavoro di Sergio Leone, infatti, anche qui ci troviamo di fronte a una storia di vite personali e intrecciate, sullo sfondo di una comunità dove la malavita e la morte sono all’ordine del giorno.”

È peraltro un gusto tipicamente sudamericano quello del racconto generazionale che fa avanti e indietro nel tempo, seguendo i ricordi e il punto di vista di un narratore interno e partecipante. Che qui, oltre a essere una voce che racconta, è anche un occhio che fotografa.

Il soggetto del romanziere Paulo Lins, ispirato a una storia vera, già di per sé è un ottimo punto di partenza: descrivere gli archi narrativi di due personalità opposte in un contesto degradato, cogliendo proprio quel decennio di giovinezza, cambiamenti, scelte e traumi che da un lato porta a una vita soddisfacente, dall’altro a una morte tragica. La sceneggiatura di Bráulio Mantovani (Linha de passe, 2008) sviluppa con dinamismo l’idea iniziale con un accattivante stile a metà fra documentario e racconto di formazione, con una leggerezza e umanità che rendono il film non una violenta sequela di sparatorie ma al contrario un affresco di Cidade de Deus e delle sue vite al limite. Se due ore sembrano tante, in realtà qui sono fin troppo poche: è impossibile esaurire tutte le possibilità lasciate aperte e le singole storie di personaggi minori o secondari. Non per nulla dal film sono state tratte una serie televisiva e un film nel 2008, entrambi dal titolo City of Men.

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Tutti gli altri reparti si adeguano quasi alla perfezione al materiale raccontato. La regia di Fernando Meirelles (The costant gardener – La cospirazione, 2005; Blindness – Cecità, 2008) risulta dinamica, con scelte mai banali di inquadratura che passano dal crudo realismo all’esercizio di stile vero e proprio, come la macchina da presa che segue la traiettoria dei proiettili. In sintonia con il proprio montatore prediletto, César Charlone, Meirelles sceglie una sintassi veloce, in cui i piani spesso si sovrappongono e le ellissi temporali vengono risolte con didascalie indicatrici che annunciano le varie “storie nella storia”, che siano luoghi o persone.

Il tocco cupo, da ambientazione criminale, ma allo stesso tempo così latino nella scelta dei colori è merito della buona fotografia di Daniel Rezende, mentre la musica folk di Antonio Pinto (L’amore ai tempi del colera, 2007) fa da contraltare ironico alle sequenze più crude, così come il commento del narratore. In sintesi, ottima ed originale resa ambientale.

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Il cast è perlopiù formato da attori non professionisti o poco noti al di fuori del Brasile, e risulta molto ben amalgamato per quanto non ci siano interpretazioni di spicco o personaggi indimenticabili. È però vero che, se il gangster movie americano tende a puntare su una o due figure iconiche (i vari Scarface, Al Capone, Marlowe…), è legittimo che una trasposizione sudamericana del genere si concentri sul racconto corale.

Di fatto, la vera protagonista è Cidade de Deus e le quattro nomination agli Oscar (regia, sceneggiatura non originale, montaggio e fotografia) dimostrano che la compattezza narrativa e visiva c’è, e si fa apprezzare.

Pro:

  • Sceneggiatura dinamica ed efficace.
  • Comparto tecnico perfettamente coordinato ed originale nelle scelte.
  • Ottima resa ambientale del luogo dove i fatti si svolgono.

Contro:

  • Esuberanza narrativa: bisognerebbe vederne gli spin-off, ma è tutt’altro che un difetto.
  • Assenza di personaggi di spicco: come sopra, più che un difetto è una scelta voluta per rendere la coralità e l’insieme

Prezzo Amazon:


Supporto: Blu-ray
Uscita: 19 Settembre 2011
Paese: Regno Unito


Supporto: DVD
Uscita: 27 Dicembre 2010
Paese: Italia

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