Diamanti grezzi

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Josh Safdie, Benny Safdie

Diamanti grezzi

Scheda:

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© Netflix

Titolo originale:

Uncut Gems

Uscita Italia:

31 Gennaio 2020

Uscita USA:

25 Dicembre 2019

Regia:

Josh Safdie, Benny Safdie

Sceneggiatura:

Ronald Bronstein, Josh Safdie, Benny Safdie

Genere:

Thriller, Drammatico

VOTO: ★6-

Cast:

Trama:

Un loquace gioielliere ebreo annaspa tra le strade newyorkesi per sopravvivere alla moltitudine dei suoi creditori, chiedendo continui prestiti per giocare d’azzardo.

Howard Ratner (Adam Sandler) è un gioielliere ebreo di New York, che a causa del gioco d’azzardo è continuamente indebitato e sempre a caccia di nuovi prestiti. Howard ha una moglie con cui è di fatto separato in casa, tre figli che trascura e una relazione extraconiugale con la bellissima Julia (Julia Fox), la quale è assunta presso la sua gioielleria ma preferisce l’ozio al lavoro.

“Un giorno Howard riesce a contrabbandare un prezioso opale, estratto in Etiopia due anni prima, e lo mostra a Kevin Garnett, celebre cestista dei Boston Celtics, il quale lo chiede in prestito perché convinto che la pietra abbia poteri magici in grado di aiutarlo a giocare bene nella prossima partita.”

Howard acconsente e come pegno trattiene un prezioso anello di Garnett, che impegna immediatamente in cambio di $24.000, prontamente investiti per scommettere sulla vittoria dei Celtics e sulla grande prestazione del suo cliente. Nonostante l’azzardo la scommessa si rivela vincente, ma Arno, un creditore di Howard, venuto a sapere che il gioielliere aveva puntato dei soldi che gli doveva, ha bloccato la giocata rendendo di fatto nulla la sua vittoria.

Dopo lunghe peripezie Howard riesce a riprendere possesso del prezioso opale e a venderlo per $175.000 a Kevin Garnett. Poco prima che Arno e due suoi scagnozzi si rechino dal gioielliere per riscuotere il loro credito, questi consegna i soldi a Julia e le ordina di investirli tutti sulla vittoria dei Celtics e su un’altra grande prestazione di Garnett (che nella partita precedente, senza la pietra, aveva giocato male). Howard intanto riesce a chiudere Arno e i suoi nelle doppie porte della gioielleria e assiste al match decisivo insieme a loro. Ancora una volta i Celtics vincono e Garnett gioca alla grande. Howard vince oltre un milione di dollari, per sino Arno è incredulo e soddisfatto, ma Phil, il suo sgherro più aggressivo, furioso per essere stato chiuso diverse ore nelle porte, estrae una pistola e uccide prima Howard e poi Arno. Il film si chiude con Julia che sale in macchina con due borse piene di soldi e con i due scagnozzi di Arno che saccheggiano la gioielleria di Howard, morto proprio quando aveva ormai raggiunto l’agognata ricchezza.

Recensione:

Nuova pellicola distribuita da Netflix e diretta da Josh e Benny Safdie, che tornano alla regia di un lungometraggio dopo Good Time (2017), il loro film sino a questo momento più noto. Tra i produttori esecutivi spicca il nome di Martin Scorsese, che però non deve fuorviare: Diamanti Grezzi, nonostante un qualche timido rimando ravvisabile nel soggetto, è anni luce distante dalla gloriosa cinematografia del cineasta newyorkese.

“La parola chiave del film è infatti confusione. Se da un lato questa è volutamente cercata dai fratelli Safdie, che catapultano lo spettatore nella caotica vita di Howard Ratner senza dare alcun canonico punto di riferimento (operazione azzardata ma perfettamente riuscita), dall’altro i registi sembrano perdere più volte la bussola, reiterando cicli narrativi in modo superfluo e, per l’appunto, confusionario.”

La sceneggiatura è nel complesso ben scritta, ma lo schema del soggetto si ripete macchinosamente: il protagonista commette un errore, cerca di risolverlo, ci riesce dopo varie peripezie, ma poi commette un altro errore e il ciclo si ripete, fino all’ineluttabile epilogo. I vari personaggi che si interfacciano discontinuamente con Howard mancano di qualsiasi introspezione psicologica, compiono azioni mosse da interessi personali senza alcuna chiarezza, in modo inspiegabilmente losco, brusco e talvolta contraddittorio (almeno agli occhi dello spettatore), generando una confusione disturbante, incrementata dal ritmo della narrazione, frenetico, ma nella sostanza ripetitivo e per forza di cose prevedibile.

La regia è dinamica e coerente con il soggetto, riuscendo con disorientanti spostamenti della cinepresa ad accrescere quel senso di ansia e di affanno che viene efficacemente trasferito dal protagonista allo spettatore. Soddisfacente in tal senso anche la scenografia: la caoticità di New York si rivela la giusta ambientazione per i traffici di Howard, continuamente alla ricerca di prestiti e scommesse tra l’indifferenza della folla e i claustrofobici rumori della Grande Mela. Ciò nonostante, sebbene il film sia stato girato in 35 mm formato anamorfico, la fotografia non entusiasma: i colori sono sempre troppo spenti e l’utilizzo delle luci è anonimo e monocromatico, risultando poco funzionale rispetto ai fini narrativi.

Confuse sono anche le musiche, estremamente variegate nello stile e quasi mai coerenti con gli eventi scenici in cui vengono inserite. L’apice di questa dismorfia è ravvisabile sia all’inizio, in cui tentano di ricreare sconnesse atmosfere distopiche alla Blade Runner (1982), sia nei titoli di coda, accompagnati da L’Amour Toujours di Gigi D’Agostino: una scelta straniante difficilmente comprensibile. Pessimo anche il montaggio sonoro; si tratta di un effetto probabilmente voluto per incrementare la caoticità di fondo della pellicola, ma il risultato è tecnicamente disastroso. Soddisfacente risulta invece l’interpretazione di Adam Sandler, vero diamante grezzo del film, che riesce a reggere il peso di un’intera sceneggiatura costruita su di lui e a trasmettere tutta l’ansia e l’affanno del suo personaggio. Positiva anche la prova di Julia Fox, attrice italo-americana al suo film d’esordio, che presumibilmente ritroveremo presto sul grande schermo.

Un’ultima annotazione va infine riservata al doppiaggio, a dir poco scadente. Consigliamo pertanto la visione del film in lingua originale; in caso contrario, sarà possibile assistere a svariate scene in cui i protagonisti parlano a bocca chiusa o tacciono muovendo le labbra.

Pro:

  • Sceneggiatura che riesce a trasmettere il senso di ansia e affanno del protagonista.
  • Interpretazione di Adam Sandler soddisfacente.
  • Regia e scenografia coerenti con il soggetto.

Contro:

  • Soggetto ripetitivo e ampiamente prevedibile.
  • Musiche confuse e inappropriate.
  • Sonoro tecnicamente disastroso.

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