Dracula di Bram Stoker



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Francis Ford Coppola

Dracula di Bram Stoker

Scheda:

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© Sony

Titolo originale:

Bram Stoker's Dracula

Uscita Italia:

21 Gennaio 1993

Uscita USA:

10 Novembre 1992

Regia:

Francis Ford Coppola

Sceneggiatura:

Francis Ford Coppola, James V.Hart

Genere:

Horror, Sentimentale

VOTO: ★8-

Cast:

Trama:

Alla fine del XIX secolo il nobile Vlad Tepes, condannato all’immortalità sotto le spoglie di vampiro, cerca disperatamente la reincarnazione del proprio amore perduto secoli prima.

Nel 1462 i Turchi hanno conquistato Costantinopoli, mettendo l’Europa cristiana a ferro e fuoco. Il cavaliere romeno Vlad Tepes (Gary Oldman), dopo averli sconfitti in battaglia, torna in Transilvania dalla propria amata Elisabetta (Wynona Rider). Scopre però che lei si è tolta la vita, credendolo morto in guerra, e che la Chiesa l’ha condannata in quanto suicida. Vlad rinnega così la religione da lui prima difesa e, per dannazione divina, si tramuta in vampiro assumendo il nome di Dracula.

Secoli dopo, nel 1897, l’agente immobiliare londinese John Harker Keanu Reeves) si reca al castello di Dracula per concludere l’acquisto di alcune case a Londra. Terrorizzato dalle strane abitudini dell’anziano conte e dall’atmosfera tetra che lo circonda, John si accorge ben presto di essere imprigionato: in balia di voluttuose vampire, viene detenuto nel maniero mentre Dracula si sposta verso Londra. Qui abita Mina Murray, fidanzata di John e reincarnazione di Elisabetta.

“Dracula, in grado di trasformarsi nei più svariati e spaventosi animali, si presenta a lei ringiovanito e la seduce.”

Per tenersi in vita, preleva serialmente del sangue dalla nobildonna Lucy (Sadie Frost), amica di Mina. Preoccupata per il proprio stato di salute, Lucy si rivolge al dottor Jack Seward (Richard Grant), che chiama in suo aiuto l’esperto di vampiri Abraham Van Helsing (Anthony Hopkins).

Intanto, John riesce a fuggire dal castello di Dracula e si rifugia in un convento transilvano, dal quale può contattare Mina per invitarla a raggiungerlo e sposarsi. Alla notizia della partenza dell’amata, Dracula dissangua Lucy fino a ucciderla. Van Helsing e Seward, assieme a dei collaboratori, ne profanano la tomba per evitare che pure lei si trasformi in vampiro. Dracula, nel frattempo, riesce a mordere Mina, condannandola di fatto alla sua stessa dannazione eterna. Fugge poi, sotto forma di branco di topi, per fare ritorno in Transilvania. Van Helsing, Seward e Harker si organizzano per dare la caccia al conte: raggiuntolo in Romania, lo uccidono e cancellano così il suo regno di terrore e mostri. Come ultimo atto, Mina porta l’agonizzante Dracula nella cappella del castello dove, secoli prima, questi aveva rinnegato Dio. Decapitandolo, in nome di un amore eterno quanto impossibile, pone fine alla propria maledizione e a quella di Dracula stesso, che può finalmente morire in pace con se stesso e con Dio.

Recensione:

Dracula di Bram Stoker, a dispetto del titolo, segue solo parzialmente la trama del romanzo del 1897. L’intenzione di Francis Ford Coppola (Il padrino, 1972; Apocalypse now, 1979) in veste di regista e sceneggiatore, era duplice: da un lato, trattare un soggetto già portato sullo schermo molteplici volte sotto una luce rinnovata; dall’altro, dare una nuova veste al genere horror stesso, ricavandone un film allo stesso tempo spaventoso e profondo, sentimentale, esteticamente curato. Un risultato, in realtà, altalenante fra momenti molto riusciti ed altri che destano perplessità.

Partendo dalla scrittura, si è detto come l’intenzione di partenza sia coraggiosa. In particolare, è apprezzabile che alle soglie del nuovo millennio si voglia dipingere un Dracula più umano e sofferente, un «Principe della notte» finalmente attraversato da conflitti legati al proprio passato. Purtroppo, a livello di messa in sceneggiatura, non sempre tale scopo viene raggiunto alla perfezione. Se le innovazioni rispetto all’originale si fanno apprezzare soprattutto nelle trovate propriamente horror, gli innesti sentimentali appaiono troppo spesso pretenziosi e poco lineari. A svariati personaggi manca un’effettiva traiettoria emotiva, così come alcune sequenze appaiono verbose e scontate. Resta, al netto di tali difetti, un buon adattamento che dimostra come una storia nota possa offrire nuovi spunti narrativi.

Il vero punto di forza del film è il comparto visivo: non tanto per la regia di Coppola in sé (la cui unica novità è il ricorso ad un intervallometro per creare l’effetto di movimento a scatti del protagonista), ma per montaggio, fotografia e costumi. Il primo, a cura di Nicholas C. Smith, Glen Scantlebury e Anne Goursaud, concatena le inquadrature con transizioni espressionistiche e dense di significati: fra le migliori, la sovrapposizione fra il segno dei denti nel collo di Lucy e gli occhi di Dracula, e i passaggi di trasformazione del conte in animali. Quanto alla fotografia, di Michael Ballhaus (Fuori orario, 1985; L’età dell’innocenza, 1994), si notano gli ottimi giochi di luci ed ombre, memori della lezione dell’espressionismo cinematografico che proprio con Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau aveva portato Dracula per la prima volta sullo schermo; lungi dall’essere solo un maestro dell’orrore, Ballhaus riesce inoltre a rendere languide e sensuali le scene erotiche. Venendo all’ultimo aspetto, i costumi, la curatrice Eiko Ishioka (The fall, 2006; Biancaneve, 2016) ha davvero meritato l’Oscar assegnatole nel 1993: i suoi abiti, che uniscono gusto barocco a vittoriano, ricerca storica accurata a immaginazione visiva, accompagnano alla perfezione il trucco, altrettanto perfetto, di Michele Burke (Intervista col vampiro, 1994; Monster house, 2008). L’acconciatura dei capelli di Gary Oldman, invecchiato e impallidito nel ruolo dell’anziano Vlad, è praticamente entrata nell’immaginario popolare.

In definitiva Coppola si dimostra, più che regista, un ottimo caposquadra per l’apparato visivo del film, molto più che per quello narrativo.

“Per tale motivo si potrebbe sintetizzare che Dracula di Bram Stoker è un pessimo film sentimentale e allo stesso tempo un ottimo film gothic horror, destinato ad avere emuli a venire.”

A proposito delle interpretazioni, la natura bicefala del film si riversa anche sulle interpretazioni: agli ottimi Gary Oldman e Anthony Hopkins, infatti, si contrappongono le performance mediocri degli altri attori, fra cui spicca in negativo Keanu Reeves, in seguito pentitosi proprio di avere preso parte al film. Quanto alla colonna sonora di Wojciech Kilar (Il pianista, 2002; I padroni della notte, 2006), fatta eccezione per la traccia principale Mina Theme, è sopravvalutata.

Pietra miliare con risultati alterni, Dracula di Bram Stoker, pur con alcune imperfezioni, ha condizionato, grazie soprattutto alla compattezza visiva, il modo di rappresentazione dei vampiri nel cinema a venire, creando un vero e proprio filone di reinterpretazione dei classici in chiave rinnovata e aggiornata al gusto del tempo.

Pro:

  • Comparto visivo compatto e spettacolare, soprattutto per trucco e costumi.
  • Buona reinterpretazione degli elementi horror originali.
  • Ottime interpretazioni di Oldman e Hopkins.

Contro:

  • Innesti sentimentali spesso verbosi e scontati.
  • Sceneggiatura non sempre lineare, per quanto costituisca un buon adattamento.
  • Recitazione degli attori secondari insufficiente.

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