Ex Machina

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Alex Garland

Ex Machina

Scheda:

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© Universal Pictures

Titolo originale:

Ex Machina

Uscita Italia:

30 Luglio 2015

Uscita USA:

10 Aprile 2015

Regia:

Alex Garland

Sceneggiatura:

Alex Garland

Genere:

Drammatico, Fantascienza, Thriller

REDAZIONE: ★9-

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un giovane informatico viene chiamato dal brillante CEO della società per cui lavora a verificare le abilità della prima intelligenza artificiale mai creata.

Il programmatore informatico Caleb Smith (Domhnall Gleeson) ottiene la possibilità di trascorrere una settimana nella lussuosa e isolata casa del suo CEO, Nathan Bateman (Oscar Isaac), che è appena riuscito a creare un androide dotato di intelligenza artificiale chiamato Ava (Alicia Vikander).

“Dopo avergli fatto sottoscrivere un rigido accordo di riservatezza, Nathan chiede a Caleb di parlare con Ava, affinché giudichi se il robot sia effettivamente in grado di pensare come un essere umano.”

Con il passare delle sessioni, Caleb rimane sempre più colpito da Ava, al punto da innamorarsene quando questa gli dichiara i suoi sentimenti. Nathan assiste sempre alle conversazioni tra i due, ma poiché Ava è in grado di creare delle interruzioni di corrente, riesce ad avere con Caleb anche conversazioni più intime e riservate. Nell’ultima sessione, proprio durante uno di questi blackout, Caleb rivela ad Ava un piano per farla fuggire. Nathan però, che aveva installato una telecamera nascosta a batteria per assistere alle loro conversazioni anche durante le interruzioni di corrente, scopre tutto e sembra riuscire sventare il progetto di fuga dei due innamorati.

Ciò nonostante, Caleb aveva a sua volta previsto che Nathan potesse ascoltare lui ed Ava anche durante i blackout e, approfittando del semi-permanente stato di ubriachezza del suo CEO, aveva programmato l’automatica apertura delle porte alla prima interruzione di corrente. Ava riesce così ad evadere dalla sua stanza: uccide Nathan con l’ausilio di Kyoko (Sonoya Mizuno), un androide all’apparenza senza A.I., e fugge in una città affollata, abbandonando Caleb intrappolato nella casa di Nathan.

Recensione:

Esordio alla regia per Alex Garland (Annientamento, 2018), che scrive e dirige il suo primo lungometraggio basandosi su un’idea avuta per la prima volta intorno ai 12 anni: mentre si divertiva facendo codifica di base e sperimentazioni informatiche varie su un computer che i suoi genitori gli avevano regalato, il piccolo Garland aveva avuto la sensazione che talvolta il sistema operativo fosse dotato di una sua mente. Di qui, la sua passione per le neuroscienze applicate alle nuove tecnologie, che combinata all’influenza di romanzi e film fantascientifici (su tutti 2001: Odissea nello Spazio, 1968; Blade Runner, 1982) ha reso possibile la realizzazione Ex Machina. Lapalissiano appare in tal senso un doppio parallelismo: il primo è quello tra Ava e Hal 9000, due intelligenze artificiali che, prendendosi gioco dell’uomo, riescono ad assumere il controllo della situazione ai suoi danni; il secondo è quello tra Caleb e Rick Deckard, entrambi così immersi nelle relazioni con entità robotiche al punto da dubitare della propria natura umana. Mentre però in Ex Machina Caleb riesce a sciogliere tramite una cruenta scena le sue riserve cartesiane, né in Blade Runner, né in Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017) può essere accertata l’ambivalente essenza di Rick.

Nonostante il soggetto, lo si è appena visto, sia stato ampiamente trattato dalla cinematografia (recente e non), Ex Machina ha il pregio di riuscire a risultare tutt’altro che scontato, intrigando lo spettatore fino alla fine (efficace in tal senso l’espediente del doppio colpo di scena, con Caleb che libera Ava dopo essere stato smascherato da Nathan) e modernizzando la trattazione dell’I.A., inserendo nella sceneggiatura un tema di stringente attualità come quello dei big data, risultati indispensabili sia per la creazione di Ava, sia per reclutare Caleb. Affascinante risulta anche la scelta di accostare l’uomo al divino, introducendo vari riferimenti biblici: alcuni espliciti (sono i personaggi stessi a definirsi divinità), altri più nascosti (come il rimando ai 6 giorni necessari per la creazione o la scelta del nome Ava, molto simile a quello di Eva, l’ultima creatura di Dio). Inoltre, i dialoghi tra i protagonisti non sono mai banali e il ritmo della narrazione risulta estremamente fluido, procedendo senza momenti morti, né cali di tensione.

Dal punto di vista visivo il film è magnifico. La regia ricorre a carrellate lente e pulite, senz’altro di ottima fattura, sebbene non particolarmente innovative. Per l’illuminazione invece sono state impiegate circa 15.000 lampadine Standard Edison, installate sul set allo scopo di evitare la luce fluorescente normalmente utilizzata nelle pellicole di fantascienza.

“La fotografia riesce quindi a valorizzare con grande naturalezza la bellezza scenografica, vero valore aggiunto del lungometraggio: ogni ambiente risulta pulito ed elegante, in netta contrapposizione rispetto allo stereotipo sci-fi che ricorre spesso a schermi e cavi per rappresentare il progresso.”

L’alternanza di claustrofobici spazi minimal grigi con il rigoglioso verde della natura esterna crea un contrasto visivamente formidabile e semanticamente rilevante. Particolarmente degni di nota risultano inoltre gli effetti speciali, non a caso premiati con l’Oscar di categoria del 2016. Le riprese sono avvenute senza l’utilizzo di Green Screen o Motion Capture e la CGI è stata inserita solo in fase di post-produzione. Questa è risultata decisiva ai fini dell’introspezione di Ava, che emerge soprattutto quando l’androide si interfaccia con il proprio corpo meccanico. Di ottimo livello risultano infine le musiche, il sonoro e il missaggio: nello specifico, viene prestata molta attenzione ai singoli suoni, quasi estranianti rispetto all’azione svolta, in modo tale da accentuare il livello distopico del film. Dal punto di vista interpretativo non convincono a pieno gli attori maschili, senz’altro credibili, ma non all’altezza della performance di Alicia Vikander, che soltanto tramite le espressioni facciali è riuscita a simulare una tenerezza in grado di ingannare non solo la buona fede del povero Caleb, ma anche quella dello spettatore, sconvolto dal travolgente finale.

In definitiva, Ex Machina rappresenta un brillante esordio alla regia per Garland, che oltre ad aver dimostrato la sua abilità con la macchina da presa, è stato in grado di rivitalizzare un diffuso soggetto fantascientifico, attualizzandolo e rendendolo fruibile a qualsiasi tipo di pubblico.

Pro:

  • Sceneggiatura godibile e semanticamente pregnante.
  • Magnificenza visiva ottenuta da fotografia e scenografia.
  • Utilizzo di effetti speciali.

Contro:

  • Interpretazioni maschili credibili, ma non all’altezza di Alicia Vikander.

4 / 5. 2