Fight Club



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David Fincher

Fight Club

Scheda:

fight_club_info

© 20th Century Fox

Titolo originale:

Fight Club

Uscita Italia:

29 Ottobre 1999

Uscita USA:

15 Ottobre 1999

Regia:

David Fincher

Sceneggiatura:

Jim Uhls

Genere:

Drammatico

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

Due uomini stanchi della vita si rendono conto di sentirsi liberi combattendo violentemente corpo a corpo e abbandonando progressivamente tutti i loro aver. Dopo aver dato vita ad un club di lottatori, che diventerà ben presto una setta anticapitalista, uno dei due protagonisti sarà costretto a fare i conti con una terribile verità.

Un uomo insonne, depresso, frustrato dalla vita moderna e schiavo del consumismo trova un’apparente cura ai suoi problemi cominciando a frequentare gruppi d’ascolto per persone in fin di vita; incontra così Marla Singer, una donna che, come lui, finge di star male per potervi partecipare.

Dopo aver conosciuto in uno dei suoi viaggi di lavoro Tyler Durden, un eccentrico venditore di saponette da lui stesso prodotte, il protagonista scopre che la propria abitazione è esplosa a causa di una perdita di gas. Chiede quindi ospitalità proprio a Tyler e, dopo essersi picchiati per puro diletto, si trasferisce definitivamente nella sua fatiscente dimora.

“In seguito, il protagonista viene coinvolto da Tyler nella creazione del Fight Club, un circolo segreto i cui appartenenti combattono violentemente tra loro.”

In breve tempo, il piccolo circolo si trasforma in un ritrovo per uomini alienati e insoddisfatti, pronti a progettare attentati contro la benestante società americana, loro nemico giurato.

Il giorno prima dell’attuazione di un grosso attentato ad alcune banche, Tyler sembra sparito. Il protagonista si mette quindi sulle sue tracce e scopre che in realtà non esiste: Tyler Durden altri non è che la proiezione di una sua personalità repressa, frutto della sua immaginazione.

Il protagonista dunque, resosi conto della pericolosità delle azioni compiute, si denuncia alla polizia e tenta invano di evitare le esplosioni. Nel finale, dopo una colluttazione con il suo alter ego, il protagonista si spara in bocca per stroncare la vita di entrambi, ma la ferita non è mortale. Viene quindi raggiunto da Marla, con cui nel frattempo aveva intrattenuto una complicata relazione sentimentale, e assiste con lei al crollo delle banche in cui erano state piazzate le bombe.

Recensione:

Dopo il successo di Seven (1995), David Fincher si consacra al grande pubblico con Fight Club, pellicola drammatica quanto violenta che senza aver registrato grandi incassi al botteghino ha riscosso un crescente successo in home video, diventando ben presto un cult, simbolo di una generazione. Il motivo è presto detto: il film (tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk) è una vera e propria dichiarazione di guerra al capitalismo, al consumismo e all’American way of life.

Tutto ciò che può essere normalmente ricondotto alla concezione occidentale di “benessere” (dal comprare mobili all’Ikea, finanche all’avere un appartamento di proprietà o un normalissimo lavoro) viene letteralmente prima preso a pugni e infine fatto saltare in aria. Le tematiche in questione tuttavia, per quanto dirompenti e messe in scena in modo arguto e originale, hanno il limite di risultare eccessivamente ridondanti. La pellicola, inoltre, sfocia troppo spesso nel maschilismo e nella violenza (quest’ultima in particolare esasperata, ma necessaria ai fini del messaggio principale), qui provocatoriamente intesi come drastica soluzione ai problemi del benessere, ma facilmente fraintendibili.

“La sceneggiatura è dirompente, ricca di frasi pungenti e ha il suo culmine nel sorprendente finale,”

anticipato allo spettatore più attento da alcuni impercettibili fotogrammi, che vedono apparire improvvisamente Tyler nelle scene di vita quotidiana del protagonista. Proprio il finale, con la sua potente e inattesa rivelazione, ha fatto scuola nella cinematografia contemporanea, essendo stato emulato in ogni suo possibile verso. Tecnicamente il film non presenta particolari virtuosismi: la fotografia è discreta e la regia di Fincher risulta accurata e innovativa, con movimenti di macchina semplici, ma indovinati. Gli effetti speciali possono sembrare non sempre all’altezza, ma va ricordato che il film è del 1999 e che ad essi non è affidato un ruolo particolarmente rilevante.

Eccezionali invece il trucco, che fa rabbrividire lo spettatore nelle cruente scene di combattimento, e il montaggio sonoro (dell’epoca), che si è aggiudicato anche una nomination agli Oscar del 2000.

Ottima l’interpretazione di Edward Norton, estremamente credibile nei panni dell’uomo profondamente disturbato, insonne e depresso. Buone anche le performance della stravagante e fascinosa Helena Bonham Carter e di Brad Pitt, il cui corpo martoriato è diventato ben presto iconico, dimostrando una consapevolezza recitativa più matura che in altri casi.

Anche le interpretazioni secondarie (tra le quali spiccano quelle di Jared Leto e di Meat Loaf) tengono bene testa, rendendo la pellicola solida nell’ambito interpretativo.

Pro:

  • L’efficacia della sceneggiatura e il finale a sorpresa.
  • L’innovativa regia di Fincher.
  • L’interpretazione del cast.

Contro:

  • La ridondanza del messaggio in chiave anticapitalista.

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