First Reformed – La creazione a rischio

LOADING
Paul Schrader

First Reformed

Scheda:

first_reformed_info

© Universal Pictures

Titolo originale:

First Reformed

Uscita Italia:

26 Ottobre 2018

Uscita USA:

18 Maggio 2018

Regia:

Paul Schrader

Sceneggiatura:

Paul Schrader

Genere:

Thriller, Drammatico

REDAZIONE: ★8

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un pastore di una piccola chiesa, tormentato dal suo passato, perde man mano il controllo di sé stesso in seguito a un incontro particolare.

Enrst Toller (Ethan Hawke) è il pastore della First Reformed Church di Snowbridge, un’antica e piccola chiesa nello stato di New York prossima alla celebrazione del proprio anniversario: 250 anni dalla sua costruzione. Toller è un ex cappellano militare, perennemente tormentato dalla morte del figlio, ucciso in guerra in Iraq, e in lotta con crisi di fede e problemi di alcolismo. Un giorno viene avvicinato da Mary (Amanda Seyfried), una giovane donna in cerca di consulenza per suo marito Michael (Phillip Ettinger), ambientalista radicale. Michael ha delle convinzioni molto precise:

“l’uomo sta distruggendo questo pianeta, non curante dei cambiamenti climatici che porteranno la Terra al collasso, ragion per cui si rifiuta di permettere a sua moglie Mary di mettere a luce il loro bambino, solo un aborto lo salverebbe da un futuro disastroso.”

Il giorno successivo Mary trova un giubbotto suicida nel garage, e chiama immediatamente il pastore per farsi aiutare. Toller lo nasconde, e comprende quanto sia fondamentale parlare con Michael, evitando di avvisare la polizia, che potrebbe solo peggiorare lo stato emotivo dell’uomo. Poco prima del loro prossimo appuntamento, Michael invia a Toller un messaggio chiedendo di incontrarsi in un parco locale. Il pastore, al suo arrivo, trova Michael morto per una ferita da arma da fuoco, autoinflitta. Secondo la volontà testamentare, si tiene una funziona funeraria in una discarica di rifiuti tossici, dove vengono sparse le sue ceneri. Nel frattempo, i preparativi per commemorare il 250° anno dalla costruzione della chiesa sono in corso: alla celebrazione parteciperà il sindaco, il governatore, e Edward Balq (Michael Gaston), principale finanziatore della congregazione ecclesiastica e proprietario di una nota fabbrica inquinante. Durante un incontro, Balq mette in discussione la volontà dell’uomo suicidato considerandola un atto politico radicale. D’altro canto, Toller pensa sia solo una questione amministrativa cristiana, affermando quanto la chiesa sia una delle comunità che dovrebbe combattere a favore dell’ambiente. Il pastore, sempre più debilitato fisicamente, un cancro probabilmente, comincia ad informarsi via internet ricercando tutto ciò di cui Michael aveva parlato, e man mano cresce in lui un senso di frustrazione. Una notte, Mary visita Toller, e insieme compiono un rito di intimità fisica non sessuale che lei e Michael era solita fare. Il prete la implora di non partecipare alla celebrazione dell’anniversario che si terrà il giorno successivo. Preparandosi per la cerimonia, si chiude dentro la sacrestia e comincia ad indossare il giubbotto esplosivo, armandolo. Quando però vede Mary entrare in chiesa, Toller si toglie il giubbotto e al suo posto si avvolge del filo spinato intorno al corpo. Poi si versa un bicchiere di detergente tossico e si prepara a berlo. Mary entra improvvisamente nella stanza, i due si abbracciano e si baciano intensamente.

Recensione:

Paul Schrader è un cineasta a tutto tondo, generalmente ricordato poiché assiduo sceneggiatore di un altro maestro del cinema, Martin Scorsese (The Irishman, 2019), con cui ha collaborato più volte nel corso di anni. L’opera che ha consacrato Schrader definitivamente a critica e pubblico è sicuramente Taxi Driver (1976), un viaggio introspettivo nella mente di un uomo tormentato dal suo passato e in procinto di esplodere. Simile è l’approccio psicologico che sceglie di applicare al personaggio di Ernst Toller di First Reformed, un ex cappellano militare ora pastore in una piccola chiesa poco frequentata. Insieme al capolavoro scorsesiano, anche altre opere di autori come Ingmar Bergman e Robert Bresson vengono ampiamente saccheggiate come primordiali ispirazioni, rispettivamente con Luci d’inverno (1963) e Il diario di un curato di campagna (1951). Tuttavia, quello che Paul Schrader si limita a fare in relazione ai due film sopra citati è relativo unicamente alla creazione di un’ambientazione mondana cupa, presentando una figura ecclesiastica in crisi con sé stessa e con il mondo che la circonda, proponendo infine un’evoluzione di semantica completamente differente da qualsiasi pellicola precedente, e personalissima nel suo svolgimento.

Il massacro interiore del protagonista viene orchestrato da una sceneggiatura fredda e chirurgica nella sua esecuzione di intenti, che pone domande esistenziali e rilegge in chiave cristiana l’emergenza ambientale senza risultare forzata o banale.

“Le atmosfere cupe e i tempi dilatati, funzionali a declinare l’introspezione psicologica del pastore, forniscono luogo e modo per il compimento della sua drammatica scalata esistenziale, condivisa integralmente dallo spettatore, in continua empatia.”

A rompere la quotidianità dell’uomo, ed eventualmente a salvarlo da un’ineluttabile catastrofe naturale è l’affetto (della donna, in questo è nodale il personaggio di Amanda Seyfried), il calore umano, la carne, che, per quanto effimera essa sia, è in grado di restituire speranza e redenzione anche al più infedele dei pastori.

Attenzione, la nobiltà del pensiero critico semantico, per quanto immaginabile, non è necessariamente di facile comprensione, portando così a considerarlo come un’anomalia filmica. A questo proposito un messaggio più diretto, a prima vista oltremodo pretenzioso, avrebbe potuto garantire una più efficace comunicabilità per un pubblico meno avvezzo.

Risulta eccezionale invece la trasposizione visiva, in particolare registica, del dramma consumato della figura del pastore. Paul Schrader riporta consapevolmente i suoi personaggi su schermo, figure vaganti in ampie distese desolate come corpi persi senza bussola, circoscritti da un claustrofobico aspect ratio 1.37:1, un particolare rapporto 4:3 che il regista sceglie di adottare per, a suo modo, “risaltare al meglio la figura umana all’interno dell’inquadratura”. In questo senso impiega una regia statica e simmetrica, che esaltando l’orizzontalità di una scenografia asettica e spartana, tenta di imporre un ordine al caos del mondo. Oculata è la scelta dei punti macchina e l’uso della profondità di campo, elementi che rendono possibile anche una narrazione emotiva differente a seconda dell’utilizzo che se ne fa. Difatti, Paul Schrader privilegia da subito la camera fissa, tuttavia adopera il movimento come presa di consapevolezza del protagonista, proponendo soluzioni registiche più dinamiche (il finale emblematico per esempio) unicamente nei momenti più sconvolgenti. La fotografia, cupa, in contrasto con il luminoso bianco della splendida chiesa in stile coloniale olandese, favorisce una manifestazione ambigua della bellezza terrestre, meravigliosa e inquinata allo stesso tempo, e interviene passo passo per ispessire e oscurare il volto del pastore.

Poco condivisibile l’utilizzo particolare delle musiche, che tenta di massimizzare la tragedia psicologica del personaggio aumentando man mano i suoni sinistri, rivelando tuttavia un risultato soffocato, sia per un’intensità eccessivamente bassa, sia per un’altezza altrettanto minima.

Quanto alle interpretazioni, emerge la maestosa prova attoriale di Ethan Hawke (Before Sunrise, 1995; Boyhood, 2014) nel ruolo principale, assistito da una favolosa Amanda Seyfried (Mank, 2020), nel ruolo di Mary, giovane donna religiosa, reale punto di svolta per la presa di coscienza del pastore Toller.

Ciò che First Reformed appare a fine visione è autodistruzione, autolesionismo: una combinazione tra la frustrazione di chi vorrebbe reagire e l’inquietudine di chi ha capito che non c’è alcuna speranza; una pellicola contorta che non afferma nulla di chiaro sulla natura assoluta di un dio, né della sua esistenza, ma semina l’idea che dio, ad oggi, non ha importanza, e la nostra estinzione imminente dipende unicamente da noi stessi.

Pro:

  • Regia superba, e un comparto visivo complessivamente eccellente.
  • Sceneggiatura calcolata e metaforica, che rilegge in chiave ecclesiastica esistenzialismo ed ecologia.
  • Interpretazioni attoriali perfette.

Contro:

  • Difficoltà di comprensione, messaggio a tratti forzato nella sua apertura a innumerevoli interpretazioni.
  • Musiche mal sfruttate.

4.7 / 5. 3