Frankenstein Junior



ADBlock Rilevato


Siamo un piccolo team e lavoriamo sodo per garantire la massima qualità delle nostre recensioni. L'unica nostra fonte di guadagno sono le inserzioni inserite saltuariamente e discretamente all'interno degli articoli. Pertanto non è possibile visitare il sito con un AdBlock attivo.

Grazie per la vostra comprensione, Unpolitical Reviews.

Ho disattivato l'AdBlock
LOADING
Mel Brooks

Frankenstein Junior

Scheda:

frankenstein_junior_info

© 20th Century Fox

Titolo originale:

Young Frankenstein

Uscita Italia:

15 Febbraio 2008

Uscita USA:

25 Gennaio 2008

Regia:

Mel Brooks

Sceneggiatura:

Gene Wilder, Mel Brooks

Genere:

Comico, Horror

VOTO: ★7.5

Cast:

Trama:

Il nipote del celebre dottor Frankenstein tenta di ricreare l’esperimento che rese famoso il nonno: dare vita a un mostro. Gli effetti saranno imprevisti e paradossali.

Nella New York degli anni 30, il dottor Frederick Frankenstein (Gene Wilder) si dedica a tenere conferenze in cui confuta le tesi del celebre nonno Victor, colui che secondo la leggenda diede vita al mostro che porta il suo nome. La scoperta di aver ricevuto in eredità, proprio dal disprezzato avo, un maniero in Transilvania lo induce a recarsi in Romania. Qui incontra il tuttofare gobbo Igor (Martin Feldman), individuo deforme e improbabile, che lo accompagna al castello assieme alla bella assistente Inga (Teri Garr). Ad accoglierli, l’inquietante e severa governante Frau Blücher (Cloris Leachman), che induce il prima scettico Frederick a ritentare gli esperimenti del nonno.

Dopo una rocambolesca incursione notturna in un cimitero, per prelevare pezzi di cadavere, Frederick ordina a Igor di rubare il cervello iper-dotato di un rinomato scienziato ormai defunto. Igor ne fa però cadere la teca, danneggiando il cerebro, e lo sostituisce di nascosto con quello di un individuo definito “anormale”.

“Le conseguenze non tardano ad avverarsi: il mostro (Peter Boyle), animalesco e incontrollabile, fugge dal castello.”

Seguono varie peripezie: l’incontro fra la creatura e una bambina, e poi quello con un eremita cieco (Gene Hackman) che, non sapendo di trovarsi davanti a un mostro, lo invita a cena e gli dà quasi fuoco per errore. La creatura torna così al castello, dove il paterno Frederick cerca di ammaestrarlo. Lo porta in seguito a una presentazione pubblica in teatro, ove si esibisce con lui in un numero di tip tap. Il mostro però, a causa di un piccolo incendio accidentalmente scoppiato sul palco, si spaventa e fugge di nuovo e rapisce la fidanzata di Frederick, Elizabeth (Madeline Kahn), arrivata a sorpresa in Transilvania. Lei ne è tutt’altro che dispiaciuta e non manca di sottolineare la prestanza (e le dimensioni…) della creatura. Frederick, evitando una rivolta degli abitanti del villaggio, riesce a riportare il mostro al castello attirandolo con una musica che lo rende mansueto e tenta uno scambio di intelligenza fra lui e se stesso. Finalmente, il mostro, ormai sposato con Elizabeth, è diventato colto e intellettuale; Frederick, ormai legato a Inga, ne ha ereditato invece quelle doti che tanto erano gradite alla propria ex.

Recensione:

L’horror e il comico hanno sempre avuto più di un aspetto in comune. Entrambi i generi si basano sulla distorsione verso l’assurdo della realtà, producendo sensazioni di sorpresa e straniamento nello spettatore; in entrambi sono presenti mostri, intesi come personaggi fuori dal comune (in latino monstrum si traduce come ‘prodigio’). Soprattutto, la critica è a lungo stata refrattaria a considerarli cinema d’autore, per la frequente immediatezza sia della realizzazione che degli effetti ricercati sul pubblico.

Frankenstein Junior, nel 1974, è la pellicola capostipite di tante parodie, più o meno fortunate, il cui filone arriva fino alla fine degli anni 2000 con la saga di Scary movie, dall’umorismo del tutto differente.

Il regista, nonché sceneggiatore assieme all’attore protagonista Gene Wilder, Mel Brooks è un profondo conoscitore della storia del cinema, tanto da fare della parodia il proprio genere prediletto. Si sarebbe confrontato nel 1977 con Alfred Hitchcock in Alta tensione, nel 1986 con George Lucas in Balle spaziali, per poi tornare all’horror con Dracula morto è contento nel 1995. Frankenstein Junior, assieme al coevo Mezzogiorno e mezzo di fuoco, è il film che gli ha valso il maggior successo di critica e di pubblico. Il primo dei motivi è senza dubbio proprio la sceneggiatura, che riprende in chiave comica le situazioni e i personaggi del romanzo gotico di Mary Shelley (1818) e dei numerosi adattamenti cinematografici successivi. Con il gusto dell’umorismo yiddish per la battuta e il paradosso logico, Brooks e Wilder inventano una serie di situazioni linguistiche entrate ormai a far parte della parlata comune: la storpiatura dei nomi in “Frankenstin” e “Aigor”, il termine in tedesco maccheronico Schwanstucker per indicare l’organo riproduttivo e la battuta proverbiale «Potrebbe andare peggio: potrebbe piovere» sono solo alcuni esempi.

Un plauso, almeno da parte dello spettatore italiano, andrebbe inoltre al doppiaggio: se infatti il gioco di parole su Frau Blücher (“moglie del macellaio di cavalli”, alla cui nomina segue costantemente un nitrito di spavento) risulta intraducibile, la battuta «Lupo ululì, castello ululà», presente solo in italiano, e la voce di Oreste Lionello hanno contribuito al successo del film nel nostro paese.

La storia è quindi narrata per sketch comici, episodi da vaudeville e citazioni letterarie: per quanto geniali, a risentirne in più punti tuttavia è la compattezza complessiva della narrazione e il ritmo delle sezioni di raccordo fra un climax comico e l’altro. Alcuni espedienti umoristici, d’altronde, per quanto ancora gustosi potrebbero ormai risultate datati.

“La regia, per quanto semplice (e caratterizzata da un montaggio ripetitivo e fastidioso nelle transizioni), conferma la conoscenza enciclopedica, in fatto di cinema, di Brooks: anche per merito della fotografia in bianco e nero di Gerald Hirschfeld (A prova di errore, 1984; Essere o non essere, 1983),”

le atmosfere gotiche ed espressioniste e i voluti riferimenti all’ingenuità dei primi film horror del secolo, più che riuscite ed efficaci, sono un vero falso d’autore. Nuovamente, a scapito della qualità puramente filmica.

Fra le interpretazioni, oltre a Gene Wilder perfetto nella parte dello scienziato imbranato e nevrotico, spicca il grande caratterista Marty Feldman nel suo ruolo più iconico: i suoi ammiccamenti al pubblico, sfondando la quarta parete, e i suoi commenti fuori luogo sono fra gli elementi comici di maggior efficacia del film. Gli altri attori secondari, parodiando la rigidità vittoriana dei riferimenti originali, risultano ottime spalle comiche ai protagonisti.

In generale il film paga due prezzi altissimi. Quello della sceneggiatura discontinua è quello della forzatura parodica, che ne pregiudicano la qualità.

Pro:

  • La ricercatezza parodistica delle ambientazioni gotiche.
  • Le battute fulminanti e le situazioni paradossali, ormai entrate nell’immaginario.
  • Il personaggio del caratterista Marty Feldman.

Contro:

  • La compattezza narrativa incerta, dovuta alla struttura episodica.
  • La fotografia, eccellente come parodia ma a scapito della qualità intrinseca.
  • L’irrimediabile invecchiamento di alcune battute, da considerarsi comunque nel percorso storico.

0 / 5. 0