Gli uccelli



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Alfred Hitchcock

Gli uccelli

Scheda:

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© Universal Studios

Titolo originale:

The Birds

Uscita Italia:

31 Ottobre 1963

Uscita USA:

29 Marzo 1963

Regia:

Alfred Hitchcock

Sceneggiatura:

Evan Hunter

Genere:

Thriller

VOTO: ★8.5

Cast:

Trama:

Una ricca donna di San Francisco si reca a Bodega Bay per consegnare una coppia di pappagalli all’uomo di cui sembra essersi invaghita. Ben presto però, la tranquillità della baia è scossa da stormi di uccelli, che iniziano ad attaccare inspiegabilmente gli esseri umani.

La bella e ricca Melania Daniels (Tippi Hedren) incontra in un negozio di animali di San Francisco l’avvocato Mitchell Brenner (Rod Taylor), intenzionato ad acquistare una coppia di pappagalli per il compleanno della sua sorellina Cathy. Nonostante un futile battibecco tra i due, la donna, rimasta affascinata dall’uomo e desiderosa di rivederlo, si procura gli uccellini che cercava, mettendosi sulle sue tracce. Giunta quindi nella tranquilla Bodega Bay, Melanie affitta una stanza da Annie Hayworth (Suzanne Pleshette), una vecchia fiamma di Mitchell, e fa in modo che l’avvocato trovi in casa sua la gabbietta con i pappagalli. Per ringraziarla, dopo averla medicata a causa di un graffio rimediato dall’attacco di un gabbiano, Mitch la invita a cena, presentandola anche alla sorellina e alla madre.

“Gli uccelli del posto iniziano però ad avere atteggiamenti sempre più strani e aggressivi verso gli abitanti della baia.”

In particolare, le galline della signora Brenner si rifiutano di mangiare, uno stormo di passerotti invade la casa di Mitch passando dalla canna fumario, dei corvi assalgono i bambini all’uscita di scuola, alcuni gabbiani attaccano un peschereccio e dei volatili arrivano per sino ad uccidere un agricoltore nella sua abitazione. Mentre nel Tides Café si discute di quanto sta accadendo, si verifica l’ennesimo violento attacco degli uccelli, che mettono in un batter d’occhio a soqquadro la città, causando peraltro diverse vittime (tra cui Annie).

Melanie, Mitch e la sua famiglia decidono quindi di barricarsi in casa, ma anche qui gli uccelli scatenano tutta la loro furia, riuscendo a ferire gravemente Melanie. Mitch decide quindi di portarla in ospedale e la corica in macchina con l’aiuto della madre e di Cathy. Il film si chiude con la macchina di Mitchell che si avvia verso San Francisco, mentre migliaia di uccelli la osservano allontanarsi immobili, silenziosi e quanto mai minacciosi.

Recensione:

Ispirandosi all’omonimo racconto di Daphne du Maurier, nel 1963 Alfred Hitchcock (La Finestra sul Cortile, 1954; Psyco, 1960) dirige Gli Uccelli, una delle pellicole più celebri e controverse della sua brillante carriera. Occorre infatti sin da subito rilevare la natura estremamente sperimentale del film in questione, che alla sua uscita, pur non soddisfacendo la critica del tempo, riscosse enorme successo nel pubblico.

In principio la pellicola sembra presentarsi come una tranquilla commedia romantica, sia per l’annunciata storia d’amore in procinto di nascere tra i protagonisti, sia per i colori accesi utilizzati dall’interessante fotografia. Ciò nonostante, l’idillio dura fino all’arrivo di Melanie a Bodega Bay, il luogo (solo) all’apparenza paradisiaco in cui il film si trasforma improvvisamente in un thriller agghiacciante, permeato da molteplici aspetti orrorifici. Va detto che qualche indizio era stato dato allo spettatore (l’assenza di musiche dai toni leggeri, il tenebroso stormo di uccelli nel grigio cielo di San Francisco, una palpabile tensione tra i protagonisti), ma l’effetto straniante risulta evidente solo quando tutto è già compiuto. La sceneggiatura, apparentemente lacunosa, risulta quindi assolutamente ragionata, riuscendo a far apparire “normale” un passaggio di genere tanto repentino quanto innaturale.

La regia di Hitchcock si dimostra ancora una volta classicamente hollywoodiana e magistrale nello stile, con alcuni elementi di totale rottura dei canoni (quali movimenti di macchina improvvisi e carrellate totalmente estranianti), che valgono da soli il prezzo del biglietto. Ottimo anche il montaggio, in grado di regalare sequenze di puro terrore (magnifica quella del ritrovamento del cadavere dell’agricoltore). La scenografia risulta invece incostante: se gli ambienti interni sono ben arredati e perfettamente adatti alle scene che vi si girano, quelli esterni si dimostrano troppo spesso artefatti (non è un mistero infatti che diversi sfondi siano stati dipinti).

La scelta della paradisiaca Bodego Bay come location di manifestazione di quella che a tutti gli effetti è un’Apocalisse, resta però geniale. Il film ricorre a un elevato numero di effetti speciali; basti considerare che delle circa 3.000 inquadrature (quasi il doppio di un film normale e circa il triplo di quelle normalmente usate da Hitchcock), quasi 400 contengono trucchi o fotomontaggi. Questi, visti oggi, risultano estremamente datati, sebbene per il tempo furono enormemente costosi e all’avanguardia. Soddisfacente invece l’interpretazione del cast, che non entusiasma per particolari virtuosismi personali, ma risulta perfettamente adeguato al tipo di film in questione; tutti gli attori sembrano ridotti a marionette, chiusi in campane di vetro e in balia della forza della natura incarnata dagli uccelli.

“La pellicola si distingue infine per la pressoché totale assenza di musiche extradiegetiche, al cui posto viene preferito l’inquietante suono di versi ornitologici riprodotti artificialmente. La scelta si rivela coraggiosa ed efficace, contribuendo ad alimentare il perturbante freudiano (Unheimliche), vero punto focale del film.”

Secondo lo psicoanalista austriaco, questa sensazione emerge quando un elemento familiare appare in modo così decontestualizzato che, pur restando riconoscibile, diviene inspiegabile. Nel caso specifico, per infondere paura nello spettatore, Hitchcock utilizza un animale comune e normalmente innocuo (l’uccello) e lo trasforma in qualcosa di strano e pericoloso. Lo straniamento non è dato dal generico attacco di un animale, ma dallo specifico attacco dei volatili, generalmente inoffensivi (per intenderci, se al posto degli uccelli si fosse fatto ricorso a serpenti velenosi, l’effetto non sarebbe stato il medesimo). Inoltre, la scelta di non spiegare le cause degli attacchi e il finale quasi apocalittico, hanno dato adito a molteplici interpretazioni. V’è n’è una ecologica (gli uccelli si vendicano degli abusi subiti dall’uomo), una religiosa (gli uccelli come simbolo della divinità che punisce l’uomo per i suoi peccati), una marxista (gli uccelli come classe operaia che prende il sopravvento su quella borghese), una storica (gli uccelli come i raid aerei della Seconda Guerra Mondiale, indicherebbero quindi il pericolo di un imminente conflitto atomico) e una psicoanalitica (l’invasione degli uccelli come l’affiorare di desideri sessuali repressi).

Comunque la si veda (ognuno è libero di adottare la chiave di lettura che preferisce, ammesso che ve ne sia una sola), Gli Uccelli è per tutti questi motivi un capolavoro indiscusso della storia del cinema; forse non il migliore di Hitchcock e sicuramente con dei limiti tecnici, ma di certo merita di essere visto, studiato e interpretato a fondo.

Pro:

  • Sceneggiatura studiata, in grado di trasformare magistralmente una commedia romantica in un thriller apocalittico con aspetti orrorifici.
  • Regia e montaggio eccezionali.
  • Capacità di inquietare anche senza l’utilizzo di musiche extradiegetiche.

Contro:

  • Sperimentalismo che può non convincere qualche spettatore, confuso dalla cripticità del messaggio.
  • Effetti speciali che oggi risultano estremamente datati, sebbene per il tempo fossero all’avanguardia.

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