Hereditary – Le radici del male

LOADING
Ari Aster

Hereditary - Le radici del male

Scheda:

hereditary_le_radici_del_male_info

© Key Films

Titolo originale:

Hereditary

Uscita Italia:

25 Luglio 2018

Uscita USA:

8 Giugno 2018

Regia:

Ari Aster

Sceneggiatura:

Ari Aster

Genere:

Horror, Thriller, Drammatico

VOTO: ★8

Cast:

Trama:

La morte di un’anziana signora darà vita a una serie di tragici eventi che si abbatteranno sui suoi discendenti, alle prese con difficili elaborazioni del lutto e pericolose evocazioni esoteriche.

Il film si apre con il funerale di Ellen Graham, una donna anziana e piena di segreti che ha vissuto i suoi ultimi anni con la figlia Annie (Toni Collette) e la sua famiglia. Dopo aver rovistato tra gli effetti personali della madre, Annie ha l’impressione di vederla nel buio della stanza. Qualche giorno dopo, suo marito Steve viene a sapere che la tomba della suocera è stata profanata, ma preferisce non dire nulla alla moglie per non farla preoccupare. Intanto, a insaputa del marito, Annie inizia a frequentare un gruppo d’ascolto. Una sera suo figlio Peter le chiede di poter andare ad una festa, ma la madre, temendo che possa ubriacarsi, gli impone portare con sé anche la sua sorellina Charlie, allergica alle noci.

“Giunti alla festa Peter non bada a Charlie e la ragazzina mangia una torta che le provoca uno shock anafilattico. Peter la carica in macchina e sfreccia a tutta velocità verso l’ospedale, ma Charlie, in piena crisi respiratoria, apre il finestrino, sporge la testa dall’auto per prendere aria e sbatte contro un palo della luce, che la decapita.”

Peter torna a casa atterrito, ma senza svegliare i genitori, che al loro risveglio scoprono quanto accaduto.

Annie, in preda alla disperazione, si confida quindi con Joan, una donna conosciuta al gruppo d’ascolto, la quale dopo un po’ di tempo le rivela di aver incontrato una medium che è riuscita a metterla in contatto con i suoi cari defunti. Annie, dapprima incredula, assiste quindi a una seduta spiritica, dove è costretta a ricredersi e a dare ragione a Joan. Tornata a casa ripete il rituale con Steve e Peter per evocare la piccola Charlie, la quale si manifesta, spaventando però il fratello. Annie decide allora di dare fuoco al diario della figlia, che dopo l’evocazione aveva iniziato a riempirsi di disegni rappresentanti il volto di Peter, ma si rende conto di prendere fuoco a sua volta. Annie si vede quindi costretta a spegnere le fiamme e prova invano a recarsi da Joan; tornata a casa, scopre che la donna in realtà era una cara amica della madre, con cui era solita praticare magia nera e in soffitta trova proprio il cadavere decapitato di sua madre Ellen. Peter intanto viene attaccato in classe da uno spirito, che lo ferisce al volto; il padre quindi lo riporta a casa e tenta di calmare Annie, in preda al panico. La donna prova a spiegare al marito che deve distruggere il diario per evitare che lo spirito faccia ancora del male a Peter. Steve si rifiuta, Annie getta il diario nelle fiamme e il marito improvvisamente prende fuoco.

Al suo risveglio, Peter trova il padre carbonizzato e, circondato da persone nude, vede la madre levitare e tagliarsi la gola con una corda di pianoforte. Si getta quindi dalla finestra e quando rinviene è posseduto da una luce (la stessa che in passato era comparsa sia a lui che a Charlie). Si reca quindi sulla casa sull’albero in cui sono presenti i corpi decapitati della sorella e della nonna, oltre che quello della madre e di alcune persone che si prostrano ai suoi piedi. La voce di Joan si rivolge a Peter chiamandolo Charlie e rivelandole che essa è il demone Paimon, liberato dal suo corpo femminile e finalmente riposto in uno maschile.

Recensione:

Pellicola d’esordio di Ari Aster, regista dell’orrore giunto alla ribalta anche per il suo più recente Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019), di cui Hereditary – Le radici del male anticipa alcune caratteristiche, sia tecniche che tematiche. Oltre ad essere contraddistinti da una regia virtuosa e audace infatti, entrambi i film si aprono con un lutto e ne affrontano la difficile elaborazione. A differenza di quanto avviene in Midsommar però, in Hereditary la prima perdita si limita a spezzare un precario equilibrio familiare; sarà solo la seconda ad avere conseguenze dai risvolti tragici e orrorifici. L’aggettivo tragico non è casuale ed è in questo caso da intendersi nel senso strettamente letterale del termine: in una dimenticabile ma rivelatrice scena del film, infatti, un professore parla alla classe del mito di Eracle (che accecato dalla follia assassinò la sua famiglia) e chiede espressamente ai suoi studenti cosa sia più tragico, se un destino predeterminato che non lascia spazio al libero arbitrio dei protagonisti, oppure il fatto che essi prendano in autonomia decisioni continuamente sbagliate, dal triste epilogo. Ebbene, al termine del film, lo spettatore sarà chiamato a rispondere a questa domanda, attorno alla quale ruota l’intera pellicola. In altri termini, i drammatici eventi che si abbattono sulla famiglia Graham sono frutto di un Fato ineluttabile o delle imprudenti azioni di Annie, previste e messe in moto dalla sardonica signora Ellen?

Oltre alla chiave di lettura tragica, in Hereditary emerge un’altra componente preponderante, di stampo chiaramente freudiano. Ari Aster sembra infatti attingere dalla psicoanalisi il concetto del perturbante (Unheimliche), già magistralmente portato sul grande schermo da Alfred Hitchcock in Psyco (1960) e Gli Uccelli (1963). Nel film in questione, infatti, il regista trasforma la casa, simbolo per eccellenza di sicurezza e protezione, in un luogo di manifestazione del demonio, destabilizzando lo spettatore. Che la casa della famiglia Graham non sia come tutte le altre lo capiamo sin dalla prima scena, dove il plastico della stanza di Peter prende vita con disturbante naturalezza. Interessante a tal proposito come il regista sfrutti il modellismo di Annie, intrecciandolo magistralmente agli eventi e richiamandolo in virtuose inquadrature (su tutte quella del funerale di Charlie, in cui la telecamera segue i movimenti della bara dando l’idea di una vera e propria catabasi).

“Oltre all’ottima regia, che brilla per il rapporto tra campo e fuoricampo e per le accurate scelte dei punti macchina, risultano di buon livello anche la fotografia – capace di alternare bene luci diurne a quelle notturne – e il sonoro, che mediante il ricorso a musiche tetre e a suoni sinistri riesce ad incutere la giusta inquietudine.”

A non entusiasmare sono invece gli effetti speciali (che nel complesso risultano comunque sufficienti) e una sceneggiatura che, seppur estremamente funzionale al messaggio di fondo, nel finale sembra perdere di credibilità, risultando eccessivamente metaforica e prendendo le distanze dall’inquietante realismo che pervade tutta la pellicola. La struttura narrativa, infatti, non segue la canonica climax dei film dell’orrore, dove eventi destabilizzanti accadono principalmente nel finale. In Hereditary le tragedie giungono all’improvviso, smorzando l’inerzia della storia e contribuendo al perturbante di cui si è detto in precedenza (basti pensare alla decapitazione di Charlie, avvenuta al ritorno di una normalissima festa o alla possessione di Peter, verificatasi a scuola, in pieno giorno e davanti a tutti). Ad incrementare il realismo di fondo è senz’altro anche l’ottima interpretazione del cast, su cui spicca l’eccezionale Toni Collette. L’attrice riesce ad incarnare alla perfezione il personaggio di Annie, mettendo in luce sia i suoi disturbi che la sua disperazione e risultando drammaticamente credibile.

In conclusione, Hereditary è un’ottima pellicola dell’orrore, che inaugura la promettente filmografia di Ari Aster ed entra a pieno titolo nella new wave del genere horror, sempre più spesso distante dai miseri jumpscare e maggiormente concentrato sull’incutere allo spettatore un’inquietudine immanente, in grado di andare oltre la semplice durata della proiezione.

Pro:

  • Regia audace e virtuosa.
  • Buona resa del perturbante freudiano.
  • Interpretazione di Toni Collette.

Contro:

  • Finale più debole rispetto al resto della storia.
  • Effetti speciali non entusiasmanti, seppur comunque sufficienti.

0 / 5. 0