High Life

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Claire Denis

High Life

Scheda:

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© Movies Inspired

Titolo originale:

High Life

Uscita Italia:

6 agosto 2020

Uscita USA:

12 Aprile 2019

Regia:

Claire Denis

Sceneggiatura:

Claire Denis, Jean-Pol Fargeau

Genere:

Drammatico, Fantascienza

REDAZIONE: ★6

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un padre e una figlia lottano per sopravvivere nello spazio profondo in uno stato di completo isolamento.

Un gruppo di criminali, che stanno scontando le proprie condanne a morte, viene inviato in missione nello spazio per estrarre energia alternativa da un buco nero. Ogni prigioniero viene trattato come una cavia di laboratorio: la dottoressa Dibs (Juliette Binoche), ossessionata dalla creazione di un bambino attraverso l’inseminazione artificiale, inietta periodicamente seme maschile nelle donne presenti, senza tuttavia aver mai conseguito un successo. L’attività sessuale è vietata, per tanto la nave spaziale è munita di una stanza del piacere per aiutare la masturbazione. Monte (Robert Pattinson), l’unico prigioniero celibe, sta scontando una condanna a vita per aver ucciso un amico, che a sua volta aveva ammazzato il suo cane. Man mano che passa il tempo, tutti i prigionieri passano a miglior vita. Elektra (Gloria Obianyo) partorisce un bambino già morto, per poi morire poco dopo, mentre il capitano Chandra (Lars Eidinger) sviluppa una leucemia da radiazioni. Una notte, il prigioniero Ettore (Ewan Mitchell), tenta di violentare Boyse (Mia Goth), portando Mink (Claire Tran) ad accoltellarlo a morte. A questo punto, la dottoressa Dibs inizia a raddoppiare le quantità di sedativi che ogni prigioniero assume, questo le permette di intrufolarsi nella cella di Monte, violentarlo per impossessarsi del suo seme, e infine iniettarlo in Boyse.

“Boyse partorisce una bambina completamente sana.”

Mentre la nave si avvicina al buco nero, la pilota Nanses (Agata Buzek) si prepara a dirigere una piccola navetta per ispezionarlo. All’insaputa dei restanti prigionieri, Boyse uccide Nansen, e prende il suo posto. La navetta viaggia verso il buco nero, imbattendosi in una nuvola molecolare che la forza ad immergersi completamente in esso, esplodendo. A causa dei recenti avvenimenti, Mink impazzisce, e ferisce a morte la dottoressa Dibs, per poi essere a sua volta soppressa da Monte. Tcherny (André Benjamin) invece, unico amico di Monte, si suicida. Monte, unico prigioniero sopravvissuto, rimuove i corpi dalla nave rilasciandoli nello spazio. La bambina, Willow (), è diventata un’adolescente. La nave è parzialmente danneggiata, ma Monte continua imperterrito a favore della missione assegnatogli. Qualche tempo dopo, padre e figlia si imbattono in una nave simile alla loro, abitata da pochi cani randagi sopravvissuti al cannibalismo. Per evitare contaminazioni decidono di non prendere nessun cane. La nave continua il suo viaggio, fino ad imbattersi in un altro buco nero. Willow e Monte salgono insieme a bordo di una navetta e raggiungono il corpo celeste, ritrovandosi improvvisamente avvolti da una luce gialla misteriosa.

Recensione:

La fantascienza è il genere che più di tutti, per assurdo, si prefigge di raccontare sentimenti prettamente umani, terrestri. Questo accadeva già in uno dei progenitori del genere: Solaris (1972), di Andrej Tarkovskij, nel quale è medesima l’idea di utilizzare la fantascienza unicamente come pretesto per riflessioni più profonde e cosmiche. Anche High Life (2018), diretto da Claire Denis (Chocolat, 1988), ripercorre quei passi, raccontando, in una salsa tutt’altro che innovativa, il rapporto tra l’uomo, creatura fallimentare, e il suo futuro, sfuggente ma ottimista. La storia ruota intorno a Monte e Willow, padre e figlia, unici sopravvissuti di una dubbia missione nello spazio. La narrazione, non lineare, ci permette di comprendere in che modo gli altri membri dell’equipaggio della nave siano morti, e perché.

Scomodando nuovamente capolavori del passato, è doveroso parlare dell’opera mastodontica di Stanley Kubrick (Barry Lyndon, 1975), 2001: Odissea nello spazio (1968), che non può non influenzare, in modo imprescindibile, la maggioranza dei film fantascientifici ad essa successivi.

“I rimandi al film kubrickiano sono tanto espliciti quanto pretestuosi, e il messaggio trasmesso, snaturato dal suo primordiale impiego (la natura umana, la conoscenza, la rinascita), viene rappresentato superficialmente, volendo offrire una nuova chiave di lettura (un destino felice), uscendone tuttavia con le ossa rotte.”

C’è inoltre da sottolineare, che a prescindere dai confronti, la sceneggiatura si dimostra ripetutamente confusa nello sviluppo dei personaggi e della storia in sé. Le nauseanti scene di sesso, per quanto correlate a una condizione umana primordiale e associate a una situazione di costrizione, faticano nell’offrire una chiara analisi antropologica, maggiormente approfondita, per esempio, in un film come The Lighthouse (2019), nel quale, sempre un Robert Pattinson nel ruolo di protagonista, si ritrova a decifrare numerosi problemi che un’esistenza all’insegna dell’isolamento potrebbe generare.

In aggiunta, l’intera trama si sorregge unicamente sul ruolo della dott.ssa Dibs (desiderosa di ricreare ciò che aveva annientato sulla Terra), personaggio teatralmente ostentato e in fondo troppo debole per sostenere un’idea di cinema così ambiziosa. Come è successo per Ad Astra (2019) di James Gray, anche un racconto filosofico-fantascientifico inefficace può tuttavia essere rappresentato con grande maestria estetica. In High Life, la potenza registica è sicuramente meno intensa a paragone con il modello presentato da Gray, ma consegue ottimamente gli obiettivi prefissatosi, inquadrando in pieno il senso della pellicola. Il montaggio ha il grande fardello di accompagnare lo spettatore in un racconto a ritroso, e con efficacia lo conduce nella storia attraverso immagini fredde, fotografate ottimamente da Yorick Le Saux (Piccole Donne, 2019). Le scenografie surreali degli interni e degli esterni della nave sono particolarmente originali, rivisitate quasi in chiave rétro presumibilmente a causa del budget esiguo del film, ma perfettamente conformi ai temi trattati. Unica postilla sulla scelta di alternare le proporzioni di immagine: non risultano assolutamente funzionali questi cambianti, che si propongono di esaltare il claustrofobico ove serviva, o il contrario, senza tuttavia riuscirci davvero, nemmeno in una ricerca più inconscia dello spettatore.

Le interpretazioni degli attori sono nel complesso positive, e spicca per ovvie ragioni Robert Pattinson (Tenet, 2020), grande protagonista di questi ultimi anni. Un’ultima nota va destinata a favore dell’audio, caratterizzato da un missaggio sonoro e un sonoro tecnicamente eccellenti; questo grazie a un campionamento in presa diretta dei suoni preciso, e un’attenzione particolare ai rumori ambientali: rigorosi, studiati, definiti.

Complessivamente High Life è un film pseudo autoriale, deludente nella sostanza, e che fa del reparto visivo la sua più grande virtù, dimenticando per strada quel sentimento di ambigua identità ed esistenza da cui l’uomo dovrebbe essere perennemente tormentato.

Pro:

  • Reparto visivo di ottima fattura, contraddistinto da scenografie originali e appropriate.
  • Sonoro e missaggio sonoro eccellenti.
  • Interpretazioni positive, non eccelsi.

Contro:

  • Soggetto debole, incapace di portare con sé il senso originale del film.
  • Sceneggiatura caotica, efficace nella narrazione non lineare, ma sconclusionata nel resto.

2.5 / 5. 2