I miserabili

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Ladj Ly

I miserabili

Scheda:

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© Lucky Red

Titolo originale:

Les Misérables

Uscita Italia:

12 Marzo 2020

Uscita USA:

10 Gennaio 2020

Regia:

Ladj Ly

Sceneggiatura:

Ladj Ly, Giordano Gederlini, Alexis Manenti

Genere:

Drammatico

REDAZIONE: ★8+

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un poliziotto si trasferisce vicino Parigi per unirsi alla squadra anticrimine di Montfermeil, un luogo nel quale regnano violenza e povertà.

La Francia ha vinto il mondiale di calcio 2018, e la gente, di qualsiasi ceto sociale ed etnia, si riversa nelle strade di Parigi per celebrare questo momento di festa collettiva. Stéphane Ruiz (Damien Bonnard) è un ufficiale di polizia trasferitosi da poco nella squadra anticrimine di Monthfermeil, questa è formata da Chris (Alexis Manenti), capo, e Gwada (Djebril Zonga).

“Chris abusa spesso del suo potere, Gwada non interferisce, mentre il nuovo arrivato Stéphane si sente sempre più a disagio nell’assistere alle ingiuste prevaricazioni del suo capo nei confronti dei più deboli.”

Zorro (Raymond Lopez), proprietario di un circo, si reca da un uomo noto come “il Sindaco” e minaccia di dare fuoco a tutto se non gli viene restituito un cucciolo di leone che gli è stato rubato. La squadra di Chris calma gli animi, e si mette alla ricerca del leoncino. Il colpevole è Issa (Issa Perica), giovanissimo delinquente: viene catturato e ammanettato, ma nella confusione il ragazzo scappa e viene colpito in faccia da una palla flash, sparata da Gwada. La squadra si rende conto di essere stata filmata da un drone. Stéphane vuole portare in ospedale il ragazzo ferito, Chris e Gwada invece, si rifiutano, e lo lasciano in mano a degli amici, mettendosi alla ricerca del proprietario del drone. Trovano l’adolescente a cui appartiene il drone, costringendolo a fuggire con la memory card. Si rifugia da Salah (Almamy Kanoute), proprietario di un ristorante e principale membro della comunità islamica locale, che protegge il ragazzo. Trovato il ragazzo, Chris tenta di arrestarlo, ma Ruiz convince Salah a consegnargli la card discutendo civilmente, e spiegandogli l’accaduto, sostenendo sia stato solo un incidente. A Zorro viene ridato il leoncino scomparso, e Issa, dopo aver ricevuto una lezione alquanto traumatica, si scusa e viene lasciato andare. La sera stessa Ruiz incontra Gwada in un bar e gli dice che è ben consapevole che una palla flash non può partire accidentalmente, per questo gli consegna la memory card invitandolo a fare ciò che dovrebbe fare, alludendo all’autodenuncia. Il giorno successivo, la squadra, durante un giro di pattuglia, viene attaccato da un piccolo gruppo di adolescenti, guidato da Issa. Li inseguono, cadendo nella trappola del giovane Issa, e finendo all’interno di un palazzo tra il “fuoco” incrociato di un gruppo molto più grande di giovani malviventi, decisi a vendicarsi per tutte gli abusi subiti nel corso degli anni da parte delle forze dell’ordine. Nel finale Issa accende una molotov artigianale e si prepara a finire tutti i componenti della squadra, ormai intrappolati e feriti. Stéphan gli punta una pistola, e prima che uno dei due decida di agire, lo schermo diventa nero. Appare la scritta: “Mes amis, retenez ceci: il n’y a ni mauvaises herbes, ni mauvais hommes, il n’y a que de mauvais cultivateurs” (Amici miei, ricordatevi questo: non ci sono né cattive erbe, né uomini cattivi, ci sono solo cattivi coltivatori), di Victor Hugo.

Recensione:

Lungometraggio esordio alla regia di Ladj Ly, Les Misérables è una pellicola fortemente drammatica, che rilegge in chiave contemporanea l’omonimo romanzo di Victor Hugo. A cornice del racconto vi è la banlieu francese di Montfermeil, un dipinto autentico di contesti di povertà e violenza ingiustificata.

Se nel romanzo di Hugo vi era un contorno storico dato dalla Restaurazione postnapoleonica di inizio Ottocento, nel film, il carattere sociale (rivolto a tutta la Nazione) è ben esplicitato dallo splendido prologo “patriottico”. È nella sceneggiatura infatti, assai godibile, che si evidenziano le maggiori qualità della pellicola.

“La narrazione, fluida e asciutta, mette in luce le difficoltà e le contraddizioni sociali con uno stile crudo e audace, attualizzando ottimamente, a ben due secoli di distanza, il romanzo da cui il film è parzialmente ispirato.”

La criminalità e la polizia (lo stato) non sono altro che due facce della stessa medaglia. In questo senso traspare, da una parte, la santificazione di una plebe perseguitata, intimamente innocente e avvilita, dall’altra invece la legge che, teoricamente combatte il male, ma che spesso incarna quella stessa malvagità contro cui originariamente avrebbe dovuto lottare.

Proprio come nel romanzo di Hugo, il film cerca di esprimere la quotidianità nella sua più cruda concretezza, negli aspetti più squallidi, e ciò che plasma il comportamento della gente è questo realismo atmosferico di base, per cui l’ambiente, e in questo caso anche e soprattutto il contesto socioculturale nel quale ti identifichi (fin da giovanissimo, come nel personaggio di Issa), condiziona, ostacola e determina l’agire del proprio io. In generale il messaggio del film, e qui sta la sua potenza, è molto esplicito; forse troppo, vista la sostanziale ridondanza della didascalia finale.

A delineare questo magnifico documentario sociale vi è una regia fresca, dotata di un taglio quasi amatoriale (in alcune sequenze con macchina a mano/zoom), discreta nella sua correttezza formale complessiva, ma che non eccelle particolarmente in termini di stile. Interessanti le riprese degli sguardi dei personaggi interpellati, che giocano maggiormente sulle reazioni di questi rispetto agli eventi stessi; tuttavia, il resto delle inquadrature, salvo poche eccezioni, risultano spesso poco attraenti, e la mano di un novizio si riconosce.

A questo proposito viene in aiuto la fotografia, che in alcune scene, tra tutte la sequenza finale all’interno del palazzo, alimenta la componente tensiva nello spettatore. Il viso di Issa, illuminato solo per metà dalla fiamma ardente, allude nuovamente a questa dualità caratteriale (adolescente-malvagio) di cui tutto sommato il ragazzo ne è solo una vittima.

Scenografie e costumi giocano sul melting pot del quartiere rappresentato; sono difatti affascinanti le contrapposizioni fra gli esterni caotici e squallidi delle strade e gli interni (associati spesso a personaggi femminili) dotati di dignità e serenità.

Grazie anche all’ottima scrittura, le interpretazioni sono di buon livello, e la gestione attoriale, di protagonisti e comparse, è ben riuscita sia in termini narrativi, sia di mera performance.

Nonostante un finale aperto forse troppo forzato, o fuori luogo, e una predisposizione tecnica visiva leggermente dilettantesca, la pellicola offre sicuramente abbastanza spunti interessanti per essere elogiata, opera prima di Ladj Ly, e augurarsi, nel breve, di assistere quanto prima a un altro progetto di questo tipo.

Pro:

  • Sceneggiatura esemplare sia nella sua gestione, sia per ciò che vuole trasmettere.
  • Messaggio di fondo estremamente attuale e di valore sociale non indifferente.
  • Buone le interpretazioni attoriali, anche delle comparse.

Contro:

  • Regia, benché coerente con la narrazione, non regala momenti esaltanti.
  • Finale approssimativo, e ripetitivo nel messaggio che vuole comunicare.

4 / 5. 1