I segreti di Wind River

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Taylor Sheridan

I segreti di Wind River

Scheda:

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© Eagle Pictures

Titolo originale:

Wind River

Uscita Italia:

5 Aprile 2018

Uscita USA:

4 Agosto 2017

Regia:

Taylor Sheridan

Sceneggiatura:

Taylor Sheridan

Genere:

Thriller

REDAZIONE: ★7

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Il ritrovamento di un cadavere nella nevosa riserva indiana di Wind River dà inizio ad un’indagine senza esclusione di colpi.

Il cacciatore Cory Lambert (Jeremy Renner) rinviene nella riserva indiana di Wind River, nel Wyoming, il cadavere di una giovane nativa americana di nome Natalie, privo di scarpe e con l’inguine macchiato di sangue. Ad indagare viene inviata Jane Banner (Elizabeth Olsen), agente FBI inesperta e impreparata ad affrontare il freddo del Wyoming. L’autopsia rivela che la ragazza è stata prima stuprata e poi è deceduta per il freddo in seguito ad una lunga corsa, che le ha causato un’emorragia polmonare.

Per effettuare le indagini Jane chiede il supporto di Cory, che decide subito di aiutarla, soprattutto in ragione del fatto che la ragazza morta era la migliore amica di sua figlia Emily, deceduta in circostanze analoghe tre anni prima. Il cacciatore fa quindi visita all’amico Martin, padre di Natalie, promettendogli che non avrà pietà per l’assassino. Cory apprende che il ragazzo di Natalie si chiama Matt e lavora come agente della sicurezza presso una vicina concessione petrolifera. Il suo corpo viene trovato nudo e devastato dagli animali selvatici, in mezzo al bosco, non lontano dall’impianto. Si decide perciò di effettuare un’ispezione presso l’impianto petrolifero. Le guardie private si dimostrano immediatamente ostili e tentano di accerchiare Jane e la polizia locale.

“In un flashback improvviso però, viene finalmente sciolto il mistero: ad assassinare la giovane coppia erano stati i colleghi ubriachi di Matt, i quali, guidati da Pete, hanno violentato Natalie e picchiato a morte Matt.”

Durante il pestaggio del ragazzo, la giovane era riuscita a scappare, finendo però per morire assiderata. Tornati al presente, Pete spara a Jane, dando il via ad una sanguinosa sparatoria che vede cadere tutti ad eccezione dello stesso Pete. Cory soccorre Jane, ferita ma viva, e poi raggiunge facilmente Pete, stordendolo e portandolo in un posto sperduto in mezzo alla neve. Dopo essersi fatto raccontare la verità, libera l’uomo dandogli la stessa chance avuta da Natalie, ovvero camminare scalzo nella neve per raggiungere l’autostrada. Pete muore poco dopo. Cory visita infine Martin, raccontandogli che ha finito l’assassino di sua figlia, e i due si uniscono ancora una volta nel dolore delle rispettive perdite.

Recensione:

Thriller scritto e diretto da Taylor Sheridan, che dopo la sceneggiatura di Sicario (Denis Villeneuve, 2015) torna a raccontare una storia di sangue e di frontiera. Questa volta, però, le distese di sabbia del rovente confine con il Messico cedono il posto alla gelida neve del Wyoming, landa profondamente diversa dal punto di vista paesaggistico, ma altrettanto abbandonata alla peggiore natura dell’uomo. Anche a Wind River, così come ad El Paso, si avverte sin dal principio la lacerante assenza delle istituzioni, troppo disattente ai disagi sempre maggiori delle emergenti periferie americane. È in quest’ottica che è da inquadrare l’arrivo in tacchi a spillo dell’inesperta agente Banner, decisamente impreparata non solo al rigido clima della riserva indiana, ma anche alla fragilità del tessuto sociale che la abita. Infatti, quello che all’apparenza potrebbe apparire come un locus amoenus incontaminato, distante anni luce dal caos cittadino, si rivela ben presto un posto infernale, il cui profondo silenzio lacera una popolazione abbandonata all’alcol, alla droga e al crimine.

“Il movente di tutti i misfatti commessi a Wind River consisterebbe secondo Sheridan proprio nell’enorme disagio sociale dei suoi abitanti, discendenti dei nobili e valenti pellerossa, ma ormai irrimediabilmente corrotti nel corpo e nell’animo, incapaci di reagire alla desolazione che li circonda.”

La sceneggiatura del film complessivamente funziona, risultando semplice e scorrevole, ma ha il limite di presentare un ritmo narrativo spesso incostante, poco adeguato a suscitare il climax emotivo che accompagna lo spettatore al finale. Inoltre, sebbene i personaggi siano ben costruiti e dotati di una soddisfacente introspezione psicologica, la scrittura dei dialoghi lascia talvolta qualche perplessità, sfiorando il patetico nei momenti in cui si affronta l’elaborazione del lutto o il pregiudizio verso i nativi americani (la domanda “perché ogni volta che voi dite di volerci aiutare ci insultate?” ne è un esempio). L’architettura dell’intreccio narrativo si rivela comunque di buon livello per il genere e garantisce un buon intrattenimento nonostante l’assenza di colpi di scena. Particolarmente efficace si dimostra in tal senso il ricorso improvviso al flashback rivelatore, astutamente anteposto alla sparatoria finale.

Dal punto di vista strettamente tecnico il film è discreto. La regia, soprattutto all’inizio, non è sempre pulitissima nelle inquadrature, ma si risolleva con alcune soggettive di tutto rispetto (come quelle dell’agente accecata dallo spray o dell’inseguimento finale). Buona anche la fotografia, che sfrutta bene il bianco della scenografia posto in contrasto con il rosso del sangue, in pieno stile Fargo (Joel Cohen, 1996), evidente punto di riferimento del film. In armonia con la desolazione paesaggistica e l’inquietudine delle vicende dei protagonisti sono inoltre le musiche, che calano d’intensità solo nei pochi momenti deboli del film, di cui si è già detto in precedenza. Convincenti infine le interpretazioni del cast; Jeremy Renner ed Elizabeth Olsen si dimostrano una coppia affiatata, reiterando la buona chimica già instaurata nel corso della saga degli Avengers. Il primo interpreta senza troppe difficoltà il ruolo del padre di famiglia divorziato in cerca di riscatto per la morte di sua figlia, mentre la seconda si dimostra particolarmente convincente nel vestire i panni dell’agente FBI giovane e inesperta, ma che svolge il suo lavoro con dedizione e passione, un po’ come la Clarice Starling di Jodie Foster de Il Silenzio degli innocenti (1991).

In definitiva, I Segreti di Wind River si rivela un buon thriller, capace non solo di intrattenere, ma anche di porre l’attenzione sul crescente problema delle periferie americane, sempre più abbandonate ad uno stato di natura ogni giorno più pericoloso.

Pro:

  • Semplicità e scorrevolezza della sceneggiatura.
  • Scenografia esteticamente curata e semanticamente significativa.

Contro:

  • Toni che talvolta sfiorano il patetico.

3 / 5. 2