Il capitale umano

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Paolo Virzì

Il capitale umano

Scheda:

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© 01 Distribution

Titolo originale:

Il capitale umano

Uscita Italia:

9 Gennaio 2014

Uscita USA:

14 Gennaio 2015

Regia:

Paolo Virzì

Sceneggiatura:

Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesco Piccolo

Genere:

Drammatico

REDAZIONE: ★4.5

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

I destini di due famiglie si scontrano tragicamente dopo che un ciclista viene investito da un uomo misterioso.

In Brianza, un ciclista viene investito da un SUV. La storia, attraverso tre diversi punti di vista, racconta ciò che è successo nei sei mesi precedenti all’incidente. Dino (Fabrizio Bentivoglio), è un agente immobiliare, separato ma convivente con Roberta (Valeria Golino), compagna e psicologa, incinta di due gemelli. Sua figlia Serena (Matilde Gioli) frequenta Massimiliano (Guglielmo Pinelli), figlio di un ricco uomo d’affari, Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni). Grazie alla relazione di sua figlia, Dino avvicina l’uomo, e stipula un contratto con lui investendo ad alto rischio e diventando a tutti gli effetti socio. Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi) è la moglie insoddisfatta di Giovanni.

“Quando si propone di salvare il teatro della città, Giovanni prima le promette il restauro, poi, per motivi finanziari, è costretto a ritirare la parola data e vendere la struttura.”

Carla, in preda ad uno stato di impotenza e depressione tradisce suo marito con Donato Russomanno (Luigi Lo Cascio), professore e direttore artistico del teatro. Intanto nella sala d’attesa dello studio di sua matrigna Roberta, Serena conosce Luca Ambrosini (Giovanni Anzaldo), accusato di spaccio al posto di suo zio e costretto a presentarsi dalla psicologa periodicamente. I due si innamorano e passano mesi insieme. La sera della cerimonia di fine anno scolastico, Massimiliano si ubriaca a una festa, e Serena, per pena, lo riaccompagna a casa. Si fa aiutare da Luca, che porta il SUV fino al parcheggio della villa del giovane benestante. Nel farlo investe un ciclista. La polizia indaga, pensando sia opera di Massimiliano, completamente allo oscuro dei fatti data la condizione di ubriachezza in cui si trovava. Tramite delle chat sul pc di sua figlia, Dino viene a sapere della responsabilità di Luca nella vicenda. Ricatta quindi la famiglia Bernaschi, interessata allo scagionamento di Massimiliano. Dino, in cambio delle informazioni, si riprende il capitale che aveva precedentemente investito sul fondo ad alto rischio, andato parzialmente in fumo, più gli interessi. La polizia quindi arresta Luca, dopo un tentativo suicidio di quest’ultimo, e chiude il caso. Mesi dopo, nella villa dei Bernaschi si svolge una festa; Giovanni brinda al successo finanziario ottenuto dalle speculazioni sullo sfascio economico del paese. Nel finale, Serena va in carcere a trovare Luca, sopravvissuto al suicidio, che, nonostante tutto, sembra per la prima volta veramente felice. Nei titoli di coda si viene a sapere che l’assicurazione dell’auto di Massimiliano ha negoziato con i familiari del ciclista deceduto un risarcimento di € 218.976,00: il capitale umano.

Recensione:

Liberamente ispirato dal romanzo omonimo di Stephen Amidon, Il capitale umano è l’undicesimo lungometraggio di Paolo Virzì (Ovosodo, 1997; La pazza gioia, 2016), regista livornese che ha riscosso, non sempre meritatamente, assai successo nel panorama cinematografico italiano. Negli ultimi vent’anni lo spettatore medio è stato ripetutamente tediato dalle numerose produzioni spazzatura che il cinema italiano ha sfortunatamente lanciato, e un autore come Paolo Virzì, apparentemente dissonante con il tipo di film citati pocanzi, è stato elogiato non poco per i modi in cui i suoi film facevano critica sociale del e per il paese italico. Tuttavia, come in altre sue opere, le uniche virtù de Il capitale umano le possiamo osservare nelle sole componenti di regia e fotografia. Indubbiamente non perfetto, il totale reparto visivo è l’elemento che soffre in misura minore dei difetti complessivi del film. Il montaggio tuttavia si trova a lottare con una narrazione di per sé già caotica, motivo di confusione per lo spettatore, incapace di distinguere le due linee temporali disordinatamente proposte.

La reale debolezza de Il capitale umano però è la sceneggiatura: nella costruzione di un intreccio farraginoso, dialoghi noiosi, personaggi abbozzati e finale inconcludente. Due famiglie, narrativamente simulate, alle prese con un evento tragico, nel tentativo di accentuare un problema tutto italiano: il degrado culturale, derivato comunemente da uno spasmodico attaccamento al denaro. Per quanto si possa apprezzare lo sforzo, la realizzazione fa acqua da tutte le parti.

“L’approfondimento psicologico dei ruoli chiave è completamente assente, e la volontà del regista di sprovincializzare la commedia all’italiana con un’ambientazione atipica come quella brianzola, si rivela un riproporsi catastrofico di luoghi comuni che dimostrano ben poca valenza narrativa.”

L’alta borghesia è a malapena accennata; attorno alle famiglie coinvolte non vi è sensibilità (dialoghi freddi, falsi), né viene valorizzato l’autentico clima italiano degradante al quale Virzì avrebbe dovuto puntare. Si evince la solita posizione politica ambigua: a tratti di qua e a tratti di là. Una finta critica altolocata che, in fondo, non dà colpe a nessuno.

Le musiche rappresentano un’ulteriore problematica del film: per lo più assenti quando la narrazione lo richiedeva (per esempio nella primissima scena), altrimenti inserite fuori contesto e/o armonicamente dilettantesche. Gli attori, di cui tre inspiegabilmente premiati al David di Donatello (tornando a quel sintomo italiano di inizio articolo), si rivelano, salvo poche eccezioni, in perenne fuori parte, o addirittura amatoriali (il personaggio di Massimiliano per esempio è interpretato esageratamente male).

Una mediocrità complessiva fa da cappello a questo capitale umano, pressapochista nei modi in cui viene presentato, e concluso senza capo ne coda con dei titoli di coda totalmente insensati. Va quindi intrapresa una riflessione: lo spettatore aveva realmente bisogno di questo film per comprendere quel mero “rimprovero” finale?

Pro:

  • Regia e fotografia non ottime, ma di mestiere.

Contro:

  • Trattamento e sceneggiatura approssimativi, lontani dal proporre un messaggio critico funzionale e sincero.
  • Montaggio e musiche completamente sconclusionati.
  • Interpretazioni attoriali nel complesso negative.

3 / 5. 3