Il castello nel cielo



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Hayao Miyazaki

Il castello nel cielo

Scheda:

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© Lucky Red

Titolo originale:

天空の城ラピュタ

Uscita Italia:

25 Aprile 2012

Uscita USA:

1 Aprile 1989

Regia:

Hayao Miyazaki

Sceneggiatura:

Hayao Miyazaki

Genere:

Animazione, Avventura

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

Una ragazzina dotata di un ciondolo magico e un giovane minatore si mettono sulle tracce della misteriosa fortezza volante di Laputa. A inseguirli, l’esercito e i pirati dell’aria.

In un’epoca imprecisata, a cavallo fra passato, presente e futuro, i pirati dell’aria dell’anziana ma combattiva Dola (Kotoe Hayao) attaccano un’aeronave. Al proprio interno è tenuta Sheeeta (Keiko Yokozawa), ragazzina dotata di un ciondolo chiamato aeropietra. La bambina, nel sfuggire all’assalto, casca nel vuoto del cielo: il ciondolo, magicamente, ne arresta la caduta e la fa atterrare dolcemente presso una miniera di un villaggio montano. Qui la trova il giovanissimo operaio Pazu (Mayumi Tanaka), che la accoglie a casa.

I due diventano subito amici e si scoprono entrambi orfani. Lei è figlia di pastori, che le hanno insegnato misteriose e ataviche formule magiche; successivamente, è stata rapita da personaggi non meglio identificati. Lui ha perso il padre, aviatore che ha inseguito per una vita la leggendaria fortezza volante di Laputa. La tregua non dura tuttavia troppo: i pirati scovano il loro rifugio e inizia una rocambolesca fuga in treno sulle rotaie sospese della valle, inseguiti dall’auto dell’imperterrita Dola. A bloccarli, l’esercito che si scopre aver rapito in precedenza Sheeta dietro ordine del colonnello Muska (Minori Terada). Approfittando dello scontro fra diversi inseguitori, Sheeta e Pazu si rifugiano nelle miniere. Qui vi trovano un vecchio eremita, nonno Pon (Fujio Tokita), che rivela a Sheeta l’origine del suo ciondolo: è fatto dello stesso cristallo magico che consente a Laputa di levitare. Si scopre quindi che Sheeta è discendente della famiglia reale di quella civiltà perduta. I due ragazzini si decidono quindi per andare alla ricerca della fortezza leggendaria: alla loro uscita vengono però catturati da Muska. Il quale convince Sheeta a collaborare con l’esercito (che progetta di trovare ed eliminare Laputa) per lasciare libero Pazu. Quest’ultimo, tornando a casa, vi trova i pirati e decide di unirsi a loro, interessati ai tesori di Laputa, per salvare Sheeta.

La flotta si dirige dunque verso la base militare, che intanto sta andando a fuoco in quanto un robot di Laputa, caduto dal cielo e creduto non funzionante, è stato riattivato accidentalmente dal ciondolo di Sheeta e ha iniziato a proteggerla.

“Con il ciondolo in mano a Muska e all’esercito, i pirati salvano Sheeta e seguono le tracce di Laputa fino a scoprirla.”

I due ragazzi, atterrati, scoprono che ormai si tratta di una civiltà sepolta, mantenuta da un solo robot giardiniere. Congiuntamente i militari arrestano i pirati e Muska cattura Sheeta, rivelandogli di essere pure lui discendente della casta reale di Laputa, intenzionato a farne risorgere la grandezza per dominare il mondo. Raggiunta da Pazu, Sheeta combatte contro il malvagio Muska e pronuncia una formula magica di autodistruzione al seguito della quale Laputa può solo essere abbandonata. In ossequio al volere degli antichi abitanti della fortezza, che ne temevano le potenzialità apocalittiche e scesero in terra, pure i due ragazzi fanno ritorno al suolo. Non prima di aver salutato i pirati, contenti del proprio bottino e ormai benevoli nei confronti dei giovani eroi. Ciò che rimane della fortezza continua nel proprio viaggio nei cieli, sempre più irraggiungibile.

Recensione:

Terzo lungometraggio di Hayao Miyazaki (La città incantata, 2001), che firma anche soggetto e sceneggiatura, Il castello nel cielo è di per sé un’efficace sintesi delle tematiche più care al maestro dell’animazione giapponese. Dal precedente Nausicaa della Valle del vento (1984) è ripreso innanzitutto il tema ecologista, qui declinato con forti accenni antimilitaristi e, più sottovoce, politici. Le ambientazioni temporali e geografiche, imprecisate, rimandano al genere narrativo dell’utopia e della distopia, due facce della stessa medaglia: la leggendaria Laputa, inizialmente presentata come civiltà perduta presumibilmente favolosa e utopica, si scopre in realtà foriera di possibili disastri, frutto di un eccesso di ingegneria “magica” militare al servizio della violenza. L’epoca di uscita del film è quella della Guerra fredda e del timore di un possibile conflitto nucleare, ma è ancora più facile leggere nel film di Miyazaki forti riferimenti al Secondo conflitto mondiale e alle tragedie atomiche di cui il suo Paese è stato vittima. A ben vedere, sia la tematica ecologica che quella distopica sono per questo motivo particolarmente forti negli anime: l’esempio più celebre in merito, l’acclamata serie di Neon Genesis Evangelion (1996) di Hideaki Anno, peraltro cita direttamente Laputa nel design degli Angeli: oltre all’aspetto e alla volatilità, il complesso rapporto fra organico e macchinino, naturale e artificiale sembra particolarmente simile a quello dei robot della fortezza volante di Miyazaki.

Altro elemento forte del regista giapponese è il mondo dell’infanzia, quasi sempre protagonista delle sue storie. La sceneggiatura, di carattere fantastico e avventuroso, si configura come romanzo di formazione con la più tradizionale struttura della favola. Non vi è nulla di sorprendente negli elementi narrativi, classici e conosciuti, ma proprio per questo la narrazione segue tutte le tappe di quello che Cristian Vogler ha chiamato «Viaggio dell’eroe»: dall’iniziale chiamata all’avventura, che costringe i protagonisti all’abbandono del mondo ordinario verso quello straordinario, all’incontro con mentori (l’eremita delle miniere), avversari che si rivelano alleati (i pirati) e nemici shapeshifter (Muska), fino alla prova finale (l’abbandono di Laputa) e al ritorno con l’elisir che, in tal caso, corrisponde a una piena consapevolezza dei rischi e delle responsabilità di un potere soprannaturale come quello della fortezza. Attraverso dialoghi semplici ma ironici, malamente riadattati in italiano dal controverso Gualtiero Cannarsi, e situazioni ora tensionali ora picaresche, i personaggi risultano chiari e ben delineati: dalla simpatica e sgangherata combriccola di pirati, fino al villaggio di poveri operai e militari nella cui rappresentazione Miyazaki sembra riversare le proprie dichiarate convinzioni socialiste e antimilitariste.

Se la sceneggiatura si attiene quindi a modelli letterari già noti, ma sviluppati con brio, è nella regia che Miyazaki offre il proprio meglio.

“Grazie alle impressionanti, non solo per l’epoca, animazioni, alcune sequenze rimangono fra le migliori della produzione Ghibli:”

vanno citate in particolare l’inseguimento fra macchina e treno sulle rotaie sospese, capolavoro di slapstick avventuroso e citazione del precedente Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979), le scene di combattimento e movimento aereo la cui maestria si ritroverà in Porco Rosso (1992) e le ambientazioni di Laputa. Quella di Miyazaki è una vera capacità di creare mondi fantastici eppure così ancorati a significati del reale: sovvertendo le norme della logica, quasi con le modalità di un quadro di Renée Magritte (si veda Il castello dei Pirenei, 1959), l’animazione riporta lo spettatore a memorie archeologiche e immaginifiche. Le scenografie della fortezza, a cura di Toshio Nozaki e Nizou Yamamoto, sono visivamente spettacolari e reggono ancora il confronto con l’animazione non digitale odierna.

Da sottolineare, infine, il montaggio di Miyazaki, in collaborazione con Takeshi Seyama (Paprika, 2006) e Yoshihiro Kasahara, opportunamente alternato fra frenesia delle scene d’azione e fissità dei momenti ieratici, e le musiche di Joe Hisaishi (collaboratore, oltre che di Miyazaki, di Takeshi Kitano per titoli quali Sonatine, 1993). Queste ultime sono capaci di forte espressività, variando continuamente di generi e toni, dall’ironico al drammatico e sognante. Miyazaki è ancora ai suoi esordi, e qualche semplificazione a livello di scrittura o caratterizzazione animata è percepibile: tuttavia Laputa resta fra le prime pietre miliari di un’intero filone e della storia produttiva dello studio Ghibli, nonché fra i titoli maggiormente memorabili e, ancora oggi, fruibili dal pubblico di ogni età.

Pro:

  • Animazioni spettacolari, soprattutto nelle scene d’azione in volo e nelle ambientazioni di fantasia.
  • Scrittura capace di coniugare diverse tematiche (distopia, ecologismo, antimilitarismo) con la trama essenzialente da romanzo di avventura e formazione.
  • Colonna sonora varia ed espressiva, ottimo compendio narrativo.

Contro:

  • Struttura della trama classica e semplice, ma capace di esaurire con fantasia e brio gli elementi tradizionali della favola.
  • Per lo spettatore italiano, un adattamento in lingua infelice e pomposo.

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