Il filo nascosto



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Paul Thomas Anderson

Il filo nascosto

Scheda:

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© Universal Pictures

Titolo originale:

Phantom Thread

Uscita Italia:

22 Febbraio 2018

Uscita USA:

25 Dicembre 2017

Regia:

Paul Thomas Anderson

Sceneggiatura:

Paul Thomas Anderson

Genere:

Drammatico

VOTO: ★9.5

Cast:

Trama:

Nella Londra del Secondo dopoguerra, un affermato stilista alla costante ricerca della perfezione incontra una giovane donna che proverà a scombussolare la sua maniacale routine.

Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis) è un affermato stilista della Londra anni ’50 che dedica l’intera vita al suo lavoro. Estremamente affezionato alla defunta madre, di cui sembra non aver pienamente superato il lutto, Reynolds è un uomo cinico, dal carattere maniacale, la cui vita è scandita da una rigida routine. Abituato a circondarsi di belle donne fino a quando queste non reclamano la sua attenzione, egli vive e lavora con la fidata sorella Cyril (Lesley Manville), sua stretta collaboratrice e unica persona di cui sembra realmente fidarsi. Un giorno, un’impacciata cameriera di nome Alma (Vicky Krieps) attira la sua attenzione. Dopo averla invitata a cena, decide di condurla nella sua casa di campagna, per parlarle della sua vita e per farle indossare alcuni dei suoi vestiti. Colpito dalle sue forme e dalla sua personalità, Reynolds sceglie Alma come propria modella e la porta a vivere con sé. La giovane donna, dapprima entusiasta della sua nuova vita, diviene ben presto insofferente alla rigidità mentale dello stilista, sempre estremamente concentrato sul suo lavoro e compulsivamente ossessionato dalle sue abitudini. Innamoratasi di lui, Alma decide quindi di fargli una sorpresa, organizzandogli una cena romantica. Reynolds però non gradisce e finisce per rovinare tutto, litigando malamente con lei.

La donna, furiosa, pensa quindi di vendicarsi, sciogliendo nel tè di Reynolds un infuso di funghi velenosi. L’uomo accusa quindi un malore ed è costretto a sospendere il suo lavoro per stare a letto a riposare. Alma coglie allora l’occasione per stare vicino al suo amato, prendendosi cura di lui e scoprendo nella sua sofferenza un lato inaspettatamente dolce e fragile. Una volta ristabilitosi, avendo capito che la vita non è eterna e di aver bisogno di Alma, Reynolds chiede alla donna di sposarlo. I due quindi contraggono matrimonio, si recano in viaggio di nozze e sembrano finalmente felici. Con il passare dei giorni però, i problemi del passato si ripresentano; lo stilista è ancora vittima delle sue ossessioni e del suo lavoro e la donna è sempre più insofferente verso il marito. Alma decide quindi di preparare a Reynolds una omelette ai funghi velenosi, per indebolire l’uomo e poter tornare a prendersi cura di lui. Questa volta però fa tutto alla luce del sole. Reynolds, infatti, decide di inghiottire il primo boccone pienamente consapevole del pericolo, accettando di fatto l’alternanza del rapporto vittima-carnefice propostogli da Alma, essendo questo l’unico modo per equilibrare le diverse esigenze della coppia.

Recensione:

Sontuosa pellicola firmata Paul Thomas Anderson (Il Petroliere, 2007), che dirige il suo film più maturo, in cui il barocchismo cede il posto a un controllo di regia e di scrittura maggiore e più compatto. La macchina da presa non compie particolari virtuosismi, ma con semplici movimenti riesce a valorizzare l’ampiezza e la classe di ambienti che, solo a causa dell’ambiguità dei personaggi risulteranno a tratti quasi claustrofobici.

Emerge in tal senso un sublime contrasto tra l’eleganza della messa in scena e la complessità della psiche dei protagonisti: dapprima solo quella di Reynolds, per via delle sue maniacali abitudini e della sua necessità di controllo su tutto ciò che lo circonda, ma nel finale anche quella di Alma, che ricorre a un espediente quantomeno singolare (seppur cinematograficamente geniale) per dare il giusto equilibrio al complesso rapporto di coppia.

“Quando si parla de Il Filo Nascosto non si può non pensare alla raffinatezza degli abiti (non è un caso che il film si sia aggiudicato l’Oscar 2018 per i migliori costumi) e al fascino della scenografia, che anche solo mediante il ricorso a un determinato tipo di arredamento o di corredi, immerge lo spettatore nelle ricche abitazioni della Londra del Secondo dopoguerra. La magnificenza dei costumi e quella scenografica sono peraltro entrambe valorizzate da una splendida fotografia, che regala immagini a tratti quasi pittoriche.”

Meravigliose anche le musiche, affidate a Jonny Greenwood (chitarrista solista dei Radiohead) e realizzate dalla London Symphony Orchestra. Queste, che ad un orecchio poco esperto potrebbero sembrare una mera esecuzione classica, risultano in realtà una perfetta miscela di sonorità e correnti musicali: si passa dal classicismo barocco, utilizzato nei momenti di maggior spessore, in cui Reynolds manifesta i suoi turbamenti psichici, al classicismo impressionista impiegato nelle scene più romantiche e leggere, fino ad arrivare alle cadenze jazz, usate per gli ambienti pubblici, passando addirittura per armonie pop.

L’eleganza delle componenti tecniche ed estetiche trova inoltre riscontro anche nella sceneggiatura, shakespearianamente drammatica e densa di contenuti (quali la perversione del controllo o l’ambiguità dell’amore inteso come alternanza del rapporto vittima-carnefice), oltre che nella strepitosa interpretazione di Daniel Day Lewis, alla sua ultima apparizione cinematografica. L’attore, sottilmente inquieto, con un impressionante controllo del corpo e dei muscoli facciali, dimostra di sapersi inserire a pieno in una scuola recitativa ormai in “disuso”, vale a dire quella dell’underacting di stampo pre-Actor studios.

Ecco allora come l’esplosione emotiva venga a manifestarsi più come sentore costantemente a fior di pelle, piuttosto che come mera eventualità; la resa dei conflitti che ne deriva risulta maggiormente efficace e riporta alle grandi interpretazioni del cinema classico statunitense.

Pro:

  • La sontuosità formale e sostanziale.
  • L’adeguatezza delle musiche.
  • L’interpretazione di Daniel Day Lewis.

Contro:

  • Talvolta ritmo registico troppo lento.

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