Il gladiatore



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Ridley Scott

Il gladiatore

Scheda:

il_gladiatore_info

© Universal Pictures

Titolo originale:

Gladiator

Uscita Italia:

19 maggio 2000

Uscita USA:

5 maggio 2000

Regia:

Ridley Scott

Sceneggiatura:

David Franzoni, John Logan, William Nicholson

Genere:

Epico, Storico, Drammatico

VOTO: ★7.5

Cast:

Trama:

Un valoroso generale romano viene tradito e condannato a morte. Riuscito a scampare all’esecuzione, diventa un gladiatore e prepara la sua vendetta.

L’anziano imperatore Marco Aurelio (Richard Harris), dopo aver visto il valoroso generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) sconfiggere i Marcomanni in Germania, decide di affidare a quest’ultimo la successione dell’impero, preferendolo al figlio Commodo (Joaquin Phoenix), suo legittimo erede. Quando il giovane apprende dal padre le sue volontà, prima che queste diventino pubbliche, lo soffoca, uccidendolo. Divenuto così imperatore, Commodo ordina la condanna a morte di Massimo e della sua famiglia. Il generale riesce però a fuggire e, rubato un cavallo, si reca immediatamente in Spagna, nella speranza di salvare la moglie e il figlio, ivi residenti. Le truppe imperiali giungono però prima di lui, sterminando i suoi cari e bruciando la sua proprietà. Massimo viene quindi fatto prigioniero da uno schiavista, il quale lo vende a Proximo, un lanista affrancato da Marco Aurelio, che lo impiega come gladiatore in Tunisia.

Dal momento che a Roma Commodo ha deciso di ingraziarsi il popolo con panem et circenses, proclamando 150 giorni di giochi, Proximo (Oliver Reed) decide di tornare nella Capitale per far esibire i suoi nuovi schiavi. Qui Massimo (soprannominato “Ispanico”) diviene ben presto il beniamino della folla e dopo un acceso incontro, invitato personalmente dall’imperatore a dare le sue generalità, rivela a tutti il suo nome, scatenando al contempo l’impeto di Commodo (che lo credeva morto) e l’entusiasmo del popolo.

Massimo viene quindi immediatamente raggiunto da Lucilla (Connie Nielsen), sorella dell’imperatore e vecchia fiamma dell’ex generale, la quale prova a coinvolgerlo in un complotto per spodestare Commodo. L’imperatore tuttavia ne viene a conoscenza, fa imprigionare Massimo (che stava per essere affrancato da un senatore vicino a Lucilla), lo ferisce gravemente e lo affronta nel Colosseo. Nonostante le precarie condizioni fisiche l’ex generale riesce ad uccidere Commodo, ma dopo l’impresa cade a terra e perde la vita. Mentre il suo corpo viene raccolto per ricevere gli onori funebri, quello dell’imperatore viene abbandonato nella polvere, tra l’indifferenza della folla.

Recensione:

Aggiudicandosi ben 5 statuette nell’edizione degli Oscar del 2001 (miglior film, miglior attore protagonista, miglior sonoro, migliori costumi, migliori effetti speciali), Il gladiatore si è imposto sin dalla sua uscita sul panorama cinematografico mondiale come colossal di enorme successo. La solennità della pellicola, accolta con clamore ed entusiasmo quasi unanimi nel 2000, potrebbe tuttavia aver offuscato il giudizio critico del tempo; rivedendo il film 20 anni dopo la sua uscita è infatti difficile non cogliere tutta una serie di limiti sui quali forse in passato si è soprasseduto.

Innanzitutto, la regia di Ridley Scott (Alien, 1979; Blade Runner, 1982; American Gangster, 2007). Se questa si rivela curatissima nelle scene di dialogo, specialmente in alcuni campi e controcampi, non può dirsi altrettanto delle scene d’azione, tecnicamente trascurate nonostante la loro centralità e montate troppo spesso in modo scadente. Anche la fotografia è estremamente semplice, risultando il più delle volte efficace, ma non sempre entusiasmante. Un vero rammarico, soprattutto se si considera che la pellicola è stata – per ammissione dello stesso Scott – fortemente influenzata da Pollice verso, uno splendido dipinto neoclassico firmato Jean-Léon Gérome, da cui il regista trae spunto solo dal punto di vista scenografico e narrativo (incappando peraltro in un falso storico), dimenticandosi completamente della sua curata composizione estetica.

Un altro grande limite del film è inoltre la presenza di un numero spropositato di anacronismi e sviste storiografiche. Se alcuni errori possono essere giustificati da comprensibili esigenze narrative, che difficilmente avrebbero potuto incastrarsi con la realtà dei fatti senza apparire come un mero documentario, altri sono obiettivamente incomprensibili. La bellezza scenografica e dei costumi è estrema, ma avrebbe potuto mantenersi tale anche senza stravolgere la storia. Particolari come le staffe dei cavalli (nel II secolo non ancora inventate), il nero delle uniformi pretoriane, l’impiego delle tigri nell’arena (riservate al venator, un combattente specializzato non appartenente alla classe dei gladiatori) o la semplice rappresentazione della Basilica di Massenzio (costruita solo all’inizio del IV secolo) potevano essere evitati senza turbare alcuno spettatore.

L’ultimo grande limite da evidenziare è infine quello della sceneggiatura. È emerso che questa abbia dovuto affrontare molte riscritture e revisioni e che talvolta veniva addirittura improvvisata dal cast; frasi come “Forza e onore” o “Al mio segnale scatenate l’inferno” sarebbero infatti venute fuori solo durante le riprese. Questa lacunosità, che dimostra la scarsa completezza di un progetto avviato quando non ancora unitariamente concepito, ha portato ad un inevitabile rallentamento del ritmo narrativo (in alcune scene non all’altezza del resto del film) e a un finale ai limiti dello stucchevole. Un imperatore romano che scende nell’arena per battersi con un gladiatore dovrebbe essere una fantasia eccessiva anche per Hollywood. Per non parlare poi di Lucilla, che dopo lo scontro scende al centro del Colosseo proclamando la fine del principato e la restaurazione della fantomatica fase repubblicana tanto desiderata da Marco Aurelio. Insomma, refusi di un’impronta fantascientifica che Ridley Scott dimostra di non aver mai perso.

“Indiscusso punto di forza del film è l’eccezionale colonna sonora di Hans Zimmer, che ha l’inestimabile pregio di riuscire ad esaltare sia le scene d’azione, sia quelle drammatiche, con la giusta magniloquenza.”

Anche gli effetti speciali, sebbene possano apparire troppo artefatti allo spettatore contemporaneo, sono di altissimo livello rispetto all’anno di uscita e vengono utilizzati con parsimonia, solo quando necessario, ovvero negli scontri più cruenti e nella ricostruzione della maestosa Roma antica.

Un’ultima menzione d’onore va riservata alle ottime interpretazioni di Russell Crowe e Joaquin Phoenix. Se il primo riesce perfettamente ad incarnare il valente e tenebroso generale pronto alla vendetta (“in questa vita o nell’altra”), il secondo rappresenta magistralmente la follia a cui può condurre la continua brama di potere, con espressioni facciali che durante la rappresentazione gladiatoria della guerra punica non possono non ricordare il recentissimo Joker (2019), anch’esso folle, ma per ben altri motivi.

In definitiva, Il Gladiatore resta un cult che ha segnato una generazione e ha rispolverato il genere del peplum tanto diffuso tra gli anni ‘50 e ‘60 dello scorso secolo (è sulla scia di questo film che verranno successivamente girati l’acclamato Troy, 2004 e i meno fortunati Alexander, 2004 e 300, 2006). Ciò nonostante, i limiti evidenziati non gli hanno permesso di resistere alla prova del tempo, che ha finito per evidenziarne i difetti e ridimensionarne i pregi.

Pro:

  • La solennità della colonna sonora di Hans Zimmer.
  • Le interpretazioni di Russell Crowe e Joaquin Phoenix.
  • La bellezza scenografica e dei costumi.

Contro:

  • Anacronismi e falsi storici evitabili.
  • Ritmo narrativo incostante.

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