Il labirinto del fauno



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Guillermo del Toro

Il labirinto del fauno

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

El laberinto del fauno

Uscita Italia:

24 Novembre 2006

Uscita USA:

19 Gennaio 2007

Regia:

Guillermo del Toro

Sceneggiatura:

Guillermo del Toro

Genere:

Drammatico, Fantastico, Guerra

VOTO: ★8.5

Cast:

Trama:

Nella Spagna attraversata dagli scontri fra ribelli e regime, la figliastra di uno spietato capitano franchista deve superare delle prove magiche per accedere a un mondo fatato.

Spagna, 1944. Il regime franchista è in auge, ma fra i monti si nascondono ancora dei ribelli da sopprimere. Lo spietato capitano Vidal (Sergi López) di stanza lì, chiama a sé la moglie Carmen (Aridna Gil), gravida, e la figliastra Ofelia (Ivana Baquero).

Ofelia, oppressa da queste tensioni, si rifugia in fantasie che si intrecciano man mano con la realtà. Una notte delle fate la portano presso un labirinto nel bosco, dove incontra un Fauno (Doug Jones). Questi le spiega che è la reincarnazione della principessa Maana, figlia del Re del mondo sotterraneo (Federico Luppi). Per potervi tornare dovrà superare tre prove indicate su un libro magico. Ofelia afferma di essere figlia di un sarto morto in guerra, ma il Fauno le mostra una voglia a forma di falce che ne proverebbe la natura magica.

Intanto Ofelia scopre che la propria governante, Mercedes (Maribel Verdù), aiuta in segreto i ribelli. Fra questi vi è infatti suo fratello Pedro (Roger Casamajor). Ofelia non la denuncia e le due stringono amicizia.

“Viene poi per la ragazzina la prima prova: guarire un albero antico e malato per colpa di un mostruoso rospo velenoso che vi ha fatto il nido.”

Ofelia, con un inganno, fa ingoiare al rospo tre pietre di ambra magica, uccidendolo e facendogli sputare una chiave necessaria per la seconda prova. La quale consiste nel penetrare delle segrete, assieme a tre fate, e recuperare il pugnale dell’Uomo Pallido (Doug Jones), un mostro apparentemente cieco, statico e cannibale. Davanti al mostro vi è un banchetto ricco che attrae la ragazzina, per quanto il Fauno le abbia vietato di cibarsi. Lei contravviene all’ordine, risvegliando il mostro che divora le fate e la insegue.

La missione è in ogni caso completata, ma il Fauno per punizione non le rivela l’ultima prova. Quella sera Vidal scopre sotto al letto della malata Carmen una mandragora che Ofelia le aveva donato per guarirsi. Gettata la pianta magica nel fuoco, la salute di Carmen peggiora finché costei non muore di parto, dando alla luce un maschio. Successivamente Vidal scopre che Mercedes sta con i ribelli: dopo una violenta colluttazione la governante riesce a fuggire. Ofelia viene segregata in camera e le appare il Fauno: l’ultima prova consiste nel portargli il fratellino appena nato. Quando però Ofelia scopre che il neonato deve essere sacrificato, si rifiuta. In quella, Vidal la sorprende e le spara, per poi essere giustiziato dai ribelli. Mercedes accoglie il bambino, mentre Ofelia muore riversando il proprio sangue sulla Terra. Si apre così un varco, attraverso cui l’anima di Ofelia sembra ricongiungersi col padre, il Fauno e il proprio regno fatato.

Recensione:

Unanimamente considerato il capolavoro di Guillermo del Toro (Hellboy, 2004; La forma dell’acqua, 2017), il pluripremiato Il labirinto del fauno presenta i tratti caratteristici dell’autore messicano: prima fra tutti, la commistione fra il mondo reale, politicamente deviato dai vari fascismi e militarismi, e quello fantastico, in cui le forze magiche concorrono a offrire un’alternativa. La protagonista è, ovviamente un soggetto subalterno: se ne La forma dell’acqua sarà una donna affetta da mutismo e in Hellboy era un mostro orfano imprigionato nella propria diversità, qui è un innocente ragazzina che si ribella al padre. Il quale, ça va sans dire, rappresenta la freudiana Legge del Padre, costrittiva e censoria, ma anche la brutalità della gerarchia militaresca e patriarcale. Il risultato è una favola soprannaturale dal forte radicamento nella Storia (intesa come campo di conflitti ed eventi), in cui si intravede chiaramente la matrice sudamericana delle opere di del Toro: da un lato il trauma dei regimi dittatoriali contrapposti alla forza del legame umano e delle speranze per l’avvenire, dall’altro il realismo magico dove concretezza e fantasia convivono. Non stupisce che fra i produttori del film figuri il connazionale Alfonso Cuarón (Roma, 2019). Del Toro ha saputo trasferire queste tematiche ai modi produttivi del film fantastico per ragazzi, mantenendo però una visibile cupezza e una cruda violenza di fondo che non definiscono precisamente il target al quale è rivolto il film.

La sceneggiatura, dello stesso regista, risponde alla duplicità di cui si è appena detto. La struttura del dramma storico (divisioni familiari, segreti, la Resistenza) è inserita in quella più ampia della favola classica, secondo i canoni del «viaggio dell’eroe». La protagonista, il cui «mondo originario» viene sconvolto, incontra un «mentore», il Fauno, che le propone le tipiche tre prove da superare. Di queste, l’ultima corrisponde alla «discesa alla caverna più profonda»; prima, Ofelia deve affrontare mostri, stringere legami con alleati, scontrarsi con l’antagonista e recuperare «elisir» magici. Lo straziante finale, come spesso in del Toro, è lasciato all’ambiguità: la giovane davvero si è ricongiunta al proprio regno fatato, oppure la fantasia non può realmente cambiare il corso degli eventi nella realtà?

“Calibrando ottime scene di descrizione ambientale ad altre cariche di tensione, la narrazione prosegue rinnovando ogni volta gli elementi del racconto classico, lasciando aperte possibilità interpretative.”

È evidente quanto, in un film del genere, conti l’aspetto visivo, emozionale, sensoriale. La regia di del Toro è sempre ricercata, per quanto ricorra a soluzioni comprovate e utilizzate a ripetizione, mentre a dominare la costruzione dei quadri sono le scenografie da Oscar di Eugenio Caballero (The impossible, 2012; Roma, 2019). Qui come sopra, il realismo è permeato di elementi evanescenti e mistici, mentre le numerose ambientazioni sono descritte ora con meraviglia, ora con profondo orrore. A questa sorta di new wave del gotico contribuisce la fotografia, sempre premiata agli Academy, di Guillermo Navarro, che trasforma la favola in un racconto cupo per adulti ai limiti del cinema horror. Di fronte a tale impressionante impatto visivo, le musiche di Javier Navarrete (La spina del diavolo, 2001; Yo puta, 2004) risultano depotenziate, pur rimanendo adatte al ruolo che il regista ritaglia loro nelle proprie produzioni (il main theme, come sempre, è efficace). Anche il montaggio di Bernat Vilaplana, pur accurato, fa ricorso a classici e fin troppo usati espedienti.

Ciò che più contraddistingue Il labirinto del fauno, e in generale la produzione di del Toro, è però l’efficacia, la fantasia, la verosimiglianza di trucchi natural ed effetti speciali. La squadra del regista, qui in particolare, supera se stessa: in una vera e propria collezione di mostri e creature costella la trama, spiccano le applicazioni all’attore feticcio Doug Jones, mimo versatile capace di plasmare il proprio corpo a qualsiasi esigenza (come si è visto nel recente, seppur poco riuscito, Scary stories to tell in the dark, 2019). L’Uomo Pallido, a titolo d’esempio, è probabilmente fra i mostri più iconici del cinema degli ultimi decenni. Un plauso aggiuntivo va, almeno, anche all’ottimo Sergi Lòpez, sufficientemente spietato e protagonista di una delle sequenze (il medicamento della mandibola) più impressionanti della pellicola. Da notare come il visivo sia effetto di un lavoro di make-up curatissimo, che non ricorre alla tecnologia digitale e mette in gioco la maestria artigianale dei truccatori.

In definitiva, Il labirinto del fauno, lungi dal non essere un film per il grande pubblico (lo dimostrano, tra l’altro, gli incassi da record), è un’opera intessuta di simbolismi, colta e accurata. Una favola cupa ambientata nel passato ma dalla morale tremendamente eterna.

Pro:

  • La sceneggiatura che commistiona storia e mito, realtà e fantasia.
  • Il comparto visivo fantasmatico e soprannaturale.
  • Gli eccellenti effetti speciali (specie addosso a Doug Jones).

Contro:

  • Le musiche, di qualità inferiore rispetto al resto.
  • Montaggio che fa ricorso a classici e fin troppo usati espedienti.

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