Il posto delle Fragole

LOADING
Ingmar Bergman

Il posto delle fragole

Scheda:

il_posto_delle_fragole_info

© Svensk Filmindustri

Titolo originale:

Smultronstället

Uscita Italia:

11 Aprile 1959

Uscita USA:

22 Giugno 1959

Regia:

Ingmar Bergman

Sceneggiatura:

Ingmar Bergman

Genere:

Drammatico, Sentimentale

REDAZIONE: ★10

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un anziano professore, durante un viaggio per riscuotere meriti accademici, si trova a rivalutare la propria esistenza.

Isak Borg (Victor Sjöström), anziano professore svedese, deve compiere un non breve viaggio per ritirare un riconoscimento accademico. Il giorno della partenza viene tuttavia inaugurato da un incubo sconvolgente è ricolmo di presagi di morte. Ne deriva la decisione di affrontare il tragitto in macchina assieme alla nuora Marianne (Ingrid Thulin). Una deviazione porta i due presso la casa di famiglia dove Isak aveva trascorso l’estate dei propri vent’anni. Il ricordo lo assale: gli si para, come in sogno, l’immagine dell’amata cugina Sara (Bibi Andersson), oggetto dei desideri del cugino Sigfrid, intenta a raccogliere fragole.

Lungo la strada occorrono altri incontri. Isak e Marianne accordano un passaggio a due ragazzi e una ragazza molto simile a Sara e successivamente a una coppia litigiosa con la quale hanno uno scontro in auto.

“Segue una sosta in trattoria dove i due giovani, l’uno ateo e l’alto religioso, discutono dell’esistenza di Dio.”

La sosta successiva è a casa della madre quasi centenaria di Isak, che mostra loro vecchi cimeli e giocattoli. Nuovamente in macchina, Isak si addormenta e ha un nuovo incubo riguardante la propria morte e l’abbandono di Sarà in favore di Sigfrid. Al risveglio afferma di essere morto pur essendo vivo, mentre Marianne gli rivela le difficoltà con il marito Evald e l’arrivo di un figlio.

Al termine del viaggio, proprio a casa di Evald (Gunnar Björnstrand), Isak viene premiato ma ha la mente altrove: sente di essere maturato e prova a riconciliare figlio e nuora, oltre a trattare insolitamente con rispetto la governante. Addormentandosi, infine, gli sovvengono dolci immagini dell’infanzia e dei genitori.

Recensione:

Per quanto sarebbe irrispettoso tentare una classifica delle opere di Ingmar Bergman, Il posto delle fragole rientra sicuramente fra le più significative nonché, al pari de Il settimo sigillo (1957), maggiormente note. La struttura narrativa da road movie si dipana lungo un viaggio in tre direzioni: orizzontale per la strada fisicamente percorsa, temporale attraverso sogni e ricordi, infine al fondo nei meandri della psiche. Di queste tre, una sola è senza dubbio unidirezionale ed è quella psicologica perché porta il protagonista a una rivalutazione definitiva e inedita della propria vita e dell’esistenza. Le visioni avanti e indietro nel tempo, invece, si susseguono senza soluzione di continuità ma intrecciandosi l’una con l’altra, rendendo indistinguibili i ricordi veri da quelli rivisitati e mettendoli sullo stesso piano di realtà degli incubi premonitori. Infine, quanto al viaggio fisico, non viene specificato a livello di trama se si tratti in effetti di un’andata senza ritorno o meno: in tal caso, il professor Borg che lo compirà a ritroso sarà un individuo diverso.

Capolavoro della meditazione esistenziale e filosofica, il film racchiude in se molte delle tematiche ricorrenti per il regista di Sussurri e grida (1972). In primis, i dubbi sull’esistenza di Dio e la necessità di interrogarvisi: su questo, come vedremo nei paragrafi successivi, viene costruita non solo la riflessione sulla salvazione personale del protagonista ma anche il sistema dei personaggi. Seguono poi il gusto dell’onirico e del simbolico, con i presagi di morte dal carattere espressionista ed enigmatico (gli orologi senza lancette del primo sogno, interpretabili come fine ineluttabile del tempo o eternità della vita spirituale). È poi soprattutto il perduto mondo di un’infanzia da recuperare e proteggere l’ulteriore asse portante di una filmografia che della temporalità, della poesia e dell’inquietudine di fronte al mistero dell’esistenza si è resa fonte di riflessione e ispirazione per cineasti a venire.

È poi il tema del doppio, qui come in Persona (1966), a innervare la narrazione.

“La sceneggiatura, di Bergman stesso, è attenta alla facoltà dei personaggi di rispecchiarsi fra loro, in un gioco di sovrapposizioni psicologiche che ben si innesta in quelle temporali e ontologiche.”

I due giovani possono essere rappresentati come l’immagine scissa e ringiovanita di Isak, colto in una fase della propria vita in cui si dibatte fra l’ateismo militato e l’assenza sofferta di Dio: il loro comune interessamento per la sosia di Sara rispecchia l’antica rivalità fra cugini pretendenti ma anche le due alternative che si presentavano al giovane Isak. Una sola delle quali si è avverata, provocandogli rimorsi e incubi ulteriori. Il doppio si ritrova nella coppia litigiosa trovata per strada, così come nella coppia di Marianne e Evald in crisi. È la somma di contrasti interni che Isak impara a contenere e accettare per tutta la durata di un viaggio dolcemente scandito da una fluidità di scrittura di impressionante realismo. Il ritmo narrativo è conferito anche dall’ottimo montaggio, con sapiente uso delle transizioni incrociate, di Oscar Rosander.

Regia e fotografia sono magistrali. Gunnar Fischer, collaboratore abituale di Bergman, coniuga nelle proprie immagini tutta l’imponente perfezione della scuola nordica, alternando l’espressività dei primi piani e la magia degli esterni. Quanto alla interpretazioni, oltre alle ricorrenti e indimenticabili Bibi Andersson, Ingrid Thulin e Max von Sydow, si segnala il regista, maestro di Bergman, Victor Sjöström in un ruolo da protagonista affrontato con delicatezza e grazia.

Il posto delle fragole in sintesi è fra le opere che più meritano di entrare nel canone della Storia del cinema: un racconto affascinante e senza tempo, dalla valenza universale e di profondità e tecnica magniloquenti.

Pro:

  • Opera filosofica e narrativa di estrema profondità e valenza universale.
  • Sceneggiatura e scrittura dei personaggi che offrono spunti, tecnicamente resi alla perfezione, su temi quali la morte e il doppio.
  • Regia, fotografia e montaggio perfetti.

Contro:

  • Nessuno.

5 / 5. 2