Io e Annie



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Woody Allen

Io e Annie

Scheda:

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© Rollins-Joffe Productions

Titolo originale:

Annie Hall

Uscita Italia:

2 Settembre 1977

Uscita USA:

20 Aprile 1977

Regia:

Woody Allen

Sceneggiatura:

Woody Allen, Marshall Brickman

Genere:

Commedia, Sentimentale

VOTO: ★9-

Cast:

Trama:

Un comico newyorkese ripercorre le tappe che lo hanno portato a rompere con la sua fidanzata, fra psicanalisi e ironiche divagazioni.

Alvy Singer (Woody Allen) è un giovane comico newyorkese affetto da sempre da varie tipologie di nevrosi. Rompendo la quarta parete e rivolgendosi direttamente al pubblico, Alvy annuncia di voler ripercorrere la propria storia d’amore con la svampita e problematica Annie Hall (Diane Keaton). La rottura avvenuta fra i due è un fatto di cui ancora lui non riesce a capacitarsi.

Il racconto, fatto di frammenti di ricordi, divagazioni psicanalitiche ed episodi più o meno surreali, prende le mosse dal loro incontro durante una partita di tennis con amici in comune (Tony Roberts, Carol Kane). Annie appare da subito fuori dagli schemi: si veste in modo non coordinato, guida pericolosamente e ha bizzarri modi di manifestare le proprie emozioni. Sogna di diventare artista, e così Alvy, per incoraggiarla, la convince prima a iscriversi all’università e poi a frequentare uno psicoterapeuta. Alvy è un egocentrico fobico con molte insicurezze circa se stesso, ma si innamora sinceramente di Annie. La loro relazione non potrà però durare serenamente:

“Annie si rende man mano conto delle limitazioni di Alvy. Questi, essendo sempre più insicuro di sé, lo diventa anche rispetto alla fedeltà della partner.”

Dopo la rottura, Alvy tenta altre relazioni (Shelley Duvall) senza successo. Alvy tiene molto ad Annie, tanto da raggiungerla a Los Angeles dove la ragazza si è trasferita in cerca di fortuna presso un ambiguo produttore musicale (Paul Simon).

A nulla serve. Passato ormai del tempo, i due ex-amanti si rincontrano in qualità di amici. Alvy si rende conto di quanto ha stimato, e stima, Annie e afferma che, sebbene l’amore sia un fattore completamente assurdo, è tuttavia necessario per l’essere umano.

Recensione:

Io e Annie si colloca, nella carriera di Woody Allen, in quella fase di transizione che porta il regista newyorkese dalle commedie demenziali (Amore e guerra, 1975) al dramma ironico e sofisticato di stampo più intellettuale (Manhattan, 1979). Fra i più grandi successi di critica e di pubblico di Allen, con ben quattro premi Oscar, la pellicola può essere una summa di quegli elementi alleniani che ne marcavano, almeno fino al 2000, lo stile: la frammentazione della sintassi filmica, per cui è dato allo spettatore di ricostruire il quadro generale della narrazione; l’umorismo verbale colto e citazionista; la rottura della quarta parete, strettamente correlata alla pratica psicanalitica; la regia semplice a favore della complessità di significati dialogici.

Sono appunto i dialoghi, e la sceneggiatura nel complesso, la forza propulsiva del film. L’assoluta e banale semplicità del soggetto viene viene superata dalla ricchezza di situazioni, umoristiche e sociali, presentate attraverso le sagaci battute di Allen. Costruita come un grande monologo interiore, la creazione dei dialoghi rappresenta, per quanto fortemente introspettiva, una forte denotazione realistica.

Il lavoro di montaggio risente sicuramente dell’arretratezza di tecnica del tempo, con stacchi frequenti e frenetici, risultano oramai tecnicamente demodè.

“Anche la metà-cinematografia, in pieno stile New Hollywood, è di supporto: il cinema, sembra dirci Allen, è come la psicanalisi un mezzo per sognare l’animo e le relazioni umane, fra passato e presente. Così diventa possibile, in una delle scene più sperimentali del film, ascoltare i dialoghi fra Allen e Keaton e leggere in sottotitoli i loro pensieri reconditi e inespressi.”

A incarnare quelle che, nella scrittura di Allen, sono due vere forze cosmiche del disagio postmoderno, Allen e una Keaton da Oscar.

Pro:

  • La metacinematografia come strumento narrativo.
  • Le interpretazioni dei protagonisti.
  • I dialoghi in pieno stile Allen, ironici e colti.

Contro:

  • Montaggio sottotono e tecnicamente datato.

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