Jack in the Box

LOADING
Lawrence Fowler

Jack in the Box

Scheda:

jack_in_the_box_info

© Adler Entertainment

Titolo originale:

The Jack In The Box

Uscita Italia:

17 Settembre 2020

Uscita USA:

n.d.

Regia:

Lawrence Fowler

Sceneggiatura:

Lawrence Fowler

Genere:

Horror

REDAZIONE: ★2-

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Dopo il rinvenimento di un antico “Jack in the box”, i suoi proprietari hanno ben presto motivo di credere che il raccapricciante clown a molla nascosto al suo interno sia un’entità demoniaca.

Casey Reynolds (Ethan Taylor) è un giovane ragazzo americano che si trasferisce nella piccola cittadina di Hawthorne (Inghilterra), dove viene assunto come guardiano di un museo locale. Al suo primo giorno di lavoro conosce Lisa (Lucy-Jane Quinlan), sua nuova collega con la quale rinviene nel magazzino un antico “Jack in the box”. Affascinato dal manufatto, dopo essersi consultato con un esperto del campo, decide di metterlo in esposizione.

Il clown contenuto nella scatola si rivela ben presto un’entità demoniaca, che uccide tutti coloro i quali sono sotto il suo raggio d’azione: dapprima due ladri, poi una visitatrice, infine una donna delle pulizie e la direttrice. Ben presto Casey intuisce i poteri nascosti del clown, con cui ha anche uno scontro ravvicinato, dal quale riesce a sopravvivere. Spaventato, in un primo momento il giovane sembra voler scappare da Hawthorne; tuttavia, poiché tempo addietro non rispondendo a una chiamata d’emergenza della sua ragazza, ne aveva indirettamente causato la morte, decide questa volta di non sfuggire alle proprie responsabilità.

“Si reca quindi da un demonologo per capire come sbarazzarsi del mostro che egli stesso ha sprigionato.”

Questi gli rivela che Jack è sì inarrestabile, ma mortale. Il demone, infatti, non può uccidere chi lo ha liberato e può essere distrutto quando viene rinchiuso per intero nella scatola, pronunciando le parole “bestia ad inferos”. Tornato nel museo proprio quando Jack stava per aggredire Lisa, Casey riesce ad affrontare il demone, ma un suo artiglio si spezza e resta fuori dalla scatola. Nel finale, il giovane americano viene arrestato poiché accusato della morte delle persone scomparse e Lisa viene uccisa da Jack, ancora vivo e in circolazione.

Recensione:

Se negli ultimi anni il genere horror è stato risollevato da una serie di pellicole che sono state in grado di infondergli nuova linfa, al punto da andare a costituire quella che può essere definita a pieno titolo una vera e propria new wave del genere (si pensi a Scappa – Get Out (2017) e Noi (2019) di Jordan Peele, Hereditary – Le Radici del Male (2018) e Midsommar – Il Villaggio dei Dannati (2019) di Ari Aster, The Vvitch (2015) e The Lighthouse (2019) di Robert Eggers), non mancano purtroppo le eccezioni. Jack in the box è senza alcun dubbio una di queste.

Il film in esame, oltre a presentare una serie di limiti tecnici sui quali ci si soffermerà a breve, si basa su un soggetto di per sé estremamente debole: quello del clown assassino, infatti, è uno stereotipo fin troppo abusato dalla cinematografia contemporanea e la sua estenuante reiterazione rappresenta sempre più un elemento di folclore che di orrore. Per lasciare un segno, una pellicola che parte da un’idea così poco originale ha tre strade non necessariamente alternative da percorrere: la prima è quella di costruire la narrazione su una sceneggiatura innovativa, che riesca a dare qualcosa di nuovo a un soggetto ormai vecchio; la seconda consiste nel coinvolgere lo spettatore mediante componenti tecniche ed estetiche di alto livello; la terza è quella di puntare su un cast particolarmente capace, che dia profondità ai personaggi principali. Ebbene, Jack in the box non fa nulla di tutto ciò, risultando gravemente insufficiente sotto ogni punto di vista.

La sceneggiatura, oltre ad essere di una banalità disarmante, presenta anche diverse contraddizioni logiche: non si capisce ad esempio come Casey rispondendo al telefono avrebbe potuto impedire la morte della sua ragazza (la quale, inseguita da un malvivente, al posto di chiamare insistentemente lui avrebbe forse fatto bene a rivolgersi al 911); o, ancora, non ci si capacita di come Jack riesca ad uccidere violentemente tutte le sue vittime senza lasciare mai la minima traccia di sangue (eccezion fatta per la povera direttrice del museo, di cui rimane un piede); così come poco chiaro risulta il perché l’esperto demonologo, pur sapendo perfettamente cosa stia accadendo ad Hawthorne, sia dapprima tanto reticente nel parlare con Casey, ma poi all’improvviso cambia idea e lo aiuta. A peggiorare le cose sono le pessime interpretazioni del cast, le quali, combinate all’infima qualità dei dialoghi, creano un conturbante effetto comico, di cui lo spettatore avrebbe volentieri fatto a meno.

“Dal punto di vista strettamente tecnico, le cose non migliorano. Ogni componente filmica si rivela all’insegna dell’amatorialità. Tutto appare estremamente dozzinale, quasi improvvisato.”

La fotografia risulta fin troppo patinata per un horror, non riuscendo mai a creare la giusta atmosfera. In tal senso, anche la scenografia si dimostra monotona e artefatta: il museo è ben poca cosa e mal si presta come teatro dei crimini di Jack. Persino il trucco e i costumi sono indecenti: il corpo del mostro sembra una sorta di Gabibbo dal piumato nero e il make-up delle ferite di Casey rasenta il ridicolo. Le musiche, per lo più fuori contesto, sono mixate in un sonoro pessimo, senza alcuna profondità di campo, né spazializzazione, caratteristiche particolarmente rilevanti negli horror. A tal proposito, occorre rilevare come estremamente scadente sia anche la resa dei jumpscare, talmente mal realizzati che si fatica a definire tali. Solo la regia, per quanto comunque gravemente insufficiente, sembra complessivamente meno esecrabile delle altre componenti. Lawrence Fowler (Curse of the Witch’s Doll, 2018) prova ad elevare la qualità del film con qualche inquadratura sofisticata, ma il tentativo risulta vano. Dinanzi a tale mediocrità, l’esiguità di budget non può essere considerata una valida causa di giustificazione.

Per tutti questi motivi, Jack in the box si colloca di diritto tra i peggiori film horror di sempre. Il perché sia stato prodotto è poco chiaro; il motivo per cui abbia goduto di una distribuzione tanto massiccia risulta tuttavia ancora più oscuro.

Pro:

  • Nessuno.

Contro:

  • Soggetto stereotipato, aggravato da una sceneggiatura banale.
  • Componenti tecniche ed estetiche gravemente insufficienti.
  • Interpretazioni imbarazzanti.

1 / 5. 1