Joker



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Todd Phillips

Joker

Scheda:

joker_info

© Warner Bros.

Titolo originale:

Joker

Uscita Italia:

3 Ottobre 2019

Uscita USA:

4 Ottobre 2019

Regia:

Todd Phillips

Sceneggiatura:

Todd Phillips, Scott Silver

Genere:

Drammatico

VOTO: ★9.5

Cast:

Trama:

Un aspirante comico, fallito, mentalmente compromesso ma intimamente buono viene indotto, dai continui soprusi, a trasformarsi nel criminale più pericoloso della città.

Gotham City, primi anni 80. Arthur Fleck (Joaquin Phoenix), aspirante comico, lavora come pagliaccio pubblicitario nelle squallide strade del centro. Affetto da depressione e da un disturbo che lo induce a ridere senza controllo, è vittima ogni giorno dei soprusi di piccole bande di malviventi. Frustrato sul lavoro, vive a casa soltanto con la madre Penny (Frances Conroy), gravemente malata, e passa le sue serate a guardare lo show di Murray Franklin (Robert De Niro). Questi, noto presentatore e comico televisivo, è l’idolo di Arthur.

Dopo l’ennesimo pestaggio subìto, un collega regala ad Arthur una pistola. Il clown la utilizza la sera stessa, quando viene attaccato in metropolitana da alcuni giovani yuppie, uccidendoli. Mentre si diffonde, fra le classi disagiate, il mito del giustiziere truccato da pagliaccio, Arthur trova il coraggio di parlare a Sophie (Zazie Beetz), la vicina di cui è invaghito, e di lanciarsi come cabarettista. Apprende però da una lettera della madre di essere, probabilmente, figlio illegittimo del magnate e candidato sindaco Thomas Wayne (Brett Cullen) presso cui Penny lavorava come domestica. Tentando in più modi di avvicinare il ricco imprenditore, Arthur si ritrova fra gli archivi del manicomio di Arkham, dove scopre non solo che sua madre è una visionaria schizofrenica che gli ha sempre mentito, ma anche di essere un figlio adottivo e di aver subito lui stesso gravi abusi e traumi cerebrali da piccolo. Sconvolto, soffoca la madre, già ricoverata per ictus in ospedale.

“Congiuntamente, Arthur realizza di aver immaginato tutta la storia con Sophie, mai accaduta nella realtà, e di essere a un passo dall’arresto per omicidio. Decide così di dare il tutto per tutto”

e accettare l’invito in trasmissione da Franklin, che lo vuole in quanto fenomeno mediatico involontariamente comico per colpa della risata incontrollabile. Sgominando i poliziotti e creando il caos in città, Arthur si presenta truccato da clown negli studi televisivi e chiede a Franklin di introdurlo come «Joker». Mentre all’esterno si sta creando già una rivolta ispirata alla figura del pagliaccio giustiziere, Arthur confessa le proprie colpe in diretta televisiva e uccide il suo idolo. Fuggendo, viene portato in trionfo dalla folla, mentre i coniugi Wayne vengono assassinati sotto gli occhi inermi del figlio Bruce (Dante Pereira-Olson), che in precedenza ha avuto un fugace incontro con Arthur. Si vede, in seguito, il protagonista ricoverato ad Arkham, intento a scappare dalle guardie dopo aver ucciso la propria psichiatra. La metamorfosi in Joker, storico villain che in futuro si scontrerà con Bruce Wayne/Batman, è ormai conclusa.

Recensione:

Vincitore dell’ultima edizione del Festival del cinema di Venezia, dove è stato presentato in anteprima mondiale, Joker è fra i film più attesi dell’anno, nonché il più criticato. I fan del fumetto temevano una trasposizione troppo libera, mentre i sostenitori del cinema d’autore lamentavano la presenza di un prodotto ispirato all’universo narrativo di Batman nella rosa dei candidati al Leone d’oro. Hanno fatto seguito, negli Stati Uniti, timori per una possibile emulazione del personaggio e aspre polemiche per i contenuti violenti e il supposto incitamento alla rivolta presente nella pellicola. In realtà Joker non è un cinecomics, come più volte sottolineato dagli stessi membri del cast, ma un thriller urbano di carattere socio-psicologico.

Il suo modello nobile è infatti Taxi driver (1976) di Martin Scorsese: se Travis Bickle soffre di disturbo post-traumatico indotto dall’esperienza in Vietnam, Arthur Fleck ha delle lesioni permanenti causate dai maltrattamenti infantili. Entrambi ignorati dalla società, si trovano a dare una svolta alla propria vita per mezzo della violenza. Che, tuttavia, non è maggiore né diversa dalla violenza di New York/Gotham alla quale sono abituati e che il sistema di sperequazioni stesso ha creato. La violenza del film non è causa, ma effetto e specchio di una violenza già esistente nella giungla cittadina americana del tardo capitalismo.

Ciò già sarebbe sufficiente a individuare il film rispetto alla saga cinematografica e letteraria da cui trae elementi: Joker non è un cinecomics d’autore ma un’opera autoriale che dei fumetti riprende alcuni elementi iconici per isolarne e farne rivivere i significati universali. Due sono essenzialmente i filoni tematici sondati a livello di soggetto, elaborato in sceneggiatura dal regista Todd Phillips (trilogia Una notte da leoni, 2009-13) e da Scott Silver (8 mile, 2002; The fighter, 2010): la parabola di un malato mentale escluso dalla società e l’ascesa di un individuo in quanto simbolo della rivolta. Il primo è sviluppato con grande profondità e attenzione, senza pietismi ma toccando direttamente l’animo dello spettatore: anche per merito di un eccelso Joaquin Phoenix, la caduta di Arthur nel proprio inferno personale è comunicata attraverso le espressioni, il volto emaciato dell’attore che man mano si deforma in ghigno sofferto, la risata tanto tremenda quanto verosimile.

“Da lodare inoltre l’idea di evidenziare gli snodi evolutivi di Arthur tramite il ricorso ad alcuni numeri di danza, sempre più espansivi e atti a simboleggiare una rinascita del personaggio dalle ceneri della propria miseria:”

l’ormai iconica scena di Joker danzante sulle scale, ormai all’apice della metamorfosi, ha la stessa funzione del monologo allo specchio in Taxi driver ma riesce a non ricorrere alle parole. Il tema medico della malattia mentale, di cui vengono fornite sia ragioni neurologiche che sociali, è quindi sviluppato con precisione narrativa e grande rispetto. Meno riuscito il secondo filone, di carattere politico: spesso si ha l’impressione di assistere a qualcosa di già visto, forse troppo costruito, che possa compromettere la resa psicologica del protagonista per ridurlo a simbolo come tanti altri. Va però ricordato che la Gotham City dei fumetti è, in effetti, il regno di una rivolta fra pezzenti e sfruttatori, dove il disagio sociale esplode in guerriglia. Si tratta quindi dell’aspetto più forzato ma anche più fedele all’originale del film.

A conti fatti, l’ultimo punto menzionato è anche l’unico aspetto solo in parte riuscito di Joker, che per il resto è il frutto di un lavoro di squadra in cui tutti i comparti sembrano dare il meglio di sé. A partire proprio dalla regia di Phillips che, apparentemente deciso a legittimarsi e far capire ai critici di non essere solo un autore di commedie demenziali, riesce a utilizzare tutte le modalità espressive del film noir con grande efficacia. La macchina da presa, ora più documentaristica ora più barocca, porta lo spettatore nei meandri di una città squallida e malata fino al midollo, cui si contrappone lo sfarzo patinato e posticcio dello studio televisivo di Franklin. Ad affiancare la regia perfetta, il montaggio di Jeff Groth (Project X, 2010; I trafficanti, 2016) e la fotografia di Lawrence Shern, già collaboratore di Phillips. Il primo dà il suo meglio non solo nelle summenzionate scene di danza, ma anche nella sequenza del pestaggio in metropolitana, con un gioco di alternanze fra visibile e invisibile che crea una tensione efficace e riuscita. Il secondo, tramite una palette cromatica studiata al dettaglio, sa evidenziare sia i tratti realistici e degradati del contesto sia l’emotività stessa dei personaggi che vi si riflette.

Quanto alle interpretazioni, è inutile spendere ulteriori parole sulla performance di Phoenix. Il fatto che l’attore sia dimagrito di 20 chili è quasi irrilevante a fronte di un lavoro sulle movenze corporee e sul controllo di voce e sguardi impressionante. Si segnala ovviamente anche Robert De Niro, a proprio agio nella parodia di un suo ruolo precedente in Re per una notte (1983) di Martin Scorsese, altro caposaldo del cinema New Hollywood funto da ispirazione per Joker. Ovviamente va sottolineato come, essendo il film costruito sul personaggio e sulla bravura di Phoenix, tutti gli altri ruoli risultino inevitabilmente secondari. Tutt’altro che un difetto, per una storia di alienazione di un singolo individuo.

Ultimo aspetto da sottolineare, la colonna sonora e l’audio. Le musiche di Hildur Guðnadóttir (Soldado, 2018; Chernobyl, 2019) alternano la tensione delle sequenze drammatiche, con brani strumentali, alla straziante dolcezza dei momenti intimi di Arthur, espressi da pezzi cantati della tradizione pop vintage americana. Il montaggio sonoro sa, infine, relazionarsi con i movimenti di macchina con un’accuratezza purtroppo rara evidenziando e descrivendo anche gli oggetti al di fuori della scena.

In definitiva, Joker potrebbe davvero essere definito il capolavoro dell’anno, almeno finora. È sempre rischioso, per un recensore cinematografico, farsi cogliere da entusiasmi troppo accesi: questo è uno dei capisaldi anche di Unpolitical Reviews. In tal caso, è però difficile il contrario, e non possiamo che emanare un giudizio entusiasta e unanime.

Pro:

  • La reinterpretazione in chiave socio-psicologica, autoriale, di un personaggio dei fumetti astratto dal proprio universo d’origine.
  • L’interpretazione di Phoenix, commovente e rispettosa.
  • L’armonia perfetta fra tutti i comparti di lavorazione.

Contro:

  • La sotto-trama politica, forse scontata per quanto necessaria al contesto.
  • Le interpretazioni secondarie, in realtà tutt’altro che inadeguate ma adombrate dalla grandezza del protagonista.

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