Judas and the Black Messiah

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Shaka King

Judas and the Black Messiah

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

Judas and the Black Messiah

Uscita Italia:

9 Aprile 2021

Uscita USA:

12 Febbraio 2021

Regia:

Shaka King

Sceneggiatura:

Will Berson, Shaka King

Genere:

Biografico, Drammatico, Storico

REDAZIONE: ★7.5

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

William O’Neal viene incaricato dall’FBI di infiltrarsi nell’organizzazione rivoluzionaria delle Pantere Nere dell’Illinois per fermare l’ascesa di Fred Hampton, il loro leader.

William “Bill” O’Neal (Lakieth Stanfield) viene fermato dalla polizia per furto d’auto e per essersi finto un agente federale. Durante il suo stato di fermo, entra in contatto Roy Mitchell (Jesse Plesmons), dell’FBI, il quale gli offre l’assoluzione da tutte le accuse in cambio di una collaborazione. Egli dovrà entrare nelle file delle Pantere Nere dell’Illinois, una delle organizzazioni rivoluzionarie afroamericane più rilevanti. Il suo scopo è quello di fornire informazioni utili all’FBI, aderendo al programma di infiltrazione del COINTELPRO, e di fermare Fred Hampton (Daniel Kaluuya), il loro leader. O’Neal inizia ad avvicinarsi durante la fase di reclutamento nelle scuole, durante la quale Fred Hampton conosce Deborah (Dominique Fishback), e della formazione dell’alleanza con altri gruppi, tra i quali i Crowns, guidate da Steel (Khris Davis). Nonostante diversi attriti, l’incontro si conclude positivamente, ovvero con l’accordo fra i due gruppi. Dopo l’incontro Fred e Deborah, in un momento di condivisione, si baciano. Nel frattempo, Bill, in uno dei suoi molteplici incontri con Mitchell, durante i quali l’agente federale lo vizia con pietanze e lussi, lo informa del sostegno alle Pantere Nere da parte dei portoricani e di alcuni suddisti. Dopo le pressioni da parte di J Edgar Hoover (Martin Sheen), direttore dell’FBI, di fermare Fred Hampton a qualsiasi costo, il leader delle Pantere Nere viene improvvisamente arrestato con accuse infondate. Dopo l’arresto di Hampton, O’Neal viene nominato capo della sicurezza delle Pantere Nere da Bobby Rush (Darrell Britt-Gibson), un membro del gruppo. Un giorno arriva alla base delle Pantere Nere George Sams (Terayle Hill), capo della sicurezza della sezione di New Haven. Quest’ultimo racconta di aver stanato un infiltrato dell’FBI di nome Alex Rackley, di averlo torturato e ucciso. O’Neal decide di raccontare l’accaduto a Mitchell, il quale si confida con un suo collega; quest’ultimo confessa che in realtà l’infiltrato è proprio George Sams, inviato a Chicago per agevolare un blitz da parte degli agenti federali.

Durante la detenzione di Hampton le cose peggiorano: dopo una sparatoria con la polizia, durante la quale O’Neal riesce a fuggire, la sede centrale delle pantere viene fatta saltare in aria.

O’Neal, sul punto di tirarsi fuori dalla collaborazione con l’FBI, aiuta le Pantere a ricostruire la sede centrale. All’uscita di prigione, Hampton apprende da Deborah che sta aspettando un bambino: il suo. Al suo ritorno alla sede centrale, quasi del tutto messa a nuovo, apprende della morte di Jimmy Palmer (Ashton Sanders), un compagno ucciso dalla polizia. Questo fatto scalda l’animo di Hampton, richiamando tutti i suoi seguaci alla rivoluzione e al sacrificio in nome della libertà. Durante uno dei discorsi di Fred, Bill si accorge della presenza di Mitchell, intento a osservare la reazione del suo infiltrato. La notizia del rifiuto da parte della Corte Suprema dell’appello di Hampton e il suo conseguente ritorno alla prigione di Menard non soddisfa il direttore Hoover, convinto che la prigione non sia risolutiva: il direttore pretende che Mitchell organizzi un blitz per eliminare Hampton. L’agente federale contatta O’Neal per farsi dare la piantina della casa di Hampton. Dopo avergliela fornita, O’Neal si reca a un pub, dove incontra un altro infiltrato dell’FBI, inviato da Mitchell che gli consegna un sedativo da far ingerire a Hampton per poterlo addormentare durante il blitz. Al suo arrivo alla casa di Hampton, O’Neal ascolta i piani del padrone di casa e di Deborah per il futuro: hanno intenzione di andarsene per un periodo indefinito in Algeria. Sapendo che il blitz avrà luogo quella notte, O’Neal inserisce il sedativo nel drink di Fred e se ne va dall’abitazione in fretta e furia. Quella stessa notte, la polizia fa irruzione in casa di Hampton e uccide vari membri del Partito, fra i quali il dormiente Fred Hampton. Dopo il completamento della sua missione, O’Neal viene liberato da Mitchell.

Recensione:

Nel suo secondo lungometraggio, Shaka King narra la vera storia di Fred Hampton, leader delle Pantere Nere dell’Illinois interpretato da Daniel Kaluuya, celebrato con il Premio Oscar per il Miglior Attore non Protagonista. Quando si decide di riportare sul grande schermo la storia di un grande personaggio del passato c’è sempre il rischio di crearne un quadro estremamente celebrativo e lontano dalla realtà dei fatti; non è il caso di Judas and the Black Messiah. Il film è ben lontano dalla dimensione del politicamente corretto e riporta fatti, situazioni e personaggi per quello che sono.

La figura di Fred Hampton viene trattata in maniera molto equilibrata. Del suo personaggio vengono fatti emergere ideali, sfaccettature, passioni, contraddizioni e debolezze; l’introspezione di Hampton ricorda quasi quella di molti dei personaggi di wellesiana memoria.

La struttura narrativa di Fred Hampton ha favorito anche l’ottima interpretazione di Kaluuya. La costruzione del protagonista ha conferito organicità ed equilibrio all’intero film e a molti dei personaggi comprimari. La sceneggiatura, infatti, funziona sia su un livello documentaristico che narrativo, grazie anche all’uso dei filmati d’epoca, all’alternanza tra le storylines delle Pantere e dell’FBI e all’inserzione della ricostruita intervista rilasciata da William O’Neal, in questo caso incarnato da Lakeith Stanfield. Nella zelante sceneggiatura ad opera dello stesso King e di Will Berson la caratterizzazione di O’Neal stona maggiormente. Nonostante la valida performance di Stanfield, il background del suo personaggio è lacunoso. L’agente Mitchell, complice un grandissimo Jesse Plemons, si è rivelato un character più completo. La scelta potrebbe essere dipesa dall’intenzione di ricreare la stessa circostanza nella quale si sono trovati i membri delle Pantere, in particolare Hampton, nei suoi confronti. Nonostante ciò, tale decisione si è dimostrata un punto a sfavore. Sicuramente non ha giovato la preponderanza di Kaluuya e Fred Hampton.

Il comparto visivo sostiene la sceneggiatura e insiste sulla stessa linea concettuale. La regia di King e la fotografia ad opera di Sean Bobbitt (Shame, 2011; 12 anni schiavo, 2013) sono estremamente funzionali alla storia e aiutano a restituire crudezza in molte situazioni. In particolar modo, la scena dell’omicidio di Fred Hampton e dei membri delle Pantere merita una menzione speciale: l’atmosfera si incupisce a partire dalla visione delle ombre dei poliziotti dietro la porta e si protrae fino al riprovevole epilogo. La gestione dell’estetica, supportata dal montaggio di Kristan Sprague, è perfettamente equilibrata tra il realismo delle scene e il rafforzamento delle emozioni. Non si sbilancia quasi mai verso le due estremità. L’elemento che più di tutti enfatizza la componente interiore delle vicende è la colonna sonora di Craig Harris e Mark Isham (Point Break – Punto di rottura, 1991; Crash – Contatto fisico, 2005). È discordante con ciò che lo spettatore sta vedendo, ma stimola in lui un continuo e perpetuo senso di estraniamento, frenesia e irrequietezza. Un altro aspetto fondamentale dal punto di vista formale è il linguaggio e i dialoghi. Si fa spesso riferimento alle parole, al tono e alla dialettica. Questa rilevanza si riscontra anche nei dialoghi stessi. L’alternanza tra il linguaggio forbito e il tipico slang della subcultura afroamericana scandisce anche le differenze fra i vari personaggi. Per questo motivo il doppiaggio italiano del film è limitante nella forma. L’adattamento italiano appiattisce del tutto le sfumature dei dialoghi.

In conclusione, Judas and the Black Messiah simboleggia il vero salto di qualità e notorietà per il regista statunitense, il quale sceglie di raccontare una storia vera con un linguaggio crudo. Questa peculiarità consente al film di restituire egregiamente e con realismo la complessità degli eventi narrati.

Pro:

  • Le interpretazioni degli attori protagonisti, in particolare quella di Daniel Kaluuya, sono di altissimo livello.
  • Fatti, situazioni e personaggi vengono riportati sul grande schermo con assoluto realismo, distanziandosi dalla trasposizione celebrativa.
  • Il comparto visivo, formale e testuale del film sono perfettamente equilibrati e allineati fra loro.

Contro:

  • Il background del personaggio di O’Neal è lacunoso e scarso

3 / 5. 1