Judy

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Rupert Goold

Judy

Scheda:

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© Notorious Pictures

Titolo originale:

Judy

Uscita Italia:

30 Gennaio 2020

Uscita USA:

27 Settembre 2019

Regia:

Rupert Goold

Sceneggiatura:

Tom Edge

Genere:

Biografico, Drammatico, Musicale

VOTO: ★7-

Cast:

Trama:

Il film segue le vicende di Judy Garland, attrice e cantante, vittima della potente industria cinematografica hollywoodiana.

1936, la promettente ragazzina Judy Garland e il direttore cinematografico Louis Mayer parlano della sua carriera, lui le dice che ha un dono che altre ragazze non hanno: la sua voce. Successivamente la ragazza è obbligata a ingerire delle pillole per limitare il suo appetito, e così soddisfare le richieste del programma televisivo per cui lavora. Judy (adulta) si esibisce con i suoi due figli per uno spettacolo, quando poco dopo al check-in nel loro hotel vengono respinti per mancato pagamento, e dopo aver fatto amicizia con l’imprenditore Mickey Deans,

“Judy è costretta a lasciare i suoi figli da Luft, ex marito (con cui non è in buoni rapporti), e partire per l’Inghilterra, terra di opportunità, in cerca di guadagni, lontano dagli Stati Uniti, ormai convinti del suo inesorabile declino.”

Nonostante qualche piccolo problema emotivo nutrizionale la cantante riesce ad esibirsi, e le sue performance nel Regno Unito guadagnano un discreto successo. L’arrivo a sorpresa di Deans a Londra rallegra Judy, che però sta iniziando a riscontrare problemi durante le esibizioni, a causa di ansie e abuso di sostanze. Un altro flashback mostra Mayer che le parla, e Judy appare esausta dalla sua vita cinematografica, continuamente abusata verbalmente e intimidita fisicamente. A Londra Judy si fa vedere da un medico, che le diagnostica il parziale esaurimento fisico e mentale. Il rapporto con Deans si intensifica, fino a sposarsi, a Judy mancano i suoi figli ma si rende conto pian piano di come siano più felici in California, rispetto che con lei. Infine, rompe con Mickey, e nella sua ultima sera torna sul palco dove chiede di esibirsi per l’ultima canzone. L’incoraggiamento dei suoi sostenitori le permette di concludere l’esibizione, e Judy, alla fine, stanca e annientata da una vita di continui abusi, conclude chiedendo al pubblico di non dimenticarsi di lei. L’epilogo del film afferma che Judy morì sei mesi dopo, nell’estate del 1969, all’età di 47 anni.

Recensione:

Il termine biopic (dalla contrazione inglese di biographical picture) indica quel genere cinematografico basato sulla ricostruzione della biografia di un personaggio realmente esistito. Negli ultimi anni si è assistito a un energico ritorno dei film a sfondo musicale (Bohemian Rhapsody, 2018; Rocketman, 2019) ma questa volta il fulcro della pellicola non risiede né attorno a un personaggio universalmente amato (Freddie Mercury) né in una caratterizzazione pop (e fin troppo buonista) della persona di Elton John. Judy racconta la vita travagliata di Judy Garland (attrice, cantante) dapprima celebrata, poi stritolata e infine dimenticata dalla demoniaca industria cinematografica hollywoodiana. Questo aspetto, seppur già trattato, ripropone Hollywood nella sua essenza primordiale: una macchina spietata volta solamente all’esaltazione del profitto e al depauperamento dell’uomo, in grado di creare super stars dal nulla e, con la stessa rapidità, distruggerle per sempre.

Regia e fotografia concorde tra loro, la prima per mano di Rupert Goold (True Story, 2015) ottima nella coordinazione dei personaggi,

“ma soprattutto nell’alternare la narrazione lineare della storia con sporadici flashback, essenziali per la comprensione generale del personaggio e piacevoli (ma poco dettagliati) nell’illustrare la situazione del cinema hollywoodiano degli anni ’40.”

La seconda, giustamente patinata, riporta in maniera autentica i colori dell’industria dell’arte, tanto accesi ed eleganti quanto destinati a nascondere sofferenze e contraddizioni. Emerge inoltre, che il ritmo della pellicola appaia sì dinamico, ma assai controllato, complici sicuramente i movimenti di macchina, fluidi e metodici. Difetto comune a molti biopic (compreso questo) è limitarsi alla ricostruzione biografica di una personalità di un determinato periodo, senza analizzare minuziosamente lo spirito collettivo del tempo (come invece era riuscito a fare – per esempio – Velvet Goldmine, 1998). Judy infatti si limita al classico schema rise and fall incentrato solo su di lei, trascurando immancabilmente ogni personaggio secondario, destinato a sopravvivere solo grazie alla presenza della protagonista. È pur vero però che l’arco narrativo di quest’ultima viaggi armoniosamente in parallelo a quello evolutivo: gli stati d’animo provati dal personaggio di Judy (quali ansia, depressione…) vengono alimentati e/o modificati con lo stesso modus operandi (spesso improvviso) con i quali queste stesse sensazioni si presentano normalmente all’essere umano.

La sceneggiatura, distratta ma sufficiente, è resa interessante soltanto grazie al ricorso dei flashback e ad alcuni dialoghi effettivamente divertenti. La chiave di volta è l’interpretazione attoriale: perfetta per il ruolo, gracile e dalle movenze tremolanti, Renée Zellweger (Chicago, 2002; Cold Montauin, 2003) convince il pubblico (quello americano in particolare) scalzando tutti i rivali per la corsa agli Academy Awards (probabilmente), dopo già essersi aggiudicata Screen Actors Guild Award, Golden Globe e BAFTA. L’attrice dà il meglio di sé in due occasioni: nelle espressività facciali, che esprimono genuinamente il lungo travaglio del personaggio di Judy (lode al reparto del trucco), e durante le esibizioni musicali, magnificamente realizzate.

In definitiva la pellicola si presenta come un prodotto di buona fattura, in grado di farti emozionare, e che, nonostante gli evidenti limiti di sceneggiatura (e cast), riesce a descrivere discretamente gli effetti dell’industria cinematografica americana e offre infine anche ottimi spunti a livello musicale.

Pro:

  • L’utilizzo dei flashback è ben calibrato, e aiuta lo spettatore nell’acquisire una miglior comprensione generale del personaggio.
  • Non cade in facili banalità (o buonismi).
  • Eccellente interpretazione di Renée Zellweger.

Contro:

  • Sceneggiatura da rivedere, poco dettagliata.
  • Il resto del cast non all’altezza.

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