La conversazione

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Francis Ford Coppola

La Conversazione

Scheda:

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© Universal Pictures

Titolo originale:

The Conversation

Uscita Italia:

26 Settembre 1974

Uscita USA:

7 Aprile 1974

Regia:

Francis Ford Coppola

Sceneggiatura:

Francis Ford Coppola

Genere:

Drammatico, Thriller

REDAZIONE: ★9-

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un investigatore privato scopre, tramite intercettazioni fatte per conto d’altri, che il proprio lavoro può contribuire alla riuscita di un delitto.

San Francisco, anni Settanta. Harry Caul (Gene Hackman), investigatore privato, è ossessionato dalla segretezza e dalla privacy, per quanto il suo lavoro consista principalmente di intercettazioni. Incapace di aprirsi pure con la propria amante e con il suo unico collega Stan (John Cazale), solitario, ha come unico svago il sassofono. Suo ultimo incarico è pedinare e intercettare una coppia di amanti (Frederic Forrest e Cindy Williams) per conto dell’anonimo direttore (Robert Duvall) di una grande azienda: la donna sarebbe infatti moglie di costui, in un apparentemente classico caso di adulterio.

“Peraltro, a ricevere Harry non è mai il committente in persona ma un suo impenetrabile sottoposto (Harrison Ford).”

Proseguendo nella rifinitura del materiale audio, e venendo sempre più meno alla deontologia che lo obbligherebbe a non essere coinvolto dai casi di indagine, scopre che i due ragazzi pedinati sono in pericolo di vita. Harry si trova così a riflettere sul proprio lavoro e si rifiuta di proseguire il compito fino alla fine. Il vice lo mette in guardia e in seguito riesce a sottrargli il materiale con l’inganno. Harry, decisosi tuttavia a scongiurare il peggio, si reca all’albergo dove sa trovarsi la giovane coppia.

Delirante e lacerato dall’incertezza se agire o meno per sventare il pericolo, in realtà Harry non si rende conto di stare facendo il gioco dei veri assassini. È infatti l’imprenditore a rimanere vittima in quella stanza d’albergo, dimostrando come Harry avesse frainteso il caso fin da principio. Nel finale, un Harry sempre più vittima delle proprie paranoie perquisisce casa, convinto di essere controllato da cimici.

Recensione:

La conversazione, scritto, diretto e prodotto da Francis Ford Coppola, si colloca cronologicamente fra Il Padrino (1972) e Apocalypse Now (1979). Se il primo guarda all’America dei clan mafiosi e il terzo agli orrori del Vietnam, il secondo si concentra invece sulla preoccupazione per la sicurezza dei dati personali dell’individuo urbano a ridosso di uno scandalo quale in Watergate (1972) che, oltre a sconvolgere la politica americana, avrebbe evidenziato proprio il rilievo pratico delle tecniche di intercettazione. Se la struttura narrativa del thriller diventa quindi uno strumento, quasi distopico, di indagine delle paranoie e dei traumi del protagonista (e della società), il tema ulteriore è quello della tecnologia come sesto senso capace di andare oltre le prime apparenze. Il riferimento, ovviamente, è a Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni, dove il protagonista scopre casualmente un delitto tramite graduali ingrandimenti fotografici e tuttavia non può fare nulla per risolverlo. Che tale sia il modello è dichiarato dalla presenza, nelle prime sequenze, di un mimo, figura che chiude il capolavoro del regista ferrarese. La riflessione metacinematografica è qui meno evidente, come più sfumate le implicazioni filosofiche; La conversazione resta tuttavia un film maestro della New Hollywood, che della narrazione debole e della non risolutezza di scuola europea aveva fatto i propri capisaldi.

Ottima è innanzitutto la sceneggiatura, capace di alternare lo sviluppo della trama di mistero e l’esportazione della mente e dei conflitti del detective. Ben costruite le alternanze fra passato e presente, spesso accennate da particolari del dialogo intercettato che innescando reazioni psicologiche nel personaggio (es. il parallelismo fra i commenti sul senzatetto e l’infanzia di Caul). Il ritmo narrativo è forse fin troppo disteso all’inizio, esattamente come le prime tracce audio riprese da Caul suonano imperfette e solo man mano si dischiarano. Dalla seconda metà, l’alternarsi di scene oniriche e concitazione narrativa va di pari passo con la frustrazione e il coinvolgimento del protagonista nella vicenda.

“Lo spettatore segue la vicenda con gli occhi del detective, senza potersene distaccare e finendo beffato, nel sorprendente finale, tanto quanto lui.”

La regia di Coppola è magistrale proprio perché adeguata alla narrazione. Solo apparentemente sporco, lo sguardo della macchina da presa tende a prendere le distanze dai personaggi, a isolarli nella loro alienante solitudine. I lenti zoom avanti, quali quello che va a costituire il long take iniziale, amplificano il senso di inquietudine che permea il film, mentre le sequenze più terrificanti anticipano quella versatilità con il genere gotico che Coppola dimostrerà in Dracula di Bram Stoker (1992). Molto buona anche la fotografia di Bill Butler (Lo squalo, 1974), che immortala un sistema di personaggi spettrali, algidi, inseriti in una Los Angeles altrettanto spettrale. Montaggio visivo di Walter Murch e Richard Chew (Guerre stellari, 1977) altrettanto efficace, soprattutto nelle scene di indagine e nella gestione dei flashback della coppia, ripetuti in maniera ossessiva fino a risultare disturbanti.

Vera punta di diamante dell’opera tuttavia è il montaggio sonoro, sempre di Murch con Art Rochester. Murch per questo lavoro ricevette solo la nomination, ma la sua carriera a venire gli renderà giustizia con ben tre statuette: una nel 1980 per Apocalypse Now e due per Il paziente inglese di Anthony Minghella nel 1997. Le voci, ora meno nitide, ora sinistre e inquietanti, diventano un’ossessione per il protagonista così come per lo spettatore. Si ha quasi l’impressione, volutamente sgradevole, che il suono sia disturbato da rumori di fondo. Il missaggio e l’espediente del fuori campo, anticipando gli incubi acustici di tanti horror a venire, rende davvero La conversazione un thriller in cui la discesa compulsiva verso gli abissi della psiche conta più della risoluzione del caso (che qui, peraltro, rimane parzialmente incompleta).

Ultimo aspetto da evidenziare di quello che, dei film di Coppola, è il più simile a certi incubi di Roman Polanski quali L’inquilino del terzo piano (1976), è la perfetta interpretazione di Hackman, capace di esplorare tutti gli anfratti di un personaggio tanto complesso e sfaccettato quanto silenzioso (per contrasto si chiama Caul, di pronuncia simile al verbo call).

Pro:

  • Sceneggiatura abile a costruire parallelismi fra ansie individuali, paranoie della società e materia narrativa thriller.
  • Regia e montaggio sonoro perfetti e abili nell’esprimere il clima ossessivo del film.
  • Interpretazione di Hackman sfaccettata e puntuale.

Contro:

  • Iniziale lentezza del ritmo, se comparata alle sequenze della seconda metà.
  • Limitazione della riflessione metacinematografica, se comparata a quanto presente nel riferimento Blow-up.

5 / 5. 1