Le ali della libertà

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Frank Darabont

Le ali della libertà

Scheda:

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© Cecchi Gori Distribuzione

Titolo originale:

The Shawshank Redemption

Uscita Italia:

10 Febbraio 1995

Uscita USA:

14 Ottobre 1994

Regia:

Frank Darabont

Sceneggiatura:

Frank Darabont

Genere:

Drammatico

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

Il banchiere Andy Dufresne, condannato all’ergastolo per gli omicidi di sua moglie e del suo amante, dovrà affrontare la dura realtà del penitenziario di Shawshank.

Portland, 1947, il banchiere Andy Dufresne viene condannato ingiustamente a due ergastoli per aver ucciso sua moglie e il suo amante. Recluso nel carcere di Shawshank, fa amicizia con Ellis “Red” Redding, un contrabbandiere che sta scontando l’ergastolo, che gli procura un piccolo martello da roccia e un poster di Rita Hayworth da appendere alla parete della cella. Più avanti nel racconto, Andy, origliando il capitano delle guardie lamentandosi di un problema relativo all’eredità, si offre di aiutarlo, dati i suoi precedenti da banchiere. In questo modo Andy viene riassegnato nella biblioteca della prigione con due compiti: assistere l’anziano detenuto Brooks e gestire questioni finanziarie per alcuni membri del personale carcerario. Successivamente, Norton, direttore del carcere, inizia a sfruttare il lavoro penitenziario per lavori pubblici, approfittando della riduzione del costo del lavoro specializzato e ricevendo tangenti. Andy lo aiuta riciclando i soldi usando l’alias “Randall Stephens”.

“Nel 1965, Tommy Williams, un giovane ragazzo, viene incarcerato per furto, e rivela ad Andy e Red che il suo compagno di cella in un’altra prigione aveva rivendicato la responsabilità degli omicidi per i quali Andy era stato condannato.”

A questo punto Andy decide di chiedere informazioni a Norton, che si rifiuta di ascoltare e lo manda in isolamento. Poi fa uccidere Tommy con un pretesto e minaccia Andy di chiudere la biblioteca. Andy decide di abbandonare la causa, passando il resto dei suoi giorni a chiacchierare con Red a proposito di Zihuatanejo, una città costiera messicana nel quale gli piacerebbe vivere, e gli racconta anche di uno specifico campo vicino a Buxton, chiedendogli, una volta rilasciato, di recuperare un pacchetto che Andy stesso ha seppellito lì. La mattina successiva le guardie trovano la cella di Andy vuota, e quando Norton, infuriato, lancia una pietra contro uno dei poster appesi alla parete della cella, scopre la presenza di un tunnel, che Andy aveva scavato con il suo martello negli ultimi 19 anni. La notte passata difatti, Andy, dopo essersi procurato i documenti contenenti le prove del riciclaggio di denaro di Norton, era fuggito. Ritirato il denaro riciclato da diverse banche con il nome di Randall Stephens, spedisce il registro contabile e altre prove della corruzione e degli omicidi per mano di Norton a un giornale locale. La polizia di stato arriva a Shawshank e prende in custodia Hadley, mentre Norton si suicida per evitare l’arresto. Dopo aver scontato 40 anni, Red è finalmente libero sulla parola. Ricordando la promessa fatta ad Andy, visita Buxton e trova una piccola scatola contenente denaro e una lettera che gli chiede di venire a Zihuatanejo. Red quindi viola la libertà condizionale, attraversa il confine con il Messico, e raggiunge Andy su una spiaggia di Zihuatanejo.

Recensione:

Tratto dal racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank del celebre scrittore Stephen King, Le ali della libertà sancisce l’inizio del successo internazionale del regista Frank Darabont, ideatore dei successivi Il miglio verde (1999) e The majestic (2001). Il film è visibilmente influenzato dal soggetto d’autore, questo gli conferisce una buona linea guida narrativa che il cineasta ha saputo sfruttare ottimamente. Se la prima parte può essere definita come un’attenta introspezione psicologica dei personaggi, nella quale vengono dislocate le tracce fondamentali di preparazione al punto di svolta finale, la seconda sezione risulta dinamicamente più drammatica. La sceneggiatura può dirsi quindi estremamente solida in senso ampio (costruzione della storia e colpo di scena conclusivo), ma più debole in senso stretto (dialoghi spesso superficiali o pregni di retoriche banali).

” Tuttavia, la storia è qualitativamente valida, la visione risulta infatti molto godibile, complice una perfetta coesione dei punti chiave dello storytelling: personaggi principali, ambientazione e ritmo narrativo.”

Il tono realistico e tensionale che permane nel corso dell’intera pellicola viene consolidato dalle componenti più tecniche, che si distanziano ampiamente da un livello accademico base. La regia è moderna, fresca, lontana dagli stilemi ordinari di quel tempo, ma non a sufficienza da risultare autoriale: si evidenziano ottimi stacchi e buoni piani d’inquadratura. Analoga anche la fotografia di Roger Deakins (Il grande Lebowski, 1998; Blade Runner 2049, 2017), che con ottima maestria mira a valorizzare i dettagli scenografici, per richiamare nuovamente la forte componente di realismo.

Quando Andy Dufresne riceve in donazione la registrazione de Le nozze di Figaro (Mozart), non ci pensa due volte prima di diffondere la traccia attraverso il sistema di diffusione sonoro del penitenziario: la musica rappresenta la speranza e i carcerati ne hanno bisogno. Equivalente l’intento della colonna sonora di Thomas Newman (Tolkien, 2019; 1917, 2019), che al di là di risaltare i toni tragici della pellicola, infonde al racconto, e allo stesso spettatore, una nuance di speranza, la stessa per la quale Andy e Red continuano a vivere. Le interpretazioni dei due infatti, sono l’ennesimo punto di forza della pellicola, di per sé ottime, favorite dalla forte alchimia, a livello sia di scrittura che di resa, che si crea fra i due. Morgan Freeman (Seven, 1995; Lucy, 2014), nel ruolo più riuscito di coprotagonista, prende spesso le parti dello spettatore, ignaro degli eventi prossimi ad accadere e primo testimone delle azioni dell’amico.

Nota negativa il trucco, piuttosto debole: in un arco narrativo superiore ai 20 anni, i personaggi sono fisicamente sempre identici. Si preoccupano solo di aggiungere sporadici capelli bianchi ai due protagonisti (gli altri carcerati, il direttore e le guardie restano completamente identici). Benché appaia irrilevante, evidenza un netto difetto tecnico.

In definitiva, Le ali della libertà è una pellicola più che discreta, che raggiunge egregiamente il suo scopo: intrattenere il grande pubblico e sorprenderlo.

Pro:

  • Regia e fotografia moderne, volte al realismo.
  • Colonna sonora valida.
  • Ritmo narrativo ben calibrato.

Contro:

  • Reparto trucco completamente assente.
  • Dialoghi superficiali in più occasioni.

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