Le Mans ’66 – La Grande Sfida



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James Mangold

Le Mans '66 - La grande sfida

Scheda:

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© 20th Century Fox

Titolo originale:

Ford v Ferrari

Uscita Italia:

14 Novembre 2019

Uscita USA:

15 Novembre 2019

Regia:

James Mangold

Sceneggiatura:

Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Keller

Genere:

Drammatico, Biografico, Sportivo

VOTO: ★5+

Cast:

Trama:

Detroit, 1963. Dopo aver tentato senza successo di acquisire la Ferrari, la Ford decide di sfidarla in pista e inizia a costruire macchine da corsa. Tre anni più tardi, il progettista Carrol Shelby e il pilota Ken Miles tenteranno l’impresa nella 24 Ore di Le Mans.

Detroit, 1963. Dopo aver tentato senza successo di acquisire la Ferrari, la Ford decide di sfidarla in pista e inizia a costruire macchine da corsa. Il progetto viene affidato a Carrol Shelby (Matt Damon), vincitore nella 24 Ore di Le Mans 1959 e costretto da un problema cardiaco a ritirarsi dalle corse. Il suo talentuoso pilota e collaudatore, Ken Miles (Christian Bale), accetta di aiutarlo nell’impresa, ma a causa del suo temperamento arrogante, viene osteggiato dai dirigenti Ford, poco propensi ad affidargli la guida della monoposto.

Dopo essere stato escluso da Le Mans ’65, Miles riesce a guadagnarsi in pista la possibilità di gareggiare nella 24 Ore dell’anno seguente. Salutati la comprensiva moglie e l’affettuoso figlio, suo primo tifoso, il pilota si reca quindi in Francia per la gara. Nonostante una partenza complicata, Miles riesce a recuperare lo svantaggio iniziale e, complice anche l’uscita di gara delle Ferrari, è in procinto di tagliare il traguardo in prima posizione.

“Tuttavia, per assecondare una singolare richiesta dirigenziale, decide di rallentare e di attendere le altre due monoposto Ford, in modo tale da tagliare con loro la bandiera a scacchi, ottenendo una vittoria a pari merito e celebrando così l’intera scuderia.”

Un cavillo regolamentare però, assegna il titolo al pilota Bruce McLaren, poiché posizionato prima di Miles sulla griglia di partenza. Poco più tardi, durante un giro di prova con una nuova Ford, Ken Miles esce di pista e perde la vita.

Recensione:

Pellicola a stelle e strisce prodotta e diretta da James Mangold (Identità, 2003; Logan, 2017) e accolta in Europa con incomprensibile entusiasmo. Il film in questione, infatti, si presenta come tronfia celebrazione dell’American dream, che troppo spesso dimentica di avere a che fare con la realtà.

Molteplici sono le incongruenze storico-logiche: dall’inventata presenza a Le Mans ‘66 di Enzo Ferrari (dipinto come un maleducato modenese dal dialetto lombardo), fino ad arrivare alla villa torinese di Gianni Agnelli con un’inspiegabile vista mare, passando per le palme californiane collocate in quella che dovrebbe essere Fiorano. Clamorosa anche la confusione cronologica, che vede completamente annullate le 8 ore di fuso orario tra la West Coast USA e l’Europa: durante la gara, il giorno e la notte californiani corrispondono esattamente a quelli francesi.

Inoltre, non possono che risultare stucchevoli le battute sui tedeschi e i continui riferimenti alla guerra, soprattutto se si considera che il tanto venerato Henry Ford, nonno dell’Henry Ford II presente nel film, fu uno stretto collaboratore del nazismo, che per aver rifornito l’esercito del Terzo Reich di svariati mezzi blindati, donando tutti gli utili alla causa del Führer, arrivò ad essere insignito nel 1938 da Adolf Hitler in persona della Gran Croce del Supremo Ordine dell’Aquila Tedesca, la più alta onorificenza del regime nazista conferibile a uno straniero. Insomma, non una cosa di cui andare particolarmente fieri, ma tutto ciò che è scomodo per la grande narrazione hollywoodiana, in questo film viene incredibilmente taciuto.

“Oltre a tutte le imprecisioni evidenziate sino a questo momento, è a questo punto necessario evidenziare le molteplici problematiche riscontrate in una sceneggiatura stereotipata, semplicistica e dalla struttura narrativa troppe volte insensata.”

Non si comprende infatti la ragione per cui si decide di aprire il film con la malattia di Shelby, sulla quale poi non ci si soffermerà più nel corso della narrazione; così come sembrano eccessive le tre sequenze di gara, che finiscono per conferire alla pellicola una tensione isterica e un arco temporale eccessivamente dilatato. Fastidioso, offensivo e scorretto risulta infine il ricorso ad un’infinità di luoghi comuni: italiani mafiosi, francesi spocchiosi e alcolisti, tedeschi nazisti, americani eroi assoluti, che sanno quando è il caso di mettere da parte la loro connaturata aggressività capitalista per compiere inarrivabili imprese epiche. Eppure, così come nulla è detto a proposito dell’oscuro passato di Ford, tutto tace anche sul fronte sportivo, evitando qualsiasi menzione del triplice successo firmato Ferrari, avvenuto nell’anno seguente (1967) proprio negli USA (a Daytona, in Florida), dove la scuderia di Maranello ottenne un’incredibile rivincita, conquistando il più grande trionfo a ruote coperte.

Anche l’evoluzione dei personaggi appare inesistente: tutti mantengono la loro personalità inalterata, finendo per essere esattamente com’erano all’inizio. L’unico a cui si prova a dare una caratterizzazione maggiore è Miles, che tenta di sorprendere lo spettatore mettendo da parte il suo caratteraccio e assecondando la richiesta dirigenziale. Peccato solo che l’effetto sorpresa viene del tutto vanificato da musiche rivelatrici e dalle espressioni facciali di Christian Bale, che già quando riceve la comunicazione da Matt Damon lascia intuire cosa avrebbe fatto di lì a poco. L’interpretazione dei due attori protagonisti (per nulla aiutati dai difetti della sceneggiatura) risulta nel complesso convincente, con evidenza superiore rispetto agli interpreti secondari.

Tutte le criticità evidenziate sino a questo momento finiscono quindi per guastare irrimediabilmente una pellicola dal buon comparto tecnico seppur trattato con poca originalità e una forte impronta accademica. Il sonoro è ottimo, le scene di corsa sono registicamente molto ben realizzate (nonostante un utilizzo talvolta troppo generoso di CGI) e la fotografia è più che discreta. È dunque un peccato, ma non un’esagerazione, considerare in definitiva la pellicola in questione come mediocre, poiché consistente in uno spreco di risorse tecniche ed economiche, a fronte di una storia potenzialmente buona, ma troppo convenzionale e narrata con superficialità.

Pro:

  • Comparto tecnico, in particolare sonoro e scene di gara.

Contro:

  • Inesattezze storiche e il ricorso a luoghi comuni.
  • Lunghezza, superficialità e convenzionalità della sceneggiatura.
  • staticità dei personaggi.

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