Lilli e il vagabondo

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Charlie Bean

Lilli e il vagabondo

Scheda:

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© Disney+

Titolo originale:

Lady and the Tramp

Uscita Italia:

12 Novembre 2019

Uscita USA:

24 Marzo 2020

Regia:

Charlie Bean

Sceneggiatura:

Andrew Bujalski, Kari Granlund

Genere:

Sentimentale, Commedia, Musicale

VOTO: ★5-

Cast:

Trama:

La vita borghese della cocker spaniel Lilli viene stravolta quando i suoi padroni diventano genitori.

Natale 1909, Jim Dear regala a sua moglie un cane femmina di razza American Cocker Spaniel, Lilli, che da qui in avanti sarà parte integrante della famiglia. In città girovaga Biagio, cane randagio solitario in cerca di cibo, ricercato dall’accalappia cani di nome Elliot, che nutre una sorta di rabbia nei suoi confronti. Il vagabondo si ritrova a fuggire come fa di solito ed è costretto a rifugiarsi nel giardino dei Dears, dove incontra Lilli, stravolta moralmente poiché trascurata dai suoi padroni. Biagio le illumina la situazione: Darling, la moglie di Jim, sta per avere un bambino, e quando questo accadrà la cagna verrà ignorata ancora di più.

“Lilli non gli crede sul momento, ma quando nasce il bambino, effettivamente tutto ciò che il randagio aveva preannunciato, accade.”

Un giorno, la famiglia porta fuori casa il bambino, e lasciano la zia Sarah a occuparsi di Lilli, che pur di non cadere vittima di abusi (dopo grida, museruola…) di quest’ultima, decide di scappare. Per strada incontra Biagio, che la aiuta a liberarsi dall’arnese, e con il quale va a mangiare al ristorante da Tony. I due cani legano sempre di più, ma quando Elliot li trova, dopo un breve inseguimento, Lilli viene catturata (ormai ritenuta anche lei randagia). Dopo aver passato una notte in canile Lilli viene recuperata dai suoi padroni originari, che la riportano a casa. Biagio torna per scusarsi, Lilli però non può allontanarsi nuovamente da casa.

Improvvisamente un ratto, che ripetutamente soggiornava vicino casa dei Dears, entra nella camera da letto del bambino, e dopo una lotta Biagio riesce a ucciderlo. Tuttavia, la culla del bambino viene rovesciata, il topo viene involontariamente coperto da un lenzuolo e Jim e Darling, resosi conto del caos provocato, fanno portare via dall’accalappia cani il povero randagio, incolpandolo dell’accaduto. Lilli si rende conto di ciò che è successo, mostra ai suoi padroni il topo e parte all’inseguimento di Elliot. La carrozza si rovescia su sé stessa a causa dei cavalli spaventati da Lilli, ma Biagio non muore. I Dears convengono di adottare Biagio, e tutti insieme vissero felici e contenti.

Recensione:

Remake adattamento live-action dell’omonimo film Disney di animazione del 1955, Lilli e il Vagabondo è l’ultima operazione commerciale proposta al grande pubblico, questa volta però usufruibile non in sala, bensì attraverso la nuova piattaforma streaming, Disney Plus. L’iniziativa della riproposizione di grandi classici passati (Dumbo, 2019; Il re leone, 2019) non è finalizzata solamente a un ritorno economico importante; sono tre infatti i principali motivi che incoraggiano mamma Disney nel fare ciò. La scadenza dei diritti è vicina: da qui ai prossimi decenni il copyright sul design e l’ideazione di numerosi personaggi è destinato a scadere, pertanto il remake è funzionale a riconfermare la proprietà intellettuale. Inoltre, la società si è evoluta, le persone sono cambiate e con esse le loro politiche, i loro schemi culturali; i classici Disney (Aladdin, 2019) son pregni di ideali e di rappresentazioni che paragonati con alcuni di quelli attuali appaiono eccessivamente lontane, per questo le produzioni interessate stanno cercando sempre di più di raccontare le stesse storie con toni differenti, proponendo contenuti più culturalmente inclusivi, spesso esagerando. Infine, terzo punto è il pubblico e il ritorno monetario che ne consegue.

“Avere l’assoluta certezza di accogliere spettatori giovanissimi per cui Lilli e il Vagabondo risulti una storia del tutto inedita, e contemporaneamente attrarre quel pubblico più adulto, già appassionato, che proprio con quel preciso cartone animato ci è cresciuto, rappresenta per Disney un flusso commerciale (monetario e sociale) di inestimabile valore.”

Se solo tutto ciò venisse elaborato e trasposto in una maniera del tutto genuina allora il risultato sarebbe anche ben accetto, ma non è questo il caso (parzialmente). La sceneggiatura non si discosta particolarmente da quella originale, e la struttura narrativa è rimasta pressoché identica, e quindi in parte valida. Tuttavia, l’implementazione di numerosi elementi esageratamente politically correct (persone di colore fuori luogo nell’ambientazione e periodo storico proposti e la scelta di non far figliare i due cani protagonisti per esempio) risulta piuttosto furba e poco naturale.

La mano di Disney è sempre la stessa: fotografia patinata funzionale al racconto (nonostante riveli le evidenti pecche di scenografia, volutamente teatrali e artificiose), regia sufficiente con l’unico scopo di valorizzare le coreografie canine, assai bambinesche, attraverso l’impiego di lunghe carrellate e movimenti di macchina rapidi, e infine le musiche, valide se prese singolarmente ma difettive nel trasmettere quell’impatto emotivo che era usuale nel cartone originale (tra tutte, la famosa scena degli spaghetti, deturpata da scelte sbagliate, sia musicalmente che di mera scrittura). Infine, la computer grafica: la ricostruzione è risultata per Disney nettamente meno dispendiosa rispetto ad altri progetti live-action, l’impiego di cani-attori reali ha infatti assistito la produzione in fattori economici, riducendo il problema solamente in termini di movimenti e dialoghi, cercando di conferire ai quadrupedi espressioni maggiormente antropomorfe. Tutto ciò non è sufficiente, per ovvi motivi, a sostituire il film d’animazione del ’55, obiettivamente migliore in tutto.

Se le operazioni dei remake fruttino o meno benessere alla casa di produzione di Topolino non deve interessarci, si deve invece indagare se questo tipo di iniziative portino un reale beneficio al cinema in generale, e di conseguenza accrescere il desiderio di contenuti e vivificare la massa intrattenuta, sperando che non accada l’effetto contrario: la polarizzazione e la ripetizione di contenuti tutti equivalenti l’uno con l’altro.

Pro:

  • Regia discreta, in linea con il tratto usuale Disney.
  • Sceneggiatura passabile, prossima al cartone originale.
  • CGI soddisfacente per l’obiettivo raggiunto.

Contro:

  • Scenografie pessime.
  • Musiche teoricamente sufficienti, deboli se paragonate con l’originale.
  • Implementazioni di natura inclusiva politically correct eccessive.

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