L’infernale Quinlan

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Orson Welles

L'infernale Quinlan

Scheda:

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© Universal Pictures

Titolo originale:

Touch of Evil

Uscita Italia:

16 Agosto 1958

Uscita USA:

30 Marzo 1958

Regia:

Orson Welles

Sceneggiatura:

Orson Welles

Genere:

Noir, Thriller

REDAZIONE: ★10

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Lungo il confine messicano, un agente deve indagare su un caso di esplosione con la collaborazione di un subdolo e stimato capitano della polizia statunitense.

Lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, una bomba a orologeria collocata all’interno di un veicolo esplode uccidendo Rudy e Zita Linnekar. In luna di miele con sua moglie Susie (Janet Leigh), il poliziotto Miguel Vargas (Charlton Heston), si interessa alle indagini. Le autorità locali arrivano sulla scena, seguite da Hank Quinlan (Orson Welles) e dal suo partner di lunga data, Pete Menzies (Joseph Calleia). Quinlan indica immediatamente Sanchez (Victor Millan), un giovane messicano segretamente sposato con la figlia della vittima, come principale sospettato. Durante l’interrogatorio nell’appartamento di Sanchez, Menzies individua due candelotti di dinamite trovati nella stessa scatola da scarpe. Vargas accusa Quinlan di aver piantato prove e inizia a sospettare che potrebbe averlo fatto per anni per ottenere condanne.

“Lo stress di queste accuse, insieme alle continue pressioni dello “zio” Joe Grandi, il fratello di un uomo su cui Vargas sta indagando, corrompe la longeva sobrietà di Quinlan, che, nella disperazione, ricade nell’alcol.”

Con l’aiuto dell’assistente del procuratore distrettuale Al Schwartz, Vargas studia i registri pubblici sui casi di Quinlan, rivelando le sue scoperte ai capi. Quinlan arriva in tempo per ascoltare la discussione e minaccia con rabbia di dimettersi. Nel frattempo, Susie si trasferisce in un motel remoto per sfuggire alle attenzioni indesiderate del malvivente Grandi, che è proprio l’attuale proprietario dell’albergo nel quale soggiorna la donna. I familiari di Grandi terrorizzano Susie e, secondo un accordo segreto tra lo stesso Grandi e Quinlan, portano la donna in un altro hotel facendole perdere i sensi e simulando un’overdose di droga. Tuttavia, Quinlan incrocia Grandi e lo strangola lasciando il suo cadavere da solo con Susie, il tutto per screditare Vargas, dimenticando però il suo bastone sulla scena del delitto, implicando sé stesso nell’omicidio. Quando Susie si sveglia, vede il corpo di Grandi, chiama aiuto e viene arrestata con l’accusa di omicidio. Vargas affronta Menzies sulla storia delle prove costruite da Quinlan, e, grazie alla scoperta del bastone, lo convince a collaborare. Menzies indossa quindi un microfono e si reca da Quinlan per comprovare tutti i suoi reati, mentre Vargas, li segue con un registratore. Quinlan confessa a Menzies di aver piantato prove false, ma insiste sul fatto che lo ha fatto solo perché sapeva che erano colpevoli. Poco dopo sente un’eco dal microfono segreto e sospetta che Menzies lo abbia tradito. Una volta che Vargas esce allo scoperto, Quinlan spara a Menzies, e mentre è pronto per uccidere anche Vargas, Menzies spara a Quinlan. Infine, Schwartz arriva sulla scena e dice a Vargas che Sanchez aveva già confessato il crimine mentre Susie, con la confessione registrata di Quinlan, viene finalmente lasciata andare.

Recensione:

Il ritorno a Hollywood di Orson Welles segna un grande stravolgimento cinematografico, incarnato in una delle sue opere più esemplificative: L’infernale Quinlan, un noir machiavellico pregno di tutte le maggiori peculiarità registiche del cineasta statunitense. Welles, come in Quarto Potere (1941), decostruisce il mezzo cinematografico evidenziandone le oscurità, la finzione e l’impossibilità di giudizio su ciò che accade, convogliandole di fatto nel personaggio del capitano Quinlan, poliziotto dall’istinto formidabile che, per incastrare i reali colpevoli, raggira le regole con metodi poco ortodossi. Nel personaggio di Quinlan, interpretato magistralmente dallo stesso Orson Welles, possente e malfermo, si concretizzano vari enigmi morali: il potere corrotto, la sofferenza del peccatore, e, per citare Andreotti nel Divo (2008) di Paolo Sorrentino, l’inconfessabile contraddizione del perpetuare il male per garantire il bene. La sceneggiatura sfrutta questa dicotomia del genere noir per disaminare il ruolo del potere e la gestione consapevole dello stesso, ritraendo Quinlan e l’agente messicano Vargas, in un antagonismo bianco e nero che non permette apparenti vie di mezzo.

“Il finale in tal senso risulta geniale, perché consente allo spettatore di rivalutare un personaggio fino a quel momento in tutto e per tutto negativo e di porsi il giusto interrogativo: fino a che punto il fine giustifica i mezzi?”

Nell’assurda ipotesi in cui la dualità della semantica non sia sufficiente a convincere lo spettatore, è il prologo a diventare persuasore. Il film si apre con un piano sequenza di tre minuti tecnicamente perfetto, di difficile realizzazione ed emblema del cinema di Orson Welles. Comincia con il posizionamento di una bomba all’interno di un’auto, e si chiude con l’esplosione della stessa. Nell’intramezzo, lo spettatore è formalmente conscio dell’epilogo detonante, e scorta con gli occhi i protagonisti della vicenda, che, con fare hitchcockiano, sono lasciati all’oscuro riguardo a ciò che sta per accadere. La musica che accompagna il piano sequenza va a ritmo del ticchettio della bomba e richiama stilisticamente alcune tonalità di natura sud-americana, geolocalizzando l’ambientazione del film. Nonostante la consapevolezza da spettatore, il longtake dà solo l’illusione di un punto di vista esterno e oggettivo sulle cose, poiché subito dopo la narrazione e la cinepresa si invischiano nelle ambiguità e nella finzione, come già fece qualche anno prima con un altro pregevole noir, La signora di Shanghai (1947).

Il cinema wellesiano si fa immediatamente padrone nell’Infernale Quinlan, facendo ricorso a quadrangolari deformanti, disposizioni inquietanti degli oggetti di scena e contre-plongee volte ad accentuare l’aspetto misterico e perturbante del film. La regia di Welles gioca continuamente con alcune delle soluzioni a lui più care, marchi di fabbrica: l’alternanza dei primi piani angolati dal basso e dall’alto per mostrare le dinamiche di potere tra i personaggi, la profondità di campo, e l’uso elegante delle dissolvenze. La fotografia del film è tipica del noir classico: prevede un’illuminazione ricca di chiaroscuri, dove il contrasto tra luci e ombre (in questo caso molto marcate) rappresenta simbolicamente il conflitto tra bene e male. Questo sottile limite tra giusto e sbagliato, di cui l’intero film è saturo, viene raffigurato in modo palese nella recitazione. Welles dimostra nuovamente la sua predisposizione a interpretare antieroi tragici e controversi, grandiosi e miserabili al tempo stesso, mentre Charlton Heston, nella figura di Vargas, materializza il concetto di giustizia oggettiva e assoluta.

A incorniciare questo capolavoro vi è la splendida colonna sonora: moderna, aderentissima al ritmo della narrazione e composta in gran parte da musiche diegetiche, che spesso si confondono con quelle extradiegetiche.

In definitiva, L’infernale Quinlan dà prova ancora una volta del talento incalcolabile del cineasta: Orson Welles, scomparso da circa 35 anni ma costantemente presente nelle filmografie di registi contemporanei, che, guardando indietro, non possono far altro che applaudire alla storia del cinema compiuta da quest’uomo.

Pro:

  • Pellicola semanticamente contrastante, che sviscera minuziosamente il conflitto tra bene e male.
  • Comparto visivo eccellente, ingigantito da una regia tipica wellesiana.
  • Interpretazioni attoriali perfettamente conformi con la narrazione, quella di Orson Welles in particolare.

Contro:

  • Nessuno.

5 / 5. 1