Lo squalo

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Steven Spielberg

Lo squalo

Scheda:

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© CIC

Titolo originale:

Jaws

Uscita Italia:

19 dicembre 1975

Uscita USA:

20 giugno 1975

Regia:

Steven Spielberg

Sceneggiatura:

Peter Benchley, Carl Gottlieb

Genere:

Thriller, Avventura, Drammatico

VOTO: ★8+

Cast:

Trama:

Uno squalo bianco fa strage di bagnanti nella tranquilla località balneare di Amity. Il capo della polizia, un biologo e un pescatore decidono di mettersi, quindi, sulle sue tracce per eliminarlo.

Nella tranquilla località balneare di Amity vengono trovati i resti del corpo di una ragazza, con ogni probabilità sbranata da uno squalo. Martin Brody (Roy Scheider), capo della polizia locale, decide quindi di vietare la balneazione, ma cambia idea quando il sindaco della città, per non pregiudicare la stagione turistica (fonte primaria del reddito del posto), gli fa notare che ad uccidere la giovane potrebbe essere stata l’elica di una barca. Poco tempo dopo però, un ragazzino viene sbranato da uno squalo a pochi metri dalla spiaggia, davanti agli occhi dei bagnanti. La madre della vittima decide quindi di offrire $3.000 a chiunque riesca a catturare lo squalo. Inizia così una vera e propria caccia al mostro, che spinge marinai e pescatori locali ad imbarcarsi per intascare la lauta ricompensa.

Ben presto viene catturato uno squalo tigre. Tutti gli abitanti della comunità festeggiano e il sindaco riapre le spiagge appena in tempo per la stagione estiva. Ciò nonostante Matt Hooper (Richard Dreyfuss), un biologo marino ingaggiato da Brody, fa notare che ad aver ucciso i bagnanti è stato uno squalo bianco, molto più grande di quello appena catturato. A riprova di ciò, viene eseguita un’autopsia sullo squalo tigre, da cui non vengono rinvenuti resti umani. Ciò nonostante, il sindaco preferisce comunque aprire le spiagge e non vietare la balneazione. Durante il 4 luglio, centinaia di turisti invadono quindi le spiagge della piccola Amity, ignari del pericolo ancora in agguato. Durante il bagno, alcuni di loro notano una pinna di squalo avvicinarsi. Terrorizzati, scappano tutti verso la riva, ma ben presto si scopre che si trattava solo di un macabro scherzo compiuto da alcuni ragazzini con una finta pinna di legno. Nel frattempo però, il vero squalo entra in un vicino estuario, uccidendo un uomo e spaventando il figlio di Brody.

“Vista la pericolosità della situazione, Brody, Hooper e Quint (Robert Shaw), un cacciatore di squali del posto, decidono di salpare per uccidere definitivamente lo squalo.”

Dapprima fanno abboccare l’animale all’amo, ma questi riesce a spezzare con i suoi denti aguzzi la solida lenza d’acciaio. Successivamente lo arpionano con una lenza collegata a dei barili di galleggiamento, per stancarlo e rendergli più difficile l’immersione. Ciò nonostante lo squalo non si arrende e quando si rompe il motore della barca sembra trasformarsi da preda a predatore. Hooper prova quindi ad immergersi all’interno di una gabbia metallica, allo scopo di iniettare all’animale una sostanza letale. Quando lo squalo gli si avvicina però, Hooper non riesce a colpirlo e la gabbia viene distrutta. La piccola nave intanto inizia ad imbarcare acqua e lo squalo salta sullo specchio di poppa, finendo per sbranare Quint. A questo punto Brody riesce a lanciare nelle fauci della bestia una bombola subacquea e a colpirla con dei colpi di pistola, ottenendo una fragorosa esplosione che riduce in mille pezzi lo squalo. Hooper a questo punto torna in superficie e con l’ausilio di due barili galleggianti raggiunge Brody, con cui torna finalmente a riva.

Recensione:

Lo Squalo è il terzo lungometraggio di Steven Spielberg (E.T. L’extraterrestre, 1982 e Jurassic Park, 1993) ed è da molti considerato il canto del cigno della Nuova Hollywood, trattandosi di fatto del primo blockbuster della storia del cinema. Grazie ad una massiccia distribuzione in sala e ad un’incessante pubblicità televisiva su scala nazionale (strategie di marketing assolutamente innovative per il tempo) il film riuscì ad assicurarsi un enorme successo al botteghino, divenendo un cult immediato, ancora oggi oggetto di ispirazione per molte delle pellicole riconducibili al genere (come dimostrano i recentissimi Shark – Il Primo Squalo, 2018 e Crawl – Intrappolati, 2019).

“Il più grande pregio del film è senza alcun dubbio rinvenibile nella sceneggiatura, tanto semplice quanto efficace. La figura dello squalo rimanda facilmente a tutta una serie di archetipi legati all’immaginario marinaresco e alla paura primordiale dell’uomo, riuscendo così ad incarnare alla perfezione l’idea di un male assoluto da estirpare ad ogni costo.”

Nonostante l’evidente critica al cinico opportunismo della classe politica (incarnato dal sindaco), è un dato di fatto che la chiusura delle spiagge di Amity segnerebbe un’effettiva condanna a morte della fragile economia locale, con danni inimmaginabili che si riverserebbero sulla popolazione del posto. Ecco quindi come dopo una prima parte di lenta ma necessaria contestualizzazione sociale, la caccia al mostro intrapresa dai protagonisti nella seconda parte del film viene a configurarsi come inevitabile. Essi non possono restare indifferenti dinanzi ad una simile minaccia. Se non fosse stato per la tutela di un rilevante interesse pubblico (vale a dire la buona riuscita della stagione balneare), un semplice divieto di balneazione avrebbe risolto il problema. La vera caccia allo squalo non viene intrapresa per sport, per spavalderia o per il mero raggiungimento di una lauta ricompensa remunerativa, ma per la salvaguardia dell’intera comunità. Non è dunque un caso che coloro i quali si imbarcano per motivazioni meno nobili dell’interesse pubblico, finiscano o per catturare lo squalo sbagliato (come i pescatori dello squalo tigre) o per essere divorati da quello giusto (come nel caso di Quint, che non si sarebbe mosso senza la previa promessa di $10.000).

Non bisogna stupirsi pertanto se, nella logica moralistica che pervade tutte le pellicole di Spielberg, a salvarsi sono solo il biologo Hooper e il poliziotto Brody (il quale, suo malgrado, aveva sulla coscienza la vita di un bambino), gli unici veri eroi della storia. Ciò nonostante, l’introspezione psicologica dei personaggi, nel complesso ben interpretati dal cast, può risultare piuttosto lacunosa; il film finisce improvvisamente, subito dopo la morte dello squalo, senza consentire allo spettatore di ricongiungersi con gli abitanti di Amity, fondamentali nella parte iniziale del film. Il sindaco, la famiglia di Brody, il suo aiutante e tutti i bagnanti, persa la loro importanza narrativa, vengono abbandonati in modo forse troppo brusco.

Dal punto di vista tecnico la pellicola si rivela soddisfacente, seppur non particolarmente virtuosa. La regia si dimostra abile nel far percepire allo spettatore la presenza dell’animale senza che questi si palesi sullo schermo e riesce a gestire bene gli spazi, contrapponendo ad esempio la piccola barca alla vastità del mare aperto; più che discreti anche i giochi di luce fotografici, che alternano alla luminosità della superficie la tenebrosa oscurità dell’ambiente sottomarino. I maggiori momenti di tensione sono però dovuti soprattutto al montaggio di Verna Fields e alle musiche di John Williams, entrambi premiati agli Oscar del 1976. Queste ultime, in particolare, sorprendono per la semplicità con cui riescono ad incrementare l’angoscia, riuscendo perfettamente a far percepire lo squalo nei momenti in cui non viene mostrato. Alternando due sole note (mi e fa), John Williams è riuscito così a creare un motivetto che è ben presto divenuto un classico della suspense, ancora oggi in grado di indicare nell’immaginario comune l’imminente arrivo di una pericolosa minaccia.

Un’ultima componente da menzionare è quella degli effetti speciali, impiegati nella realizzazione dello squalo. Per non utilizzare CGI (al tempo tanto costosa quanto poco efficace) si fece ricorso a tre distinti macchinari: uno per le riprese subacquee e per quelle in cui l’animale doveva muoversi a fior d’acqua e due che riproducevano lo squalo a metà, da utilizzare nelle riprese in cui questi doveva apparire girato verso destra o verso sinistra. I continui malfunzionamenti degli squali meccanici (dovuti principalmente alla corrosione degli impianti idraulici a causa dell’acqua salata) se da un lato costrinsero Spielberg a ridurre le scene in presenza dello squalo, dall’altro resero possibile l’incremento della suspense, ai suoi massimi livelli proprio quando l’animale viene percepito (e non visto) dallo spettatore.

Per tutti questi motivi, appare dunque evidente che se Lo Squalo è diventato un grande classico, non è da imputare solo alle strategie di marketing adottate in fase distributiva. Queste sono risultate senz’altro determinanti nel diffondere il film su larga scala, rendendolo popolare sin dalla sua uscita, ma è innegabile che il lungometraggio (tra i più riusciti di Spielberg) contenga comunque un suo intrinseco e imprescindibile valore artistico da non sottostimare.

Pro:

  • Sceneggiatura tanto semplice quanto efficace.
  • Picchi di suspense originati dal montaggio e dalle musiche di John Williams.
  • Ottimi effetti speciali nella realizzazione dello squalo.

Contro:

  • Scarsa introspezione psicologica dei personaggi e totale abbandono di quelli secondari.

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