Mad Max – Oltre la sfera del tuono

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George Miller, George Ogilvie

Mad Max - Oltre la sfera del tuono

Scheda:

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© Kennedy Miller Productions

Titolo originale:

Mad Max Beyond Thunderdome

Uscita Italia:

3 Ottobre 1985

Uscita USA:

10 Luglio 1985

Regia:

George Miller, George Ogilvie

Sceneggiatura:

Terry Hayes, George Miller

Genere:

Fantascienza, Azione, Avventura

REDAZIONE: ★7

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Il guerriero solitario Max, nella propria eterna traversata nel deserto del futuro, si scontra con una potente regina e viene scambiato, da una tribù di orfani, per il loro salvatore.

In un futuro semi-desertico e distopico, l’ex poliziotto Max Rockatansky (Mel Gibson), in precedenza assurto ad eroe solitario, vaga per lande desolate e viene depredato dal pilota Jedediah (Bruce Spence). Max lo insegue fino alla squallida Bartertown, con la cui regina Aunty Entity (Tina Turner) stringe un patto: dovrà uccidere il feroce bandito Blaster (Paul Larsonn), scagnozzo del più potente Master (Angelo Rossitto), direttore della centrale elettrica della città. Il controllo delle risorse energetiche, unito alla protezione di Blaster, permette a quest’ultimo di dettare legge.

Il duello far Max e Blaster avviene nella cosiddetta Thunderdome, Arena da combattimento entro cui l’unico fine è uccidere l’avversario. Max risulta vincitore, ma togliendo la maschera a Blaster scopre trattarsi di un giovane affetto da sindrome di Down. Decide pertanto di risparmiargli la vita, pena la condanna, da parte degli sgherri di Aunty Entity, all’esilio fra le sabbie mobili. Qui il guerriero solitario viene salvato da una tribù di ragazzini selvaggi che vede il lui un mitico salvatore, destinato a condurli verso una sorta di terra promessa.

“Max intuisce che i ragazzi sono in realtà figli di dei superstiti di un incidente aereo, abbandonati a se stessi.”

Con loro, Max ritorna a Bartertown e libera Master, per poi fuggire a bordo di un automezzo. A inseguirli, un’intera carovana di sudditi della regina. Sopraggiunge Jedediah, che con il proprio velivolo fare in salvo la comitiva, fatta eccezione per Max che rimane a terra per consentire agli altri la fuga. Autunno decide di risparmiarlo ma lo abbandona nuovamente in mezzo al deserto, costringendolo a un rinnovato, eterno errare. Il resto della comunità raggiunge una Sydney ormai disabitata e devastata dalle intemperie: vi si crea uno stabilimento, dove sembra possibile il risorgere di una civiltà. Ogni sera, una delle ragazze salvate da Max, ormai cresciuta, ne racconta la leggenda facendone una specie di mito fondativo. Finalmente si vede Max, come un personaggio effettivamente mitico, allontanarsi verso l’orizzonte.

Recensione:

Terzo capitolo della saga distopica iniziata con Interceptor (1979) e proseguita con Interceptor – Il guerriero della strada (1981), Mad Max – Oltre la sfera del tuono segna un aggiornamento estetico dell’universo in chiave più marcatamente cyberpunk. Il deserto del futuro, se prima era inequivocabilmente una landa desolata e nomadica, si costella qui di forme di protociviltà, connotate ora con la miseria delle periferie predatorie (Bordertown), ora con la speranza di palingenesi (la Sydney del finale). Oltre ai riferimenti sempre presenti al western classico, resi evidenti già dal movimento di macchina che introduce a Bordertown oltrepassandone l’insegna cittadina, il racconto si tinge esplicitamente di connotati messianici: sempre più eterotopico, il deserto australiano si sovrappone a quello biblico e le somiglianze cristologiche di Max, ripreso di spalle con i capelli visibilmente più lunghe, si rendono chiare. Dei tre capitoli fino ad allora realizzati, questo è quello più vicino, esteticamente, al successivo Mad Max – Fury Road (2015) che ne riscriverà la saga. Non sono troppo distanti, infine, certe suggestioni che, dall’altra parte del mondo, daranno vita di li a poco all’epica cyberpunk del manga Alita di Yukito Kishiro (oggetto peraltro di una recente trasposizione live action): qui come nell’opera di George Miller, la civiltà intesa come forma metropolitana e stabile ha connotati ambigui, la lotta territoriale e di risorse è all’ordine del giorno e, soprattutto, la protagonista è una senza-terra condannata ad errare ed immolarsi per salvare ciò che resta dell’umanità.

La regia di George Miller (con George Ogilvie) risulta, in questo terzo episodio, forse più normalizzata rispetto alle carambole semantiche, fisiche e meccaniche dei precedenti. I movimenti di macchina sono meno barocchi e il montaggio, stavolta curato da Richard Francis-Bruce (Seven, 1985) è lontano dai ritmi forsennati che hanno caratterizzato, e soprattutto marcheranno a fuoco in seguito, la saga. Fanno eccezione ovviamente alcune spettacolari sequenze di duello e di inseguimento, le cui invenzioni coreografiche sono sempre di ottima fattura. Anche la sceneggiatura, con Terry Hayes, risulta meno mordente nei ritmi e nella presentazione del mondo di ambientazione: forse per i richiami metaforici ormai espliciti, o per l’abbandono della precedente, pulita, linearità, la storia si segue con meno sorpresa, quasi già a intuirne in anticipo gli snodi narrativi. La variazione sul tema dell’eroe errante e solitario, replicata per la terza volta, sa di già visto. Si riscontra tuttavia un sapiente ricorso ai topos narrativi, quali il duello o il tagli di capelli del protagonista.

“Tuttavia, e qui risiede il vero pregio del film, le componenti parodistica, carnevalesca e umoristica sono più presenti.”

Già il primo combattimento del film, che vede Max sgominare gli sgherri di Aunty Entity, abbonda di esagerazioni manieristiche al limite della comica muta. Così l’ottimo commento sonoro del triplice premio Oscar Maurice Jarre (Lawrence d’Arabia, 1962), unito alle incursioni vocali di Tina Turner, lascia alle volte le sonorità epiche per farsi ironico, perfettamente in linea con l’estetica kitsch che permea tutta l’opera. Si ha l’impressione, talvolta, che Miller abbia calato il suo eroe Max, ideale e senza tempo, in un’atmosfera in pieno stile anni 80, accentuandone gli aspetti grotteschi e divertendosi alle spalle della sua stessa creatura: nel giro di pochi minuti, lo spettatore si trova davanti pupazzetti di Bugs Bunny,giacché in pelle ed elementi arcaici, quasi senza soluzione di continuità. Proprio a tal proposito, più che la semantica filmica, a fare da padrone sono qui le scenografie della squadra di Martin O’Neil e i fantasiosi costumi, aggiornati e ben distinguibili dai capitoli precedenti, di Norma Moriceau. Il paradosso di Oltre la sfera del tuono sta proprio nell’essere il momento cinematograficamente meno compatto e riuscito, ma allo stesso tempo più rappresentativo e gustoso della saga di Mad Max.

Le interpretazioni sono alterne: se Mel Gibson raggiunge finalmente un pieno controllo del suo personaggio, quasi fosse cresciuto con lui, Tina Turner appare decisamente fuori luogo. Viene quasi da pensare che anche quest’ultima scelta di cast sia un’ennesima prova dell’umorismo di Miller, che gioca con i riferimenti culturali e mescola, nel proprio universo, la Bibbia e MTV, l’eternità di un futuro senza vita e l’edonismo di un decennio che, fra crescita esponenziale della transmedialità, e globalizzazione delle narrazioni, ha inevitabilmente segnato il nostro attuale immaginario.

Pro:

  • Generale aggiornamento della saga in chiave kitsch.
  • Estetica visiva e musicale rinnovata, non priva di un certo umorismo.
  • Mel Gibson cresciuto assieme al proprio personaggio.

Contro:

  • Semantica filmica più debole rispetto ai precedenti.
  • Sceneggiatura meno lineare e più incerta, spesso scontata.
  • Interpretazione di Tina Turner non propriamente riuscita.

3 / 5. 1