Mademoiselle

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Park Chan-wook

Mademoiselle

Scheda:

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© Altre Storie

Titolo originale:

아가씨

Uscita Italia:

29 Agosto 2019

Uscita USA:

21 Ottobre 2016

Regia:

Park Chan-wook

Sceneggiatura:

Park Chan-wook, Jeong Seo-gyeong

Genere:

Thriller, Drammatico

VOTO: ★9-

Cast:

Trama:

Una giovane truffatrice viene assunta come domestica nella casa di Hideko, un’incantevole e misteriosa ereditiera.

Corea: un esperto truffatore sotto il nome fittizio di Conte Fujiwara, intenzionato a impossessarsi dell’eredità della ricca Lady Hideko, assume una giovane borseggiatrice, Sook-hee, avente l’incarico di diventare la domestica di Hideko e incoraggiarla a sposarlo. L’ereditiera vive quotidianamente con suo zio Kouzuki, uomo pervertito e opportunista, che costringe la nipote alla lettura di alcuni testi di fronte a ricchi acquirenti, e accumula denaro con la vendita di codesti libri contraffatti.

Una sera Hideko e Sook-hee, seguentemente a ripetuti sguardi reciproci, fanno l’amore, con il pretesto di preparare la giovane borghese alla vita coniugale con il conte. Quando lo zio abbandona temporaneamente la casa, le due ragazze fuggono, incassando così l’eredità di Hideko. Tuttavia, quest’ultima e Fujiwara, precedentemente accordati, incastrano Sook-hee convincendo l’ospedale psichiatrico che essa è la Contessa folle che dovrebbero rinchiudere.

“Un lungo flashback mostra l’infanzia di Hideko, caratterizzata da abusi fisici e psicologici, e letture forzate di racconti pornografici.”

In un passato più vicino il Conte, resosi conto dell’impossibilità nel sedurre Hideko si accorda con lei per fuggire dallo zio perverso e dividere l’eredità, purché venga assunta una ancella con cui fingere la sua reclusione in un manicomio. Hideko però si innamora della giovane domestica e, in seguito a numerosi episodi romantici, preparano un ingegnoso piano di fuga.

Nuovamente nel presente, Sook-hee, con l’aiuto della sua famiglia, fugge dal manicomio e si riunisce con Hideko, che nel frattempo aveva fatto svenire il Conte riappropriandosi della sua eredità. Kouzuki, dopo aver ricevuto una lettera da Hideko che descrive l’inganno a suoi danni, cattura Fujiwara e lo tortura ripetutamente cercando di estorcergli dettagli importanti riguardanti gli episodi sessuali che aveva avuto con sua nipote. Fujiwara lo convince però a fargli fumare le sue sigarette, avvelenate con mercurio, e così facendo uccide entrambi a causa del gas tossico.

Infine, su una nave, Hideko e Sook-hee celebrano la loro salvezza facendo nuovamente l’amore.

Recensione:

Ispirato al romanzo inglese Ladra (Sarah Waters), ambientato nella Londra del 1862, Mademoiselle è l’ultimo lungometraggio del noto regista coreano Park Chan-wook (Old Boy, 2003; Lady Vendetta, 2005), che sceglie di scardinare completamente i parametri di spazio e tempo del romanzo, collocando il racconto nella Corea del sud degli anni ’30, durante l’occupazione giapponese. L’autore della trilogia della vendetta ritorna su una storia al femminile: nella quale l’oppressione viene espressa attraverso donne complici e spietate e uomini impotenti e ridicoli.

“Manifesto principale dell’opera è l’erotismo, sviscerato in ogni suo aspetto, da quello romantico a quello sadico, da quello narrato a quello disegnato, dalla libertà alla costrizione.”

La sfera sessuale e amorosa viene quindi trattata perfettamente: la sceneggiatura analizza con perspicacia le potenzialità e le derivazioni della predisposizione erotica dei personaggi, educando lo spettatore a una naturale eleganza narrativa.

L’impiego della tecnica del flashback sincronico permette di illustrare da diverse angolazioni, ma nella stessa unità di tempo, alcune delle scene chiavi del film. In questo modo viene concesso allo spettatore di poter rivivere una stessa scena da diversi punti di vista, osservando azioni che si svolgono in contemporanea e arricchendole di volta in volta di nuovi particolari. Il colpo di scena di fine secondo atto infatti funge da strumento di inversione, ribaltando completamente, non solo l’idea originaria della vicenda, ma anche la narrazione della prima persona, precedentemente assegnata a Sook-hee e ora in mano a Hideko. L’avvalersi di questa modalità narrativa, da una parte, esalta l’introspezione psicologica dei personaggi, che difatti risulta estremamente accurata, dall’altra tuttavia, la scelta artistica di sospendere la continuità della visione dello spettatore e lasciarlo sospeso in qualcosa che verrà approfondito solo successivamente, talvolta presenta tagli imprecisi ed eccessivamente artificiosi, che determinano un montaggio lievemente lacunoso. Le contrapposizioni tra coreano e giapponese, entrambe legate a diversi personaggi, appaiono autentiche e dettagliate, grazie soprattutto alla scelta dei dialoghi.

Complice indubbiamente l’influenza europea del soggetto, la regia predilige l’eleganza all’iperrealismo, caratterizzata da precise carrellate con telecamera in spalla e preziose inquadrature. Allo stesso modo la fotografia, tecnicamente eccelsa, è contraddistinta da un eccessivo estetismo, che tende a privilegiare i valori formali e imporre inquadrature patinate, lontane da un realismo effettivo ma che, con un uso maniacale della luce, esaltano al meglio la bellezza scenografica dell’opera. Gli spazi, definiti da intense e simboliche ambientazioni (la camera personale di Hideko per esempio), sono curati al dettaglio, e conferiscono, insieme ai costumi, autenticità e valenza al periodo storico culturale in cui è ambientata la vicenda. Evocative e congrue ai temi trattati sono le musiche, valorizzate (altrimenti soltanto apprezzabili) da un ottimo montaggio sonoro che difetta solamente nella divisione tra pensieri e parlato dei personaggi, confondendo saltuariamente lo spettatore

A concludere la pregevole magnificenza della pellicola di Park Chan-wook sono le ottime interpretazioni, spontanee, che accentuano il legame, fisico e non, che sussiste tra le protagoniste.

Con il cinema orientale indiscutibilmente presente negli ultimi anni, in seguito soprattutto al recente successo del cineasta connazionale e amico Bong Joon-ho (Memorie di un assassino, 2003; Parasite, 2019), si è finalmente riaccesa la reale possibilità di un ricongiungimento stilistico importante (europeo-hollywoodiano e asiatico), che potrebbe portare ad un risvolto cinematografico perfettamente bilanciato: più autorialità e più fruibilità collettiva.

Pro:

  • Sceneggiatura eccellente, che adopera magistralmente il flashback sincronico.
  • Regia e fotografia molto valide.
  • Costumi e scenografie di incredibile importanza visiva e concettuale.

Contro:

  • Per motivi funzionali al racconto il Montaggio risulta eccessivamente artificioso.
  • In generale pellicola tecnicamente pregevole saltuariamente contaminata da esigui difetti.

0 / 5. 0