Madre

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Bong Joon-ho

Madre

Scheda:

madre_info

© PFA Films

Titolo originale:

마더

Uscita Italia:

7 Ottobre 2013

Uscita USA:

12 Marzo 2010

Regia:

Bong Joon-ho

Sceneggiatura:

Park Eun-kyo, Bong Joon-ho

Genere:

Thriller

REDAZIONE: ★8+

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Una madre, convinta dell’innocenza del proprio figlio accusato di omicidio, cerca disperatamente prove per scagionarlo.

Una madre vedova senza nome (Kim Hye-ja) vive da sola con il suo unico figlio. Lavora in una piccola città a sud della Corea del Sud, vende erbe medicinali e sporadicamente pratica trattamenti di agopuntura antidolorifici senza licenza. Suo figlio, Yoon Do-joon (Won Bin), è affetto di una disabilità intellettiva, è timido, e tende a frequentare Jin-tae (Jin Goo), un suo amico, delinquente locale. Quando Do-joon viene quasi investito da un’auto, lui e Jin-tae vandalizzano l’auto e attaccano fisicamente l’autista e i passeggeri per vendicarsi. Vengono immediatamente denunciati, e la colpa ricade esclusivamente su Do-joon. La stessa sera, Do-joon, tornando a casa, vede una giovane ragazza, Moon Ah-jung (Moon Hee-ra) che cammina da sola, e la segue in un edificio abbandonato. La mattina dopo, viene scoperta morta sul tetto, e l’intera città va in subbuglio, pretendendo la cattura immediata dell’assassino. Solo prove circostanziali collocano il figlio vicino alla scena del crimine, ma la polizia lo arresta comunque. Viene indotto con l’inganno a firmare una confessione, che potrebbe procurargli una lunga pena detentiva.

“Sua madre, convinta dell’innocenza di suo figlio e stanca dell’incompetenza dell’avvocato, sceglie di cercare individualmente delle prove per scagionarlo.”

Dopo averlo licenziato, comincia a fare domande alla gente a proposito della ragazza Ah-jung. Le dicono che era sessualmente promiscua e aveva una relazione con un ragazzo noto come Crazy JP. Apprende successivamente che Ah-jung aveva frequenti epistassi; inoltre, per prevenire problemi e possedere un eventuale strumento di ricatto, la ragazza fotografava segretamente i suoi partner occasionali. La madre rintraccia il telefono, e mostra tutte le foto recuperate al figlio. Do-joon ricorda di aver visto un uomo nell’edificio la notte della morte di Ah-jung. La madre, identificandolo come il venditore di ombrelli, si reca a casa sua con la scusa di offrirgli servizi medici di beneficenza, e intanto gli chiede cosa ha visto quella sera. L’uomo rivela che quella sera si trovava nell’edificio abbandonato vicino, e aveva assistito allo scambio di chiacchiere tra i due giovani. Dopo una bizzarra conversazione sul sesso, durante la quale lei gli lancia un grosso sasso, lo chiama ‘ritardato’. Do-joon le rilancia indietro la pietra, uccidendola inavvertitamente. Quindi la trascina sul tetto pensando che se la colloca lì, qualcuno la vedrà ferita e la aiuterà. Finito di raccontare, l’uomo viene a sapere che Do-joon sarà rilasciato dalla polizia e il caso verrà riaperto, allora decide di prendere immediatamente il telefono e denunciare la colpevolezza del ragazzo alle autorità. La madre, temendo per suo figlio, colpisce l’uomo e dà fuoco alla casa. Più tardi la polizia dichiara di aver trovato il vero assassino: Crazy JP, ragazzo della giovane ritenuto colpevole per il sangue di Ah-jung trovato sulla sua maglietta. Solo la madre sa che il sangue è il risultato dei frequenti sanguinamenti dal naso della ragazza, e il sesso tra loro era consensuale. Do-joon viene liberato e Jin-tae lo va a prendere. Lungo la strada passano davanti alla casa bruciata, e si fermano a raccogliere le macerie. In seguito, a casa, Do-joon restituisce alla madre il kit di agopuntura trovato tra i resti della casa, e le dice di stare più attenta. Sua madre, scioccata e in lacrime, se ne va e prende un autobus, non prima di praticarsi l’agopuntura antidolorifica a sé stessa, dimenticando per pochi momenti i tragici eventi.

Recensione:

Bong Joon-ho, ora considerato uno dei migliori registi del XXI secolo, aveva già dimostrato, prima dell’enorme successo di Parasite (2019), di cosa era capace. Come spesso accade nel cinema asiatico, le influenze europee e soprattutto americane tendono ad occidentalizzare i cineasti orientali, e forse una delle virtù maggiori del maestro coreano è proprio quella di aver saputo bilanciare le due culture e realizzare pellicole eccellenti e universali. Una di queste, di certo meno conosciuta al grande pubblico, è Madre (2009), un thriller drammatico e straziante che tratta personaggi ambigui per raccontare qualcosa di più ampio: la Corea stessa. Lo spettatore viene guidato nei meandri della società coreana, una società fatta di caste chiuse che si caratterizzano per incomunicabilità (avvocato), povertà estrema, e continui debiti che si accumulano sulle spalle dei meno abbienti. In questo senso, il regista non rinuncia a una delle sue costanti: l’umorismo nero (a tratti nerissimo), che si fa ironia politica nella rappresentazione dei funzionari di giustizia e satira di classe nei rapporti tra dominatori ed esclusi.

La sceneggiatura si riavvolge attorno allo stesso evento, ora censurato, ora narrato da altri punti di vista: una struttura che strizza l’occhio alle sciarade del noir classico e a Quarto Potere. La verità della rappresentazione è infatti solo apparente, Madre (come il cinema in generale) è di fatto uno strumento ingannevole, di depistaggio, e Bong Joon-ho rielabora perpetuamente l’ambigua linearità del racconto per trasmettere un messaggio di forte critica sociale (tema ricorrente in tutta la sua filmografia).

“A esser costantemente oggettiva non è la soluzione legale del giallo, ma il dolore della madre e l’esclusione cui è condannato il figlio, debilitato intellettivamente.”

Alcuni difetti potrebbero essere attribuiti agli altri personaggi, quelli secondari, di fatto meno approfonditi, e che, insieme a una narrazione leggermente fiacca, soprattutto nella prima metà, determinano le uniche pecche narrative presenti.

Sono molti i punti di contatto con un altro film del regista, Memorie di un assassino (2001), sia nella ripresa di carattere semantico per satira politica e sociale, sia, ben più accentuato, in termini di fotografia (toni plumbei) e scenografico (Corea rurale). La narrazione del giallo infatti viene veicolata ottimamente da tonalità cupe, opprimenti, spesso impiegati nella rappresentazione di magnifici paesaggi coreani: sì affascinanti, ma altrettanto soffocanti per noi spettatori, e per la madre. La regia è sempre esatta e varia, soprattutto in alcune corse fantasma e nelle carrellate orizzontali, marchio di fabbrica di Bong Joon-ho. L’uso della suspence, calibrata egregiamente dal regista, è canalizzata anche grazie all’eccellente utilizzo del suono: dalla classica enfasi musicale (quando la madre uccide il testimone), al silenzio (nel tragico incontro tra il figlio e la giovane ragazza), fino all’incremento dei suoni diegetici (per esempio all’inizio quando la donna taglia vivacemente le erbe, prima che il figlio venga investito).

La madre, come da titolo, è il vero perno della vicenda: una figura silenziosa, che non ha altro nome all’interno della pellicola, come se la qualifica materna sia sufficiente per comprendere la sua completa essenza, silenziando il resto delle sue particolarità. Il suo personaggio, tanto passionale quanto meschino, è interpretato degnamente da Kim Hye-ja.

In conclusione, Madre è un film tragico, doloroso per i protagonisti, che, consci o meno delle differenze sociali a cui sottostanno, non possono evitare di lottare solamente per il proprio guadagno, la propria soddisfazione, forse perché incapaci di empatizzare con gli altri, un vizio già annoverato nello stato e nella giustizia.

Pro:

  • Ottimo comparto visivo e sonoro.
  • Eccellente il bilanciamento tra thriller drammatico e umorismo nero, quest’ultimo volto alla satira politica e sociale.
  • Pregevole interpretazione della protagonista.

Contro:

  • Sceneggiatura più approssimativa nella caratterizzazione dei personaggi secondari.

4 / 5. 1