Martin Eden



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Pietro Marcello

Martin Eden

Scheda:

martin_eden_info

© 01 Distribution

Titolo originale:

Martin Eden

Uscita Italia:

4 Settembre 2019

Uscita USA:

n.d.

Regia:

Pietro Marcello

Sceneggiatura:

Maurizio Braucci, Pietro Marcello

Genere:

Drammatico, Sentimentale, Storico

VOTO: ★9-

Cast:

Trama:

Un giovane e incolto marinaio, per amore di una fanciulla dell’alta borghesia, insegue il sogno di divenire scrittore. Ciò lo porta a confrontarsi con il proprio ruolo all’interno delle lotte sociali che si agitano attorno a lui.

Martin Eden (Luca Marinelli) è un giovane marinaio napoletano, più dedito all’avventura che alla cultura. Un giorno salva casualmente da una rissa Arturo (Giustiniano Alpi), rampollo della famiglia alto-borghese degli Orsini. Invitato presso la loro magione, fa la conoscenza della raffinata sorella di Arturo, Elena (Jessica Cressy) e se ne innamora, venendo ricambiato.

Per dimostrarle essere più di un volgare popolano, Martin inizia a leggere, studiare le lingue, farsi un’istruzione. Prendendo spunto dai numerosi viaggi e dalla povera realtà sociale che gli è nota, tenta così i primi esperimenti narrativi e poetici: il successo editoriale tarda però ad arrivare. Martin, ormai cacciato di casa, è senza un soldo – i pochi che ha li spende in libri e macchine da scrivere – e si fa ospitare in provincia dalla gioviale contadina Maria (Carmen Pommella).

Fra tentativi falliti e imbarazzanti ricevimenti a casa Orsini, fa tuttavia la conoscenza del poeta anarchico Russ Brissenden (Carlo Cecchi), alcolista cinico ma abbastanza disincantato da avere viscida nel giovane aspirante artista. Per il quale, finalmente arriva il successo:

“sono però gli anni delle rivolte socialiste, e Martin, che li mal sopporta in quanto, come i liberali, dimenticano il ruolo dell’individuo, non esita a scontrarsi con le loro istanze.”

Allontanato anche dalla famiglia Orsini, e ormai isolatosi nel suo successo egoista, Martin è uno scrittore affermato: ha sposato una sua ammiratrice (Chiara Francini) senza amarla e si prepara a un viaggio in America, dove è idolatrato e amato per la sua scontrosità anarchica.

L’amico e maestro Russ è morto suicida da tempo. Martin, osservando sole lambire il bordo dell’oceano, mentre in sottofondo si odono i canti di quella rivolta cui lui non ha voluto mai prendere parte, decide infine di buttarsi in acqua, in un gesto di estrema immolazione e rinascita.

Recensione:

Tratto dall’omonimo romanzo di Jack London, del 1909, il film è stato presentato, in concomitanza con l’uscita in sala, al 76mo Festival del cinema di Venezia. Per Pietro Marcello è il secondo lungometraggio, dopo una lunga carriera da documentarista e l’esordio con Bella e perduta (2015), eppure la mano registica sembra già quella matura di un autore. Il ricorso a differenti qualità di pellicola, a seconda del momento narrativo, e a diversi stili filmici, dal melodramma alla commedia, fa del suo Martin Eden un’opera innanzitutto sperimentale e coraggiosa per il panorama italiano.

La sovrapposizione di differenti epoche, dialetti, punti di riferimento cronologico-spaziali rende non solo colorata e varia una vicenda altrimenti legata a un periodo storico ben preciso, ma anche universale il messaggio politico. Che, lungi dall’essere dichiarato, viene sempre alluso con delicata sapienza: il rapporto fra individuo e collettività, ideologia e realtà, è tutto affidato al protagonista e al carosello di tipi umani che gli gravita attorno.

“Marcello tenta così una terza nel cinema impegnato italiano, fra le favole di Pier Paolo Pasolini, fatte di lingue ed epoche sovrapposte, e le denunce esplicite di Elio Petri.”

La sceneggiatura, di Marcello stesso e del collaboratore Maurizio Braucci (La paranza dei bambini, 2019) si fa ogni momento più ricco grazie alle colorite espressioni napoletane che, ben lungi dal folklorico fine a se stesso, creano un ironico contrasto con i nomi anglosassoni dei protagonisti. La fotografia di Alessandro Abate e Francesco di Giacomo gioca pure sui contrasti, sulla falsificazione, sui salti fra passato e presente.

Il costumista Andrea Cavalletto sembra però divertirsi più di tutti, avendo a disposizione una gamma di abbigliamenti che vanno dall’ottocentesco al contemporaneo. Eppure, una volta superato lo shock straniante iniziale, l’incedere della narrazione ha il ritmo delle grandi tragedie, epiche e personali.

Un plauso va all’intensa e complessa interpretazione di Marinelli, vincitore per questo della coppa Volpi 2019 che tanto sembrava destinata a Joaquin Phoenix. Pittoresco e indimenticabile anche Carlo Cecchi, a metà fra Diogene e Bukowski, mentre Jessica Cressy non riesce a tenere testa alla bravura del suo compagno maschile.

In definitiva Martin Eden è un film di rara intelligenza, che apre nuovi orizzonti alla cinematografia nel nostro paese e sa confrontarsi con illustri modelli creando qualcosa di nuovo.

Pro:

  • Sovrapposizioni spazio-temporali che creano un contrasto funzionale.
  • Interpretazioni di Marinelli e Cecchi.
  • Il coraggio della sperimentazione, sul solco dei classici.

Contro:

  • Non tutte le interpretazioni secondarie sono all’altezza del protagonista

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