Matrix Reloaded

LOADING
Lana Wachowski, Lilly Wachowski

Matrix Reloaded

Scheda:

matrix_reloaded_info

© Warner Bros. Pictures

Titolo originale:

The Matrix Reloaded

Uscita Italia:

23 Maggio 2003

Uscita USA:

15 Maggio 2003

Regia:

Andy Wachowski, Larry Wachowski

Sceneggiatura:

Andy Wachowski, Larry Wachowski

Genere:

Fantascienza, Azione

REDAZIONE: ★6.5

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Neo, convinto della propria missione di Eletto dell’umanità nella guerra alle macchine, fronteggia nuovi avversari nel tentativo di scoprire di più su Matrix.

Sono passati mesi da quando Neo (Keanu Reeves) si è fatto carico del proprio destino di Eletto e si è stabilito nel centro ribelle terrestre di Zion. Il quale, ora, è preso di mira direttamente dalle macchine. Neo torna continuamente al Matrix, per domandare all’Oracolo (Gloria Foster) delucidazioni su inquietanti sogni premonitori che lo assalgono: fra questi, la morte di Trinity (Carrie-Anne Moss). L’Oracolo gli rivela effettivamente che dovrà scegliere fra salvare lei o sconfiggere le macchine.

Intanto l’acerrimo Agente Smith (Hugo Weaving), ribellandosi al Matrix stesso e programmandosi da sé, ha acquisito nuovi poteri: fra tutti, può autoduplicarsi potenzialmente all’infinito. Un enorme numero di suoi cloni attacca Neo, mentre l’individuo reale Bane (Ian Bliss), nel mondo fuori dal Matrix, viene infettato a propria volta da Smith e cerca di uccidere Neo. Morpheus (Laurence Fishburne) e l’equipaggio della Nabucodonosor, intanto, sono in rotta con il direttivo di Zion, scettici sul piano del comandante circa le doti dell’Eletto.

“La geografia di Matrix si fa man mano più complessa agli occhi di Neo:”

uno scontro con i programmi antropomorfi Merovingio (Lambert Wilson) e Persephone (Monica Bellucci) porta lui e la sua squadra al Fabbricante di Chiavi (Randall Duk Kim) che consegna loro il lasciapassare per la Sorgente, scheda madre di Matrix. Mente Trinity viene catturata, Neo conferisce con l’Architetto (Helmut Bakaitis), ennesimo programma che gli rivela funzionamenti fondamentali del mondo di Matrix: l’Eletto non sarebbe altro che una funzione di sistema, periodicamente creata da Matrix stesso per auto-correggersi e adattarsi alla psiche degli umani, altrimenti portati a rigettarne le logiche; in questo ciclo di continue palingenesi, di cui quella di Neo sarebbe la quinta, sono previsti sia distruzione e ripopolamento di Zion, sia che l’Eletto scelga se adempiere al proprio scopo o no.

Neo sceglie la disobbedienza per salvare Trinity che, tuttavia, muore. Manipolando la realtà virtuale, l’Eletto la resuscita. Entrambi tornano nel mondo reale scoprendo che le sentinelle robotiche stanno mettendo a ferro e fuoco la Nabucodonosor. Neo si accorge di poterle sgominare a mani nude, quasi che i suoi poteri siano validi anche al di fuori di Matrix. L’Eletto cade privo di sensi, mentre le sentinelle perpetrano un massacro fra gli umani, aiutate da un sabotaggio di Bane. Con Neo temporaneamente fuori gioco, il destino di Zion e degli umani superstiti è appeso a un filo.

Recensione:

Che dei tre capitoli che compongono la trilogia di Matrix, scritti e diretti dalle sorelle Lana e Lily Wachowski, solo il primo sia effettivamente un film prossimo alla perfezione, è noto. Quello di cui si discuterà in questa sede, in particolare, è probabilmente il più debole della saga: incapace di eguagliare la grandezza del primo, incomparabile a livello di trama e contenuto a quello successivo di cui costituisce una introduzione, e che è stato girato in contemporanea, è il film in cui diviene evidente un ricorso a budget più ampi. Da un lato, la scelta delle autrici di fare di Matrix Reloaded una lunga sequela di scene d’azione, ben girate ma sterili, potrebbe sembrare una sconfessione dei presupposti che hanno reso grande il primo; d’altra parte, perché la svolta filosofica e narrativa del terzo sia possibile, è necessario un anello debole e sacrificabile. Ruolo che tocca completamente al secondo, il cui massimo momento di interesse, nell’economia dell’universo narrativo, è effettivamente la spiegazione dell’Architetto sulla logica di Matrix.

“Ciononostante, preso per quello che è e astratto dalla trilogia, Matrix reloaded resta un film d’azione godibile, non scevro peraltro di un’estetica queer e bizzarra tipica delle Wachowski.”

La sceneggiatura ha i suoi migliori momenti nel presentare la lunga sequela di personaggi improbabili e fuori dagli schemi: il gioco ironico delle Wachowski sta nella doppia natura di questi, stringhe matematiche di Matrix, astratte e inumane e, allo stesso tempo, veri e propri individui dall’aspetto e dai nomi estremamente marcati. Su questo mondo, che del cyberpunk prende più l’elemento punk che quello cibernetico, quasi underground, incombe la gelida, e ora più ambivalente, di quel Grande Altro che sono le macchine. Le tante scene d’azione inoltre, quando dichiaratamente ironiche, sono davvero divertenti nella loro demenziale esagerazione: l’espediente che in Matrix tutto sia possibile dà adito a giochi parodistici e transmediali dei vari fumetti e supereroi da videogioco che popolano l’immaginario dei primi anni 2000.

Quando si va a valutare il ritmo narrativo, la tenuta dei dialoghi e la credibilità logica di alcune svolte, tuttavia, emergono i difetti di una scrittura che sembra davvero interessata ad affrettarsi verso il capitolo conclusivo. Le stesse scene d’azione, registicamente quasi impeccabili, finiscono per essere appesantite da barocchismi fini a se stessi. Quando l’ironia e il gioco si esauriscono, il rischio è quello della noia. L’elemento thrilling, che nel primo film contribuiva a immergere lo spettatore nel doppio mondo di Matrix, è qui assente. Lo shock nel vedere la moltiplicazione di Smith, le spaventose macchine sentinelle e i trucchi di Neo è assicurato le prime volte, ma la ripetizione a lungo andare stanca. Nemmeno il finale, malgrado il cliff-hanger, riesce nel proprio di lanciare il capitolo successivo. Il quale, fortunatamente, sa riprendersi in autonomia.

La fretta e le incompletezze di sceneggiatura e regia si riversano in parte sulla fotografia di Bill Pope, decisamente inferiore al primo capitolo, sia sulle interpretazioni. Si ha l’impressione che non sempre i personaggi sappiano con precisione cosa stiano facendo: Carrie-Anne Moss risulta, così, sperduta, è la presenza scenica incontrovertibile di Laurence Fishburne smussata. Migliori le prove di Hugo Weaving e soprattutto Keanu Reeves, che conferma una particolare dimestichezza con le scene d’azione in digitale è un controllo del proprio corpo particolarmente maturo. Altalenanti anche le musiche: Don Davis, nell’accostare sonorità classiche ed elettroniche, non sembra a propri volta avere ben chiara l’idea di dove la narrazione voglia andare a parare.

Molto buoni gli effetti speciali, forse paradossalmente troppo: la cura del visivo effettivamente ha suggerito a molti critici l’idea che questo film fosse solo un pretesto per mostrare la bravura della squadra di Jon Gaeta e della Sony Pictures Imageworks. In realtà, come si è detto prima, Matrix Reloaded è essenzialmente un’esplorazione tutta visiva e poco significativa del mondo virtuale, non autosufficiente ma comprensibile se inserita nella saga. Non è un caso che l’immagine universalmente più nota del personaggio di Neo, quella che lo vede fermare a mezz’aria i proiettili, sia tratta da questo film-corridoio e non dagli altri due. Ultima nota positiva, le scenografie di Owen Paterson (che ha collaborato con le Wachowski, lì solo sceneggiatrici, anche in V per vendetta, 2005): queste ultime, pur risentendo dell’isterismo complessivo del film, riescono ad essere efficaci nella varietà e in linea con l’universo descritto.

Le macchine, viene rivelato nei film, hanno bisogno di autoregolarsi generando deviazioni di sistema: è quello che capita, in un certo senso, anche a questo capitolo della saga che tuttavia, per quanto lontano dalla riuscita completa, è stato negli anni forse troppo vittima del paragone con il capostipite, inarrivabile per inventiva e convivenza di grande intrattenimento e filosofia.

Pro:

  • Effetti visivi e speciali molto curati e spettacolari.
  • Percepibile, in alcune situazioni, l’ironia narrativa, delle sorelle Wachowski.
  • Buona prova di Reeves nelle scene d’azione.

Contro:

  • Sceneggiatura compressa fra il primo capitolo è il terzo, di cui è una introduzione.
  • Situazioni e svolte spesso non giustificate, contro cui pesa la sovrabbondanza di scene d’azione.
  • Incertezza frettolosa nella cura estetica di certi comparti.

3 / 5. 1