Matrix

LOADING
Lana Wachowski, Lilly Wachowski

Matrix

Scheda:

matrix_info

© Warner Bros.

Titolo originale:

The Matrix

Uscita Italia:

7 Maggio 1999

Uscita USA:

31 Marzo 1999

Regia:

Andy Wachowski, Larry Wachowski

Sceneggiatura:

Andy Wachowski, Larry Wachowski

Genere:

Fantascienza, Azione

REDAZIONE: ★9

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un hacker scopre che tutto ciò che circonda il genere umano è frutto di una simulazione artificiale perpetrata da macchine intelligenti. La Resistenza individua in lui l’Eletto destinato a salvare l’umanità.

Thomas A. Anderson (Keanu Reeves), sotto le spoglie di comune cittadino, è un hacker noto negli ambienti informatici con il nome di Neo. Una notte sullo schermo del suo computer compaiono dei codici criptati riguardanti un certo Matrix. Mosso da curiosità, Neo accetta di seguire la misteriosa hacker Trinity (Carrie-Anne Moss) al cospetto di Morpheus (Laurence Fishburne), una sorta di agente segreto non meglio identificato. A Neo viene chiesto se intende conoscere delle verità sconvolgenti relative al mondo in cui vive: dato l’assenso, gli viene rivelato che il modo finora conosciuto è una simulazione generata da macchine ribelli. Gli esseri umani, da cui queste traggono energia, sono ingabbiati in capsule e tenuti all’oscuro della realtà.

Neo, estratto dall’universo simulato, viene portato a bordo della navicella Nabucodonosor, dove gli viene somministrato un percorso di riabilitazione e allenamento. Morpheus fa parte di una vera e propria Resistenza, che ha sede nella zona nascosta di Zion e combatte le macchine, ed è convinto che Neo sia l’Eletto, in grado di porre fine alla guerra fra esseri umani e intelligenze artificiali. Neo impara come utilizzare al meglio le proprie capacità all’interno di Matrix, da cui la Resistenza sa uscire e rientrare a piacimento.

“Ne apprende anche le regole: la più improntante vuole che, se si muore in Matrix, lo stesso accade nella realtà.”

All’interno di Matrix, Neo viene condotto dall’Oracolo (Gloria Foster): la donna gli predice che proprio lui dovrà scegliere se morire o salvare Morpheus. La spedizione viene bloccata successivamente dagli agenti di polizia al soldo delle macchine capitanati dal gelido agente Smith (Hugo Weaving). A tradirli, nonché a perpetrare un massacro all’interno di Nabucodonosor, è stato il sodale Cypher (Joe Pantoliano), cui è stata promessa dalle forze dell’ordine una vita ricca e lussuosa, per quanto fittizia. Morpheus si consegna per consentire a Neo e a Trinity la fuga.

Neo tuttavia riesce a salvare il compagno e si scontra direttamente con Smith, che lo uccide in Matrix. Nella realtà, Trinity rivela al corpo morto di Neo di essersi innamorata di lui e di come anche questo fosse stato previsto dall’Oracolo. Il suo bacio risveglia l’Eletto, le cui rinnovate capacità ora riescono a violare le leggi della dinamica e della fisica in Matrix.

Neo vede Matrix come realmente è: una sequenza continua di codici di programmazione. Uccide in modo apparentemente definitivo l’agente Smith e si consegna al proprio destino di Eletto in grado di compiere gesta ritenute impossibili e di salvare il genere umano.

Recensione:

Matrix, uscito nel 1999 per mano di due autrici quasi esordienti, riesce in una sola mossa a raggiungere almeno quattro obiettivi: consacrare il mito di Reeves come interprete; dare vita a uno dei franchise transmediali più innovativi della Storia del cinema; portare a Hollywood quel tipo di fantascienza cyberpunk che già nell’Arcipelago nipponico era stata affrontata da Mamoru Oshii con il primo Ghost in the shell (1995); confezionare un prodotto tanto di entertainment e commerciale quanto significativo dal punto di vista filosofico. Alla base di Matrix è infatti il noto dubbio cartesiano, grossomodo riassumibile in un interrogativo di verità ontologica sul mondo in cui, e sul corpo attraverso cui, agisco. Renée Descartes non è certo l’unico filosofo ad averne trattato: il problema risale a Platone con il mito della caverna de La Repubblica (V sec. a.C.) e arriva ai giorni nostri. Nella letteratura accademica, soprattutto anglosassone e di stampo analitico, si preferisce spesso usare l’espressione «Matrix» in luogo di qualsiasi riferimento ai classici della letteratura. Al di fuori dell’accademia, numerose sono le interpretazioni più o meno legittime della vicenda di Neo: chi l’ha letto in chiave cristologica, chi come metafora della transessualità (confermata dalle autrici), chi ancora come riflessione meta-mediale sul confine fra supporti narrativi e potenzialità finzionali delle nuove tecnologie. Il vero miracolo di Matrix, tuttavia, è la capacità di prescindere da qualsiasi lettura complessa o profonda: a guardarlo come un semplice film d’azione fantascientifica, non perderebbe nessuno dei propri pregi. Il suo impatto è stato dirompente per l’intero immaginario pop: il significato semiologico di certi modi di dire, di certi vestiari e metafore non è stato più lo stesso.

La sceneggiatura di Lana e Lilly Wachowski, come si è anticipato, gode di modelli nobili: oltre al Platone mitografo, all’immaginario delle Sacre scritture e a scrittori e mangaka cyberpunk, non è sbagliato rinvenire riferimenti a Lewis Carroll, di cui viene citato il suo Bianconiglio. Lo scheletro narrativo solo apparentemente semplice, basato sul binomio di mondi e sul destino di Neo evidente fin dall’inizio, riesce a stupire di continuo con invenzioni ed espedienti in un continuo alternarsi di archetipi reinventati e immaginario di fine millennio (le linee del telefono e i cavi che, visti oggi, rimandano davvero a una civiltà antecedente la tecnologia wireless). Dialoghi e situazioni sono abbastanza disorientanti da movimentare la visione senza renderla inutilmente complessa.

“L’efficacia è quella dei classici, che non perdono mai il proprio smalto a decenni di distanza, e delle fiabe di carattere eroico.”

A tal proposito, per provare quanto la sceneggiatura sia effettivamente architettata alla perfezione, in Matrix si ritrovano, ben inseriti, gli elementi de Il viaggio dell’eroe di Christian Vogler: l’eroe abbandona la propria terra d’origine proprio come Thomas/Neo scopre la realtà dietro la finzione; il suo viaggio lo porterà ad acquisire nuove doti e a incontrare mentori (Morpheus), antagonisti-ombra tanto opposti quanto simili a lui (l’agente Smith) e aiutanti (Trinity). La storia si risolve in un finale aperto capace di interessanti potenziali sviluppi: al di là della riuscita dei successivi capitoli della saga, in Matrix si è davvero creato un (doppio) mondo con le proprie regole, gli ambienti riconoscibili e i caratteri distintivi. Unico difetto della sceneggiatura, l’espediente del bacio fra Trinity e Neo, che soprattutto visto oggi risulta alquanto banalizzante.

Regia delle sorelle Wachowski prossima alla perfezione, soprattutto nel suo coordinarsi con gli effetti speciali della squadra di John Gaeta, curatore dell’intera trilogia. Questi, risultati all’epoca incredibili, sono tuttora fonte di ispirazione e imitazione anche parodica: se nei successivi capitoli il comparto visivo sembra preda di un horror vacui, per cui molto spesso gli effetti sovrastano in maniera bulimica le necessità narrative, qui tende invece, pur non rinunciando alla spettacolarità, a indagare le potenzialità e le caratteristiche del mondo di Matrix. La rappresentazione del cyberspazio, di per sé entità complessa da rendersi visivamente, è condotta alla perfezione. Alla riproposizione di una certa estetica tipica della fantascienza derivata da Blade runner (1982) si aggiungono una rappresentazione vagamente queer e alcune trovate degne di nota: la più efficace, nella sua semplicità, è la colorazione verde ad indicare le ambientazioni in Matrix, ad opera del direttore di fotografia Bill Pope (Alita – Angelo della battaglia, 2019). Il comparto tecnico e visivo trova il proprio merito maggiore nel saper dialogare, influenzando e venendo influenzata, con le estetiche e le narrazioni digitali dei videogiochi e di altre tecnologie informatiche, facendo di Matrix una vera opera di svolta, capace di oltrepassare i confini del mezzo cinematografico.

Sarebbe scontato sottolineare le ottime interpretazioni: non solo per l’iconica freddezza di Weaving, la presenza scenica di Fishburne e le capacità empatiche di Reeves, ma anche per dimestichezza di tutto il cast di recitare in uno scenario produttivo totalmente rivoluzionario. Malgrado qualche ingenuità su cui inevitabilmente ha pesato il trascorrere del tempo, Matrix è davvero un testo che ha cambiato gli occhi dello spettatore e la sua posizione rispetto all’oggetto cinematografico.

Pro:

  • Opera iconica, capace di comunicarsi sia a livello di intrattenimento sia a livello filosofico.
  • Sceneggiatura colta e stratificata.
  • Effetti speciali rivoluzionari e correlati al mondo narrativo.

Contro:

  • Qualche espediente narrativo sorpassato o fuori luogo (la sottotrama sentimentale).

4.5 / 5. 2