Mystic River

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Clint Eastwood

Mystic River

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

Mystic River

Uscita Italia:

23 Ottobre 2003

Uscita USA:

15 Ottobre 2003

Regia:

Clint Eastwood

Sceneggiatura:

Brian Helgeland

Genere:

Giallo, Drammatico, Thriller

REDAZIONE: ★7

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

L’omicidio di una ragazza riunisce, a distanza di venticinque anni, tre vecchi amici , tutti coinvolti per motivi differenti. Un avvenimento traumatico della loro infanzia e alcuni controversi trascorsi pesano sulle loro coscienze e sulle indagini.

La vicenda prende piede a Boston nel 1975: tre giovani amici, Sean (Kevin Bacon), Jimmy (Sean Penn) e Dave (Tim Robbins), giocano per strada e vengono colti da un uomo, che si millanta tutore dell’ordine, mentre deturpano del cemento fresco. L’uomo preleva Dave e lo porta via in macchina, facendolo scomparire per quattro giorni. Quanto successo di preciso in quei momenti, lo sa solo Dave. Venticinque anni dopo, Katie, la figlia maggiore di Jimmy, ora piccolo commerciante con trascorsi di galera, viene trova uccisa. A indagare sul caso è Sean, ora poliziotto, assieme al collega sergente Whitey Powers (Laurence Fishburne).

La sera stessa del supposto omicidio, Dave era tornato a casa sporco di sangue, ferito alla mano e sconvolto, raccontando alla moglie Celeste (Marcia Gay Harden) di aver avuto una colluttazione con un ladro e di averlo ucciso. Le indagini su Katie prendono diverse pieghe: il primo sospettato è Brendan (Tom Guiry), fidanzato di Katie con cui aveva intenzione di fuggire a Las Vegas e detestato da Jimmy. La sua innocenza, tuttavia, viene confermata dal test della macchina della verità. Celeste è sempre più sospettosa di Dave, perché l’omicidio del ladro da lui raccontato non trova riscontro sui giornali. Emerge in seguito che proprio Dave è nella lista di avventori di un locale dove la sera dell’omicidio Katie e le amiche si erano fermate a ballare. Diventa lui quindi l’indiziato principale, per quanto inizialmente difeso da Sean e frequentato regolarmente da Jimmy, ogni giorno sempre più devastato: tra l’altro, ai poliziotti racconta di essersi ferito la mano con il tritarifiuti.

Grazie al contributo di uno svampito e anziano commerciante (Eli Wallach), si scopre che il colpo mortale per Katie appartiene a un’arma da fuoco usata dal padre di Brendan, piccolo delinquente in contatto con Jimmy e ora scomparso, anni prima.

“I sospetti di Sean sono ora rivolti nuovamente al ragazzo, mentre il collega è convinto della consapevolezza di Dave, sulla cui macchina viene trovata una traccia di sangue non suo.”

Dave, frattanto, rivela alla moglie di essere stato violentato venticinque anni prima, mentre Jimmy conduce indagini personali tramite i suoi agganci malavitosi.

Celeste, spaventata dai comportamenti sempre più paranoici di Dave, scappa in un motel con il figlio e riferisce a Jimmy i suoi sospetti. Questi lo fa prelevare dai suoi uomini e lo porta in una stamberga isolata presso il fiume Mystic: qui gli rivela, per spaventarlo, di aver ucciso il padre di Brendan anni prima per vendetta, per poi buttarne il cadavere nel corso d’acqua. Dave racconta così di aver ucciso, quella sera, un pedofilo e di averlo tenuto nascosto; viene ucciso dall’amico e fa la stessa sorte del padre di Brendan. Questi scopre, intanto che il vero colpevole è suo fratello sordomuto, che ha ucciso Katie per errore assieme a un amico durante una finta rapina. Quando Jimmy lo scopre, ormai è troppo tardi.

Recensione:

Tratto dal romanzo di Dennis Lehane La morte non dimentica (2001), Mystic river è un thriller dalla sceneggiatura un po’ orchestrata che si risolleva nel colpo di scena finale. Grande successo all’epoca dell’uscita, oggi questo film di Clint Eastwood (Gli spietati, 1992; I ponti di Madison County, 1995), pur rimanendo un prodotto di discreta fattura, ha i suoi limiti soprattutto nell’approccio freddo e lievemente sommario alla vicenda raccontata: la sceneggiatura di Brian Helgeland (premio Oscar 1998 per L.A. Confidential) ricostruisce a dovere gli snodi logici del racconto, con un buon utilizzo dei flashback, ma dedica all’approfondimento dei personaggi minore spazio. Se alcuni monologhi sono molto interessanti, come le riflessioni di Jimmy o il delirio in cui Dave ricostruisce in forma di favola l’antica violenza nei propri confronti, altrove i dialoghi non lasciano trasparire sufficienti approfondimenti. A parte i due citati, gli altri personaggi sono sacrificati anche a livello di economia della trama: ciò si sente per i secondari, in particolare per il fratello di Brendon, e per Sean, i cui rapporti con la moglie sono giusto accennati con dei dialoghi al telefono piuttosto superflui. Manca, e qui si rinviene il secondo motivo di freddezza del film, una descrizione ambientale approfondita: quanto alla vita di quartiere, alle dinamiche della piccola malavita e ai luoghi di ritrovo, si lascia intuire una materia narrativa che resta però sepolta e perlopiù inespressa.

Un vero peccato, considerando che il cast riesce a integrare alla perfezione parti altrimenti deboli. Le interpretazioni di Penn e Robbins son ottime ed energiche, forse il pregio maggiore del film; meno, anche per i motivi legati al personaggio di cui sopra, quella di Kevin Bacon. Si segnalano, in veste uno di personaggio secondario e l’altro come comparsa, il sempre carismatico Fishburne e il caratterista Wallach, coprotagonista di avventure dello stesso Eastwood nei vecchi film di Sergio Leone e che qui dimostra di non aver perso la vena istrionica. Interpretazioni femminili più deboli, esattamente come lo spazio loro riservato in sceneggiatura.

Decisamente meglio, invece, il comparto visivo del film. Eastwood, seppur con una regia che altrove è stata più magniloquente, sa muovere la macchina da presa a seconda dell’approccio al personaggio: camera ferma per i poliziotti, movimenti lenti e instabili per la famiglia di Dave, contro-plongée per Jimmy.

“Le scene in notturna sono ottime, ma a rendere iconica la mano di Eastwood in quest’opera sono le riprese dall’alto a fini drammatici:”

l’urlo di dolore di Jimmy trattenuto dai poliziotti, in una sequenza di dinamismo plastico, è la cinepresa che sorvola il luogo di ritrovamento del cadavere sono da manuale di storia del cinema. Giusto nei minuti finali la regia sembra perdere colpi, quasi sentisse l’imbarazzo di un finale affrettato: le panoramiche sul fiume Mystic, che ha dato nome al film ma sembra esserne il protagonista solo nell’ultimo quarto d’ora, risultano abbastanza convenzionali.

Fotografia di Tom Stern (collaboratore abituale di Eastwood) efficace nelle suddette sequenze e molto abile a cogliere i contrasti d’ombra. Di contro, l’insistenza sui toni freddi, se da un lato ben comunica l’atmosfera che si vuole conferire al film, dall’altro risulta un po’ didascalica e monotona. Stessa sorte per il montaggio di Joel Cox (Oscar per Gli spietati), che alterna momenti felici e drammatici ad altri davvero scontati: su tutti, per tornare ai famigerati minuti finali, le dissolvenze fra panorama cittadino e lastra di cemento solidificato. Musiche, di Eastwood stesso con il figlio Kyle, dimenticabili e datate, poco adatte al tipo di dramma urbano che viene narrato.

In definitiva, Mystic River è un film di grande impatto immediato, dovuto a ottimi interpreti e regia solida, ma che tende a rimanere nella mente dello spettatore per poco tempo. Convenzionale e didascalico dove poteva osare di più, resta in ogni caso un thriller in cui il ritorno narrativo costante gioca a proprio favore.

Pro:

  • Interpretazioni ottime, soprattutto Penn e Robbins.
  • Regia in più punti, soprattutto nella gestione della macchina da presa, espressiva ed eloquente.

Contro:

  • Sceneggiatura poco approfondita quanto ad ambiente e personaggi.
  • Tendenza didascalica e fredda comune a narrazione e visivo.
  • Musiche dimenticabili e inadatte.

4 / 5. 2