Non è un paese per vecchi

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Joel Coen, Ethan Coen

Non è un paese per vecchi

Scheda:

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© Paramount Pictures

Titolo originale:

No Country for Old Men

Uscita Italia:

22 Febbraio 2008

Uscita USA:

21 Novembre 2007

Regia:

Joel Coen, Ethan Coen

Sceneggiatura:

Joel Coen, Ethan Coen

Genere:

Drammatico, Thriller, Western

VOTO: ★9-

Cast:

Trama:

Nel Texas degli anni ’80 un uomo si imbatte in una valigetta piena di soldi. Uno spietato serial killer si mette sulle sue tracce per tentare di recuperarla.

Nel desertico Texas degli anni ‘80 Llewelyn Moss (Josh Brolin), un saldatore reduce della guerra del Vietnam si imbatte in quel che resta di un regolamento di conti tra bande armate per una partita di droga. Oltre a numerosi cadaveri trova un superstite (che in punto di morte gli chiede dell’acqua) e una valigetta piena di soldi. Moss ignora l’uomo e fugge via con la valigetta. Rientrato in casa però, sentendosi in colpa per aver abbandonato il superstite, decide di tornare in piena notte sul luogo della sparatoria, portando con sé con una tanica d’acqua. Giunto sul posto viene notato da alcuni uomini, i quali tentano immediatamente di ucciderlo. Riuscito miracolosamente a fuggire quasi illeso, Moss torna nuovamente a casa, racconta tutto alla moglie e le ordina di recarsi fuori città, dalla madre. Consapevole di essersi cacciato in un brutto guaio, inizia quindi la sua fuga in solitaria, braccato da Anton Chigurh (Javier Bardem), uno spietato serial killer, che più di tutti sembra intenzionato ad impossessarsi della cospicua somma.

Sulle tracce di Chigurh c’è Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones), lo sceriffo della contea di Terrel prossimo alla pensione, sempre un passo indietro rispetto al ricercato.

“Inizia così un doppio inseguimento senza esclusioni di colpi, che vede un violento scontro tra Chigurh e Moss, dal quale entrambi escono gravemente feriti.”

Curate le proprie ferite, dopo aver avuto brevemente a che fare con Carson Wells (Woody Harrelson), un investigatore ben presto eliminato da Chigurh, i due hanno modo di parlare al telefono. Durante la conversazione, il killer chiede a Moss la valigetta dietro la promessa di risparmiare sua moglie. Moss rifiuta e scappa a El Paso, ma proprio quando è ormai prossimo al ricongiungimento con la moglie, viene ucciso da alcuni messicani, che tramite la sbadataggine della suocera erano venuti a conoscenza della sua posizione.

Anche questa volta, lo sceriffo arriva tardi. La notte della morte di Moss, torna sul luogo del delitto e scopre che Chigurh è entrato nella stanza. Il killer si trova lì con i soldi, ma riesce a non farsi vedere da Bell. Settimane dopo, tornata a casa dal funerale della madre, la moglie di Moss trova nella sua camera da letto Chigurh, che onorando la promessa fatta al marito le toglie la vita. Uscito di casa, viene ferito gravemente in un incidente d’auto; corrompe due giovani testimoni per il loro silenzio e fugge. Il film si chiude con lo sceriffo Bell, che ormai in pensione, racconta alla moglie alcuni suoi sogni.

Recensione:

Non è un paese per vecchi è il film forse più famoso e riuscito dei fratelli Coen (Fargo, 1996; Il Grande Lebowski, 1998). Di certo, è stato quello maggiormente apprezzato dalla critica: nonostante l’agguerrita concorrenza de Il Petroliere (Paul Thomas Anderson, 2007) infatti, all’edizione degli Oscar del 2008 la pellicola è riuscita ad aggiudicarsi, oltre ad otto candidature, ben quattro prestigiose statuette (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista a Javier Bardem). Cerchiamo quindi di capire il perché di così un così grande successo.

In primo luogo, il film destruttura il racconto classico e presenta una storia avvincente, che avvalendosi di una sceneggiatura di livello assoluto, ha il pregio di riuscire a coinvolgere qualsiasi spettatore. Soprattutto nella prima parte, la caratterizzazione dei personaggi e la spregiudicatezza dei dialoghi si dimostrano particolarmente efficaci nel catturare l’attenzione del pubblico, catapultato già dalle prime scene nell’arido Texas degli anni ‘80. Tutto ruota attorno al doppio inseguimento che lega i tre protagonisti, ognuno dei quali risulta cacciatore e preda allo stesso tempo. In tal senso, la regia si dimostra abilissima nel cambiare continuamente punto di vista, mostrando con precisione allo spettatore come ogni personaggio stia inseguendo qualcuno e simultaneamente scappando da qualcos’altro: Chigurh cerca la valigetta ma fugge dalla polizia (anche dopo il finale, da cui sembrava essere uscito come l’unico vincitore); Moss insegue il sogno proibito di una vita ricca e felice con sua moglie, con la quale tenta invano di rincongiungersi, ma è costretto a scappare da Chigurh e dalle bande messicane; infine lo sceriffo Bell, che mettendosi a caccia dei due protagonisti (arrivando peraltro sempre tardi) non fa altro che scappare dai suoi incubi, con cui sarà costretto a fare i conti nel drammatico finale.

Nella seconda parte del film, tuttavia, la sceneggiatura appare maggiormente approssimativa, presentando una narrazione degli eventi meno precisa e accurata rispetto a quanto fatto in precedenza. Ciò nonostante, la tensione resta costantemente palpabile. Il secondo grande pregio della pellicola, consiste proprio nell’eccellente resa della suspsense, originata e incrementata da tutte le componenti tecniche ed estetiche del film, ognuna delle quali si dimostra finalizzata ad infondere nello spettatore uno stato d’ansia continuamente crescente. I campi lunghi della regia e la contrastante fotografia (che alterna repentinamente la luminosità del giorno al buio della notte) riescono a valorizzare tutta la desolazione scenografica, evidente simbolo di un Texas abbandonato a sé stesso, sia nell’arido deserto, sia nelle disabitate città. Ogni qualvolta avviene un omicidio o una sparatoria non c’è mai nessuno in grado di intervenire. Non un poliziotto, non un testimone. I tempi in cui gli sceriffi (i “vecchi”, per citare il titolo) potevano permettersi il lusso di girare disarmati, sono ormai finiti. Gli anni ‘90 sono giunti e, con loro, narcotraffico, crimine e violenza, emblemi di un Far West non più tanto lontano e forse anche peggiore del passato, come dimostra l’inquietante figura di Anton Chigurh, lo spietato serial killer interpretato magnificamente da Javier Bardem, che dalla sua prima apparizione sullo schermo si inserisce di diritto tra i migliori cattivi della storia del cinema.

“Chigurh rappresenta la nascita del villain moderno; brutale, psicopatico, non ha un inizio, non ha una fine; uccide a freddo, un po’ per noia, un po’ per caso. Nulla di più agghiacciante.”

Un’ultima ma rilevante considerazione riguarda il sonoro, perfetto nel colmare l’assenza di qualsiasi traccia musicale (presente solo durante i titoli di coda) e nell’infondere una sensazione di paura mista a preoccupazione, ottenuta mediante la combinazione di disorientanti silenzi, estremamente suggestivi, a un sapiente innalzamento del volume di ogni rumore e di ciascun suono basso (come il respiro dei protagonisti).

Per tutti questi motivi, non bisogna stupirsi del successo su larga scala ottenuto da Non è un paese per vecchi, una pellicola in grado di intrattenere, fotografando un epocale cambiamento della società statunitense e ricorrendo a una tecnica cinematografica di indiscusso livello.

Pro:

  • Sceneggiatura di livello, specie nei dialoghi e nella caratterizzazione dei protagonisti.
  • Eccezionale resa della suspense, ottenuta mediante ogni componente tecnica ed estetica.
  • Interpretazione di Javier Bardem.

Contro:

  • Seconda parte del film narrativamente meno precisa e accurata della prima.

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