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Federico Fellini

Scheda:

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© Cineriz

Titolo originale:

Uscita Italia:

16 Febbraio 1963

Uscita USA:

24 Giugno 1963

Regia:

Federico Fellini

Sceneggiatura:

Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi

Genere:

Commedia, Drammatico, Grottesco

VOTO: ★10-

Cast:

Trama:

Guido Anselmi è un acclamato regista, tormentato da un malessere esistenziale, ora alle prese con un nuovo film.

Guido Anselmi, regista, durante l’elaborazione del suo prossimo film trascorre le giornate in una stazione di cure termali, coniugando i propri problemi fisici con quelli legati alla produzione del film. Guido soffre del blocco dell’artista e non riesce a dare una chiara linea guida alla sua idea cinematografica. Attorno a lui, assistenti, attori e produttori lo pressano continuamente per capire che tipo di film stia per dirigere e quale sia la storia di fondo. I suoi dubbi e le incertezze non vengono meno anche nei rapporti interpersonali: l’amante e la moglie, figure presenti nella vita del regista, vorrebbero conoscere a che punto si trova la loro relazione con Guido, invano.

“Nemmeno lui sa dare un senso al suo rapporto con gli altri e al suo passato, descritto attraverso ricordi adolescenziali, immagini oniriche e incontri con personaggi reali e non.”

I giorni trascorrono nella vita confusa di Guido, e il produttore lo obbliga infine a visionare i provini attoriali girati tempo fa, e indice una conferenza stampa proprio nel luogo dove il regista ha fatto costruire una piattaforma di lancio per una fantomatica astronave che dovrebbe esser presente all’interno del film. Il caotico incontro con i giornalisti non fa che confondere ancor di più Guido, che non ha ancora idea di cosa vuole raccontare nel film. Decide così di abbandonare tutto quanto e lasciare la regia, ormai esausto da non essere stato in grado di portare a termine il progetto. Quando tutto sembra essere finito, Guido prende consapevolezza che tutto ciò che ha contribuito a caratterizzare la sua vita – la famiglia, le sue donne, la sua intera esistenza – è parte essenziale della sua persona, nel bene e nel male. Infine, il regista, finalmente libero ed emancipato dalla sua stessa crisi esistenziale, viene raggiunto da tutti i personaggi del film, e insieme festeggiano in un gioioso girotondo circense.

Recensione:

Eguagliare un film come La Dolce Vita (1960), per il cineasta, sembrava improbabile. Fellini ha un progetto in mente, parlare dell’uomo, dei suoi sogni, della sua infanzia, ma niente è ben definito, tanto che il titolo del film non è ancora stato ufficializzato, e provvisoriamente viene scelto Otto e mezzo, corrispondente al numero di regie da lui realizzate. La produzione sta per cominciare quando il regista riminese si dimentica l’idea originale. Fellini è pronto a comunicare al produttore la triste conclusione del progetto quando gli viene l’illuminazione: il film parlerà di un regista che non sa che film realizzare.

è cinema puro: Fellini dà vita a un’opera vicina alla perfezione, che dialoga con noi tutti, raccontandoci la sua vita come fosse la nostra, una testimonianza intima e personale racchiusa in una sorta di autobiografia onirica. La narrazione appare nuovamente frammentata, sembra che il regista abbia trasposto in pellicola i suoi appunti, spesso irrazionali, confusi. La primissima scena rispecchia alla perfezione lo stato d’animo di Guido, il protagonista, e dello stesso regista, entrambi rinchiusi in loro stessi mentre il resto delle persone sono immobili e assistono al suo soffocamento, surreale, sintomo di un’eccessiva oppressione che tutti gli altri gli provocano. La distinzione tra scene reali e immaginazione non è sempre chiara ma si denota una ricerca minuziosa da parte di Fellini di richiamare i momenti passati, di rievocare gli stessi individui che hanno contribuito, anche in minima parte, a modificare la sua vita, nel bene e nel male: come i genitori o le sue donne. Ciascuna componente tecnica del film è compiuta con estrema precisione e la natura estetica della messa in scena si amalgama perfettamente ad esse. La regia, frutto di tutta l’esperienza finora acquisita, si plasma magistralmente al tono del racconto, offrendo allo spettatore inquadrature incredibilmente suggestive.

“8½ ospita meticolosamente ogni aspetto stilistico ed espressivo che ha contraddistinto la carriera cinematografica di Federico Fellini, ora sobriamente definito felliniano, per comodità.”

Maliosa è la sequenza onirica che vede partecipi tutte le donne della vita di Guido riunite, un vero e proprio harem; ma Guido “È un ipocrita”, non è in grado di amarle tutte, anche se volesse, e per questo deve mentire, per evitare che soffrano. La fotografia (per la prima volta in mano a Gianni Di Venanzo) esprime estrema intimità espressiva, la vivezza dei contrasti viene esaltata dall’uso sapiente del bianco e nero, che regala alla pellicola, per ovvie ragioni naturali, la parvenza di una rappresentazione irreale, come in un sogno. L’impatto universale di natura inspiratrice che questa pellicola ha esercitato nei confronti del cinema a lei seguente è incalcolabile, delle tante influenze cinematografiche si possono citare registi come David Lynch, Woody Allen, o Terry Gilliam, il quale addirittura aveva originariamente scritturato il film Brazil con il titolo di “1984 ½” per omaggiare simultaneamente il noto scrittore britannico George Orwell e Federico Fellini.

L’enorme successo di risiede, come già citato, nelle sue doti tecniche, ed è anche grazie a Piero Gherardi e Nino Rota se la pellicola felliniana per eccellenza abbia avuto un riscontro così positivo in tutto il mondo e in maniera temporalmente permanente. Il primo è fautore della magnifica scenografia, ennesimo punto di forza che va ad eclissare le sottili mancanze del lungometraggio precedente, e i costumi (P. Gherardi premiato con l’Oscar nel 1964), dettagliati e indici di un’epoca. Rota (I Vitelloni, 1953; La strada, 1954) d’altro canto vivifica le musiche, straordinarie, con una colonna sonora suadente e riecheggiante degna dell’opera massima di uno dei migliori registi italiani di sempre.

Se ne La Dolce Vita si assisteva alla tematica dell’ incomunicabilità, qui vi è la confusione, provocata dai ricordi e in modo particolare dalle persone, che ci ruotano attorno, continuamente, e alle quali non possiamo far altro che unirci, e festeggiare la vita, senza cercare di razionalizzarla, come invece provava a fare Guido.

Pro:

  • Tecnica e Arte inappuntabili.
  • Le interpretazioni dell’intera troupe attoriale, Marcello Mastroianni in particolare.
  • Topica pellicola, principale inspiratrice del cinema che seguirà.

Contro:

  • Talvolta il concetto di vacuo surrealismo rimane troppo spesso estremizzato.

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