Parasite



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Bong Joon-ho

Parasite

Scheda:

parasite_info

© Academy Two

Titolo originale:

기생충

Uscita Italia:

7 novembre 2019

Uscita USA:

11 Ottobre 2019

Regia:

Bong Joon-ho

Sceneggiatura:

Bong Joon-ho

Genere:

Commedia, Drammatico, Thriller

VOTO: ★9+

Cast:

Trama:

Una famiglia in povertà cerca di trovare lavoro presso una ricca famiglia, utilizzando metodi di dubbia moralità.

La famiglia di Ki-woo (Choi Woo-shik) versa in gravi condizioni economiche, finché un amico del ragazzo non gli propone di sostituirlo come insegnante di inglese presso una ricca famiglia. Ki-woo prima di presentarsi al colloquio falsifica alcuni documenti dell’università grazie all’aiuto della sorella Ki-Jeong (Park So-Dam) e con l’appoggio del padre Kim Ki-teak (Song Kang-ho) e la madre Choong-sook (Hyae Jin Chang).

Una volta giunto nella lussuosa villa, Ki-woo viene scortato dalla gentile governante Moon-gwang (Lee Jeong-eun) dalla signora Yeon-kyo (Jo Yeo-jeong) che dopo un breve colloquio decide di assistere alla prima lezione del ragazzo con la figlia Da-hye (Jeong Ji-so). Il ragazzo entusiasma sia la figlia che la madre, la quale gli consegna la prima copiosa paga. Successivamente, la signora Yeon-kyo spiega a Ki-woo il talento artistico di suo figlio minore e il ragazzo coglie l’occasione per inventare una bugia e proporre sua sorella, presentata alla signora come una compagna di università di suo cugino, come insegnate d’arte.

Con sotterfugi, la famiglia riesce a cacciare sia l’autista che la governante e grazie a un attento sistema di raccomandazioni, sia la madre che il padre vengono assunti. Inizialmente tutto procede per il meglio e la famiglia di Ki-woo vede finalmente entrare una buona quantità di denaro.

Un giorno la ricca famiglia decide di partire per il campeggio, lasciando così la casa totalmente nelle mani della nuova governante Choong-sook, che ne approfitta immediatamente e si fa raggiungere dal marito e dai figli che si mettono a bere e a mangiare senza ritegno alcuno. Durante la notte, nel pieno di un temporale violento, l’ex governante si presenta al cancello della villa, dichiarando di aver dimenticato qualcosa di molto importante.

“Choong-sook segue la donna nello scantinato e scopre un bunker segreto dove la ex governante tiene nascosto il marito oramai dai quattro anni, con l’intento di salvarlo dalle persone con cui è indebitato.”

Nel frattempo, il signor Kim Ki-teak e i figli, impegnati a origliare la conversazione, cadono e rivelano le loro vere identità. Moon-gwang, scandalizzata, minaccia di dire tutta la verità ai padroni di casa e da lì scaturisce una violenta rissa, proprio quando la signora Yeon-kyo chiama a casa per avvertire del loro imminente ritorno a casa. La colluttazione finisce con Moon-gwang che viene spinta violentemente dalle scale e rinchiusa poi nel bunker, insieme al marito. La ferita alla testa causata dalla caduta le sarà mortale, provocando dolore e ira al marito che, durante la festa di compleanno del piccolo Da-song riesce a uscire dal bunker e ad attaccare prima violentemente Ki-woo e poi mortalmente Ki-Jeong. Fortunatamente Kim Ki-teak riesce a uccidere l’uomo ma, vedendo il signor Park (Lee Sung-gyum) schifare il morto per via del suo tanfo e rimanere impassibile di fronte ai feriti, decide di colpirlo al petto con il coltello.

Dopo l’attacco Kim Ki-teak scappa, e anche se sembra apparentemente scomparso, il figlio scopre che in realtà è nascosto nel bunker e si promette che prima o poi comprerà la lussuosa villa per liberare il padre e vivere nuovamente tutti insieme.

Recensione:

Palma d’oro al Festival di Cannes 2019, Parasite è l’ennesima piacevole sorpresa di questo 2019 che ci ha già regalato alcune pellicole destinate a entrare nell’olimpo dei cult (Joker; C’era una volta Hollywood).

Bong Joon-ho (The Host, 2006; Snowpierce, 2013) torna alla regia e alla sceneggiatura, con un’inedita dark comedy con influenze thriller, piena di significati allegorici e metafore.

La differenza di classi, prima fra tutto, è un tema preponderante all’interno della narrazione: una povera famiglia che cerca disperatamente di uscire dall’ombra (e dalla puzza) del loro scantinato per riuscire a vedere il sole in una lussuosa villa.

Ki-woo e famiglia giustificano le loro azioni dietro la loro condizione sociale e la conseguente necessità di denaro. In questo modo, riescono a lavarsi la coscienza, incapaci di pensare alle reali conseguenze delle loro azioni e perseverando nel loro egoismo. Sarà proprio l’egoismo a spogliarli di qualsiasi virtù, spingendoli addirittura ad uccidere una donna e a imprigionare un uomo, entrambi peraltro poveri e bisognosi almeno quanto loro.

Grazie alla splendida scenografia, lo spettatore riesce a cogliere distintamente la netta spaccatura in seno alla società: da una parte la povertà, collocata in un buio scantinato, senza luce nè servizi, che funge all’occorrenza da bagno pubblico per i passanti più brilli; dall’altra la ricchezza della borghesia, situata in una sontuosa villa (realizzata appositamente ex-novo per girare la pellicola), in cui il sole è più splendente che in qualsiasi altra parte. Interessante a tal proposito la realizzazione dell’entrata nel bunker, una sorta di ponte tra i due mondi, rappresentata visivamente con un rettangolo nero e buio, sito al centro di una parete estremamente illuminata e caratterizzata da colori caldi.

L’enorme divario tra le due classi sociali è sottolineato anche dall’ottima fotografia e (seppur a tratti incostante) regia. Il frequente ricorso ad inquadrature dall’alto porta ad uno schiacciamento visivo della famiglia di parassiti, evidenziando al contempo l’importanza delle loro aspirazioni sociali. Meravigliose anche le ricorrenti carrellate orizzontali e le simmetrie realizzate nella villa, utili a sottolineare l’incolmabile divario tra le due abitazioni.

Le figure allegoriche non si limitano però alle proprietà immobiliari, acquisendo ulteriore centralità verso la seconda metà del film, quando ad esempio la moglie di Kim Ki-taek identifica il marito con uno scarafaggio, che, per antonomasia, quando è in pericolo scappa, parafrasando di fatto il simbolismo chiave della pellicola.

“L’essere umano di Bong Joon-ho, se parassita, è destinato a rimanere tale a prescindere dagli sforzi che egli possa fare per elevarsi a qualcosa di migliore. La sua condizione sociale, argutamente identificata con il puzzo tipico dei bassifondi in cui è collocata, non può essere lavata via con sapone o deodorante: questa gli resta addosso e chi non è come lui è condannato a sentirla, anche se è solo un innocente bambino.”

Lo spettatore non deve dunque stupirsi se a scatenare il raptus di follia omicida di Kim Ki-taek sia stata proprio l’espressione schifata del ricco padre di famiglia davanti al puzzo tipico di quelli della sua condizione. In quel frangente, i sogni di una vita agiata per lui e per la sua famiglia sono ormai infranti, la figlia è morta, i loro misfatti sono stati svelati, tutto è rovinato. Tanto vale sfogare la propria frustrazione contro chi, nonostante tutto ciò, non riesce a non inorridire dinanzi allo squallore intrinseco della sua condizione sociale. Kim Ki-taek accoltella quindi il signor Park, tentando di affrancarsi dal suo status e di trasformarsi da scarafaggio a lupo. Il riscatto sarebbe stato senz’altro possibile nello Stato di natura hobbesiano, in cui vigono i principi dell’homo homini lupus e del bellum omnia contra omnes; tuttavia, purtroppo per Kim e per la sua famiglia, il mondo è civilizzato e diviso in classi sociali. La sua è la più infima, quella dei parassiti, ed è proprio per questo motivo che dopo una breve quanto illusoria libertà, egli è costretto a rifarsi scarafaggio e a tornare sottoterra, dove è destinato a restare, nascosto da ogni pericolo, ma anche dai raggi del sole.

Tra i protagonisti merita un breve approfondimento anche il povero Ki-woo, il quale, per crearsi una sorta di coscienza, cede alla credenza della fortuna, secondo lui attribuitagli dalla mastodontica pietra ricevuta a inizio film; tuttavia, sarà proprio quella l’arma che verrà usata per ferirlo quasi mortalmente (ferita che potrebbe rappresentare la presa di coscienza degli atti compiuti) e che lo porterà a comprendere che è giunto il momento di liberarsi della pietra e di lasciare il caso agli stolti.

Il finale, per quanto a tratti improbabile (come nella scena della comunicazione in linguaggio morse tra padre e figlio) è aperto a due diverse interpretazioni: quella più ottimista e irrealista, che vede nel figlio la speranza di riscatto, con il giovane che senza studiare riesce ad affermarsi, diventando ricco, acquistando la villa e potendo così riabbracciare il padre; e quella più pessimista e logorante, secondo la quale un povero può anche spingersi ad ambire ricchezze, ma senza con questo riuscire a far sparire del tutto la sua puzza. In effetti non c’è spazio all’ottimismo.

Pro:

  • Soggetto originale e ben sviluppato.
  • Scenografia ottima che riesce a enfatizzare la differenza di classe.
  • Ottimo gioco di allegorie.

Contro:

  • Reparto tecnico non sempre continuo nella sua potenzialità.

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