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Paterson

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Scheda:

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© Cinema

Titolo originale: Paterson
Uscita Italia: 21 Dicembre 2016
Uscita USA: 28 Dicembre 2016
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Genere: Drammatico

Voto: ★9-

Cast:

Trama:

Il film descrive una settimana della vita regolare e quotidiana di un autista, in una cittadina di provincia americana, appassionato di poesia.

Paterson (Adam Driver) è un giovane autista di mezzi pubblici in una piccola città americana che porta casualmente il suo nome.

“Le sue giornate si susseguono tutte uguali, in una routine che, piuttosto che annoiarlo, rende il protagonista sereno e poeticamente assorto.”

La sua grande passione è infatti la poesia, che pratica in prima persona annotando versi su un taccuino. La sua quotidianità è fatta di cose semplici: al lavoro ascolta le parole dei passeggeri, alla sera esce a fare una passeggiata con il proprio cane, Marvin, e si ferma per una birra nel pub di Doc (Barry Shabaka Henley).

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Paterson condivide la propria vita e le proprie poesie con la moglie Laura (Golshifteh Farahani), che al contrario del marito ha un carattere esuberante e sempre aperto a novità: è lei a insistere affinché il marito pubblichi i componimenti. Inaspettatamente, dopo essere stati al cinema di sabato sera, i due rincasano e trovano il taccuino ridotto a brandelli dal cane.

L’indomani un abbattuto Paterson si reca alla vicina Grande Cascata del Passaic River a riflettere: vi incontra un giapponese (Masatoshi Nagase) intento a leggere dei versi del poeta locale William Carlos Williams. Dopo una piacevole discussione sull’argomento, l’uomo regala a Paterson un taccuino completamente vuoto, avendo intuito la sua vocazione. Paterson è ora pronto per ricominciare a scrivere.

Recensione:

È difficile pensare a un film (di narrativa, almeno) che abbia tutti i caratteri della poesia. Questa per definizione è fatta di ritmi, figure retoriche, silenzi, significanti sconnessi dai significati: se la poesia è parola che si fa immagine, la sintassi cinematografica è invece essenzialmente immagine mostrata, non evocata.

Ebbene, Paterson ci riesce in modo ottimale. Non solo per i numerosi riferimenti alla poesia stessa (Laura è un nome petrarchesco e sta per la donna angelica e idealizzata), ma proprio per come i differenti comparti filmici si coordinano fra loro.

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Il soggetto, così come la sceneggiatura, di Jim Jarmusch (autore fra gli altri di Daunbailò, 1986, e del prossimo I morti non muoiono) a prima vista sconvolgono qualsiasi regola di storytelling: non vi sembra essere quasi una trama, ma totale assenza di colpi di scena ed evoluzione.

Però, come la poesia è fatta di piccole unità semplici che assieme formano un’impressione completa, così a contare nella storia sono le minime cose: i gesti ripetuti, il ritmo lento e interamente quotidiano, i dialoghi quasi più reali della realtà stessa. Semplicità non vuol dire banalità, e l’assoluta leggerezza della sceneggiatura lo mostra bene. Sono i significati nascosti, da scovare fra i frames, a rendere unico questo film:

” i silenzi del protagonista, il rapporto felice ma complesso con la moglie così diversa, gli incontri di tutti i giorni non dicono nulla da sé ma lasciano allo spettatore il gusto di capire, interpretare, calarsi nella vita di un uomo qualunque che viene reso unico proprio dalla sua passione per la poesia.”

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Il visivo, a propria volta, è ad hoc. La regia di Jarmusch, assieme alla fotografia di Fred Elmes (esperto nel dare volto alla provincia americana, da collaboratore abituale di David Lynch oltre che dello stesso Jarmusch) alterna quadri geometrici a visioni più evocative e liriche, complici i paesaggi che variano dalla linearità di un autobus alla bellezza dei paesaggi naturali. Anche qui, la naturalezza nasconde in realtà una grande maestria: molte le inquadrature, infatti, che prevedono specchi e piani riflettenti, scelta non da poco in quanto complicata da realizzare. C’è da chiedersi perché non ci siano, in questa vera e propria messa in scena della realtà, piani sequenza evidenti: se è vero che, come diceva il filosofo del cinema André Bazin, i long take fanno combaciare tempo narrato e tempo effettivo rendendo le sequenze più realistiche che mai, inserirli sarebbe forse stato uno sfoggio di bravura che avrebbe fatto torto all’invisibilità discreta della macchina da presa.

Le musiche di Carter Logan (produttore del film assieme a Joshua Astrachan) si fondono con le sequenze contrapponendo toni cupi alle scene più usuali, accentuando l’atmosfera di realismo magico che permea l’intero prodotto finale. A proposito di realismo magico, cioè l’attitudine a trovare nella realtà quotidiana ciò che la rende unica e, per certi versi, miracolosa, è lodevole l’interpretazione di Adam Driver. Questi, oltre a reggere quasi da solo poco meno di due ore di film, è un attore perfetto nel suo non fare l’attore, ma un uomo allo stesso livello dello spettatore.

Paterson, in definitiva, è un film non per tutti, che va seguito, più che visto. In perfetto stile Jarmusch, che con I morti non muoiono, appena presentato a Cannes e in uscita in Italia il mese prossimo, sembra virare verso l’horror comico, fornendo invece una perfetta parodia di cliché e funzionamenti del cinema stesso. Una prova da maestro e conoscitore della Settima Arte, quale lui dimostra di essere anche in questo caso.

Pro:

  • Regia invisibile e discreta.
  • Realismo magico della fotografia e degli attori.
  • Sceneggiatura che senza colpi di scena prende per mano, letteralmente, lo spettatore.

Contro:

  • Forse non un film per tutti, ma è più un pregio che un difetto.

Prezzo Amazon:


Supporto: Blu-ray
Uscita: 27 Marzo 2017
Paese: Regno Unito


Supporto: DVD
Uscita: 27 Aprile 2017
Paese: Italia

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