Piccole donne

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Greta Gerwig

Piccole donne

Scheda:

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© Warner Bros.

Titolo originale:

Little Women

Uscita Italia:

9 Gennaio 2020

Uscita USA:

25 Dicembre 2019

Regia:

Greta Gerwig

Sceneggiatura:

Greta Gerwig

Genere:

Sentimentale, Drammatico, Storico

VOTO: ★8-

Cast:

Trama:

All’epoca della Guerra di secessione, quattro sorelle sviluppano le rispettive doti artistiche, fra contrasti e resistenze di una società patriarcale.

Nell’America reduce dalla Guerra di secessione, l’aspirante scrittrice Josephine “Jo” March (Saoirse Ronan) tenta di pubblicare i propri racconti, spesso ritenuti troppo militanti per un pubblico appena scampato alla tragedia bellica. A New York, frequenta e ha contrasti con un professore di lettere segretamente innamorato di lei, Friedrich Baehr (Louis Garrel). La malattia della sorella Elizabeth (Eliza Scanlen) la induce però a fare ritorno alla propria casa natale, in campagna: ciò rappresenta un’occasione per ripercorre gli ultimi sette anni di vita della famiglia.

Le quattro sorelle March, in assenza del padre (Bob Odenkirk) in guerra, passano le loro giornate assieme all’amorevole madre (Laura Dern), sviluppando ognuna una dote particolare: per la forte Jo la scrittura, per la dolce Elizabeth la musica, per l’impacciata Meg (Emma Watson) la recitazione e per la viziata Amy (Florence Pugh) la pittura. Particolare scompiglio, nella convivenza e nella quotidianità delle sorelle, crea l’arrivo, alla villa del ricco vicino Laurence (Chris Cooper), del giovane e libertino nipote di quest’ultimo, Theodore (Timothée Chalamet). Conosciutisi a una festa danzante, Theodore e Jo iniziano a sviluppare un forte legame, suscitando la gelosia di Amy che arriva a bruciare gli appunti di scrittura della sorella. Il rapporto fra le due famiglie si fa sempre più stretto, fino al matrimonio fra Meg e il tutore di Theodore, il fedele John Brooke (James Norton).

“In tale occasione, cui presenzia anche il padre finalmente reduce, Amy annuncia che seguirà l’acida e misantropa zia March (Meryl Streep) in Europa, occasione che sarebbe dovuta spettare a Jo.”

La quale, subito dopo, rifiuta la dichiarazione d’amore di Theodore.

Nel presente, Jo fa ritorno in casa appena in tempo per salutare un’ultima volta la moritura sorellina. La famiglia si stringe nel lutto e viene raggiunta da Amy, che intanto ha incontrato Theodore in Europa e ha deciso di sposarlo. Jo, che ha nel frattempo ripensato il proprio sentimento per il ragazzo, non rimane però da sola: Friedrich infatti la raggiunge per stare con lei. La vicenda vissuta sarà argomento del primo romanzo di Jo, che ironicamente (e meta-cinematograficamente) chiosa sul fatto che l’editore le imponga un lieto fine con matrimonio nella narrazione.

Recensione:

Adattare per il cinema, per la settima volta, il romanzo più noto di Louisa May Alcott (1868) esponeva a grandi rischi, primo fra tutti l’eventuale mancanza di originalità. La regista e sceneggiatrice Greta Gerwig ha però trovato una chiave di lettura efficace: inserire tematiche e rivendicazioni femministe contemporanee fra le pieghe del racconto, fra gli sfarzi delle ambientazioni e le vicende già note al pubblico mondiale. In tal modo, lungi dal ripetere qualcosa di già fatto, il film si caratterizza innanzitutto per brio e vivacità, tanto da destinarsi sia a un pubblico già a conoscenza delle precedenti versioni, sia a un’audience più adolescenziale.

Un contributo fondamentale, in questo senso, arriva dagli attori: se il giovane divo Timothée Chalamet, sulla cresta dell’onda dai tempi di Chiamami col tuo nome (2017) e visto di recente in Un giorno di pioggia a New York (2019), risulta gradevolmente ammiccante e sbarazzino, non sono da meno il più maturo Louis Garrel (cui fa torto un pessimo doppiaggio italiano) e Bob Odenkirk che, svestiti i panni sibillini dell’avvocato Saul Goodman, risulta quasi amorevole malgrado l’espressione luciferina che l’ha reso celebre. Ovviamente, la forza del cast risiede però nel comparto femminile: oltre a Meryl Streep azzeccata in un ruolo cinico e Laura Dern (fresca di Golden Globe per Storia di un matrimonio, 2019) in uno più materno, si segnala l’ottima interpretazione di Florence Pugh. La quale, dopo una prova da protagonista difficile e intensa in Midsommar (2019), dimostra grande versatilità con un personaggio totalmente diverso e dotato dell’arco narrativo più completo fra quelli del film. Meno dinamica, per quanto sempre di ottimo livello, l’interpretazione di Saoirse Ronan; quasi sorprendente, infine, Emma Watson, capace di scrollarsi di dosso la pesante eredità di Hermione Granger. Una squadra di attori in ottima sintonia fra loro, dunque, riesce a dare il proprio meglio e nobilitate la sceneggiatura.

Proprio a livello di scrittura, peraltro, si nota l’altro sforzo di rendere Piccole donne un’opera autonoma. Qualcuno potrebbe criticare il fatto che, nel tentativo di modernizzare l’originale, si perda il realismo e la ricostruzione culturale dell’epoca.

“Tuttavia, nel gioco meta-narrativo finale si ha una delle intuizioni più felici a livello di adattamento: una sorta di ironica sovversione della logica da happy ending hollywoodiano, anacronistica rispetto al tempo del racconto ma in linea con l’intento di Gerwig.”

Di cui il precedente film, l’esordio di successo Lady Bird (2017), risulta forse più potente e originale a livello di messaggio rispetto a Piccole donne che, pur nella libertà della versione, resta ancorato al testo di partenza. Tuttavia, considerando come Piccole donne sia rivolto a un pubblico decisamente più ampio del proprio predecessore, resta comprensibile che l’orientamento ideologico di Gerwig si adatti a toni più mainstream ed espliciti, talvolta retorici. È da sottolineare, comunque, che la sceneggiatura dà il suo meglio, più che nelle dichiarazioni di intenti, nella narrazione dei momenti che compongono gli archi narrativi dei personaggi.

A ciò, e all’efficace alternanza di piani temporali, concorre l’ottima fotografia di Yorick le Saux (Solo gli amanti sopravvivono, 2013; Io sono l’amore, 2015): oltre a nobilitare le ambientazioni di grande classe, in particolare gli interni, si propone infatti una visibile differenza cromatica a seconda che si rappresenti il passato (l’età della giovinezza e delle aspirazioni, caratterizzata da colori caldi) o il presente (la consapevolezza e il lutto, con gradazioni fredde). La cura dell’immagine si sofferma poi sulle accurate scenografie di Jess Gonchor (Non è un paese per vecchi, 2007; La ballata di Buster Scruggs, 2018), realistiche, eleganti e nuovamente connotate a seconda del periodo narrato, e sui costumi a cura di Jacqueline Durrann, premio Oscar per Anna Karenina (2012). Laddove invece il visivo non riesce a cogliere i passaggi temporali, così fondamentali nella struttura della storia, è nel make-up che non riesce a rendere distinguibile il trascorrere degli anni per i personaggi (difetto che, curiosamente, accomuna questa prima grande uscita del 2020 a una delle ultime del 2019, The Irishman di Martin Scorsese).

La regia di Gerwig è mediamente di buona fattura, con alcune sequenze che alzano il livello complessivo: ottimo, per esempio, il raccordo da primo piano a campo lungo nel momento del bacio fra Amy e Theodore, e la scena di ballo al buio fra quest’ultimo e Jo, vero esempio di sensualità appena accennata. Fondamentale, qui, l’apporto del montaggio di Nick Houy (già presente in Lady Bird) che, altrove, appare invece più trascurato: se nei passaggi più tecnici la sintassi filmica si dimostra ottima, in svariati campi/controcampi di assoluta banalità appare invece, quasi inspiegabilmente, più trascurata. Quanto alle musiche, Alexandre Desplat (Gran Budapest Hotel, 2014; L’isola dei cani, 2018; L’ufficiale e la spia, 2019) confeziona un lavoro qualitativamente buono, ma forse inferiore e meno vario rispetto a molte precedenti realizzazioni.

Piccole donne è un film, in definitiva, che sa confrontarsi con il classicismo sapendo inventare nuove soluzioni e dimostra l’importanza di una squadra attoriale affiatata e oculatamente scelta per essere apprezzata dal grande pubblico; d’altra parte, mostra le difficoltà di coniugare il cinema impegnato con quello di intrattenimento, uscendone comunque con dignità e delicata eleganza.

Pro:

  • Adattamento e modernizzazione di un classico svolti con brio e intelligenza.
  • Ottima fotografia che rende al meglio il passare del tempo e nobilita le ambientazioni.
  • Cast affiatato, vivace e variegato.

Contro:

  • Messaggio femminista spesso “semplificato” per adattarsi ai modi narrativi del film in costume.
  • Trucco non in grado di sottolineare il passaggio temporale.
  • Montaggio che alterna raccordi efficaci a passaggi tecnicamente imperfetti.

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