Qualcuno volò sul nido del cuculo

LOADING
Miloš Forman

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Scheda:

qualcuno_volò_sul_nido_del_cuculo_info

© Mikado Film

Titolo originale:

One Flew Over the Cuckoo's Nest

Uscita Italia:

12 Marzo 1976

Uscita USA:

20 Novembre 1975

Regia:

Miloš Forman

Sceneggiatura:

Bo Goldman, Lawrence Hauben

Genere:

Drammatico

REDAZIONE: ★8+

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

Un uomo viene trasferito in un manicomio fingendo una condizione psichiatrica particolare per sfuggire al carcere.

1963, Oregon: il recidivo Randle Patrick McMurphy (Jack Nicholson) viene trasferito in un istituto psichiatrico dopo aver scontato alcuni mesi in una fattoria carceraria per stupro e aggressione. McMurphy non è malato, spera tuttavia di evitare la reclusione e i lavori forzati trascorrendo il suo periodo di pena rimanente in un luogo più piacevole. Il reparto nel quale viene assegnato è controllato dalla caposala Mildred Ratched (Louise Fletcher), donna fredda e autoritaria, che utilizza la sua posizione per incutere timore nei suoi pazienti, piuttosto che proteggerli. Ogni paziente ha una propria particolarità: Billy Bibbit (Brad Dourif) è giovane e balbuziente, Charlie Cheswick (Sydney Lassick) ha deliri infantili, Capo Bromden (Will Sampson) è un nativo americano altissimo e apparentemente sordomuto, e molti altri con condizioni psichiatriche differenti.

“La predisposizione caratteriale di McMurphy, vivace e autentica, incoraggia i pazienti a prendere coraggio e vivere veramente; questo porta l’infermeria Ratched a mettere in pratica regole sempre più restrittive, timorosa che la presenza di McMurphy possa sbilanciare l’equilibrio mentale degli altri.”

Una gita di pesca improvvisata sulla costa del Pacifico, fuga momentanea attuata dal ribelle McMurphy, risveglia gli animi repressi dei pazienti, e induce l’ospedale ad analizzare nuovamente il caso di Randle. A seguito di un tumultuoso attacco di ira infantile di Cheswick, il reparto cade nel delirio, e McMurphy si ritrova ad azzuffarsi con gli inservienti. L’istituto punisce i rissosi con l’elettroshock.

Dopo essere stato sottoposto alla crudele terapia, più determinato di prima, e aver scoperto che Capo Bromden non è veramente muto, organizza un piano per fuggire con lui. Mettono in piedi una festa di Natale notturna: corrompono la guardia Turkle, invitano in segreto due donne, Candy (Marya Small) e Rose (Louisa Moritz), munite di bottiglie di alcolici, e si svagano insieme al resto dei pazienti. Conclusasi la festa, McMurphy e Capo Bromden invitano Billy a fuggire con loro. Lui rifiuta, ma chiede timidamente un appuntamento con Candy. McMurphy fa in modo che i due abbiano un rapporto, mentre lui si ubriaca con gli altri, fino ad addormentarsi. La mattina seguente, quando l’infermiera e lo staff arrivano nel reparto, la sala è in completo disordine. Mildred scopre Billy e Rose insieme in una stanza, caccia la donna e rimprovera Billy. Inizialmente sembra che il rapporto con Rose lo abbia fortificato, superando la sua balbuzie, poi però i toni minacciosi di Ratched prevalgono, e Billy cade nuovamente sotto pressione, tornando a balbettare. Poco dopo, McMurphy colpisce in un inserviente, e si prepara a scappare dall’istituto con Capo Bromden. Improvvisamente l’urlo di una giovane infermiera attira l’attenzione di tutti: Billy si è suicidato tagliandosi la gola con un vetro rotto. McMuprhy, furioso, strangola Ratched, salvata per il rotto dalla cuffia dagli inservienti, che lo mettono a bada.

Qualche tempo dopo, una notte, quando il reparto psichiatrico sembra essersi riassestato, si vede McMurphy completamente smarrito e stralunato, tornare al suo letto accompagnato da due inservienti. Quando questi se ne vanno, Capo Bromden, felicissimo, lo saluta, ringraziandolo di averlo aspettato per fuggire insieme. McMurphy non risponde, fisicamente lì ma mentalmente stordito; Capo capisce la sua condizione quando scopre cicatrici da lobotomia sulla sua fronte. Lo soffoca a morte con un cuscino, compatendolo, e fugge da solo dall’istituto.

Recensione:

Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey, pubblicato nel 1962 da cui ispirata anche la serie TV Ratched (Netflix, 2020), il film Qualcuno volò sul nido del cuculo ha segnato di certo la storia del cinema, sia per il clamoroso successo di critica e pubblico, sia per la trattazione di temi delicati come la malattia mentale, i diritti individuali, gli handicap, e molti altri. C’è da sottolineare che il gigantesco apprezzamento è stato, ed è tuttora, ampiamente determinato dal valore politico e sociale che la pellicola racchiude in sé, ignorando integralmente alcune delle sue mancanze. Nel tentativo di analizzarla con quanta più oggettività possibile, occorre cominciare dal dettaglio più evidente: il titolo. In sé è racchiuso il significato del film: il cuculo (allegoria della società) non costruisce nidi propri ed è solito utilizzare il nido di altri uccelli (il manicomio) per deporre le sue uova (pazienti).

“A volare su questo nido è Randle McMuprhy (Jack Nicholson), la cui presenza mette in evidenza il carattere repressivo e carcerario dell’istituzione.”

A questo proposito, la sceneggiatura è in grado di coadiuvare ottimamente il nobile messaggio sociale con una precisa caratterizzazione psicologica di ogni personaggio (lodevole considerando la quantità di quest’ultimi).

Il personaggio di McMurphy rappresenta una vera e propria cometa nel reparto psichiatrico, che intraprende volontariamente una dura lotta contro il sistema, incoraggiando i pazienti, le vittime principali, a fuoriuscire dal recinto mentale nel quale sono stati rinchiusi e a vivere. L’infermiera capo sala è esattamente l’opposto: donna autoritaria, fortemente legata ai suoi principi e incapace di empatizzare con gli altri. L’intera pellicola gioca con le due personalità contrastanti, evidenziando allegoricamente quanto sia deleterio concedere un potere così esteso (il controllo sul diritto individuale) al governo (come succedeva nel capolavoro di fantascienza firmato Terry Gilliam, Brazil, 1985). La scelta di ambientare l’intera vicenda in un solo luogo, l’istituto psichiatrico, non denota una monotonia narrativa, anzi, evidenzia come i soli personaggi, all’interno di una scenografia minimale ma efficace, riescano ad intrattenere sufficientemente lo spettatore senza l’utilizzo di congegni narrativi particolari. Stona infatti la gita fuori porta nel quale, per assurdo, i pazienti si reinventano pescatori; scene aggiunte solo successivamente in sceneggiatura per paura che lo spettatore medio si annoiasse con le sole sedute psicologiche di gruppo.

Visivamente la pellicola risulta abbastanza ordinaria, sicuramente positiva, ma senza alcuno spunto particolare. Regia e montaggio sono le componenti riuscite maggiormente: la prima, di ottima fattura, con interessanti zoom in avanti, il secondo per i continui stacchi sulle soggettive dei vari pazienti interpellati. La fotografia invece è coerente, ma non regala immagini sorprendenti, né campi lunghi rilevanti (per ovvie ragioni scenografiche).

Ben più rilevanti sono le prestazioni attoriali. Jack Nicholson (Chinatown, 1974; Batman,1989) regala una delle migliori interpretazioni della sua carriera, premiata agli Academy Awards e seconda solo all’altra grande impresa che 5 anni dopo lo vedrà di nuovo protagonista: Shining (1980). Plauso doveroso anche a Louise Fletcher (L’esorcista II – L’eretico, 1977) nel ruolo della dispotica Mildred Ratched, in grado di tener testa alla magnifica performance del suo collega. In ultimo, anche la colonna sonora di “Jack” Nitzsche (Ufficiale e gentiluomo, 1982; Stand by Me, 1986) collabora nella riuscita di questa pellicola, malinconica e fedele alle vicende trattate.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è un ottimo film, tecnicamente discreto, che accoglie con sé una forte critica politica dal valore inestimabile e che ha regalato al cinema una delle migliori interpretazioni attoriali mai concepite da uno dei migliori attori viventi. Va tuttavia evidenziato che le virtù sociali proposte, per quanto sincere, nascondono limiti tecnici non indifferenti, ingigantiti se messi a confronto, per esempio, con le qualità di un altro film, Barry Lyndon (1975), inspiegabilmente surclassato nelle categorie comuni dei maggiori premi cinematografici dell’anno 1976, proprio da questa stessa pellicola.

Pro:

  • Interpretazione monumentale di Jack Nicholson.
  • Sceneggiatura perfettamente bilanciata tra costruzione dei personaggi e messaggio di critica proposto.
  • Ottima colonna sonora.

Contro:

  • Visivamente valido, senza tuttavia distinguersi particolarmente.
  • Soggetto semplice, che utilizza furbamente le tematiche sociali trattate per guadagnarsi l’empatia del pubblico spettatore.

4 / 5. 1