Ragazze interrotte

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James Mangold

Ragazze interrotte

Scheda:

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© Sony

Titolo originale:

Girl, Interrupted

Uscita Italia:

24 Marzo 2000

Uscita USA:

14 Gennaio 2000

Regia:

James Mangold

Sceneggiatura:

Lisa Loomer, James Mangold, Anna Hamilton Phelan

Genere:

Biografico, Drammatico

REDAZIONE: ★6+

PUBBLICO:

Cast:

Trama:

La giovane Susanna Kaysen viene ricoverata in un ospedale psichiatrico, dove tra nuove amicizie e vecchi ricordi imparerà ad affrontare i suoi tormenti.

Stati Uniti, 1967. Susanna Kaysen (Winona Ryder) è una ragazza all’apparenza normale, che tenta il suicidio ingoiando un flacone di aspirine con della vodka. Dopo averla soccorsa, i genitori decidono di farla ricoverare presso il Claymoore Hospital, un ospedale psichiatrico vicino casa. Qui viene accolta dalla comprensiva infermiera Valerie (Whoopi Goldberg), che la presenta alle sue compagne di permanenza: la sociopatica Lisa (Angelina Jolie), carismatica e dominante, la ricca e viziata Daisy (Brittany Murphy), la bugiarda patologica Georgina (Clea DuVall) e Polly (Elisabeth Moss), sfigurata per delle ustioni autoinflittesi nell’infanzia.

“Gli psichiatri diagnosticano a Susanna promiscuità sessuale e personalità borderline, definizioni in cui la protagonista non si riconosce, ma che descrivono piuttosto accuratamente i suoi disturbi.”

Tra Lisa e Susanna, inizialmente ostili, nasce intanto una sincera amicizia, che avrà tuttavia delle conseguenze negative sulla protagonista, costantemente piegata alla volontà dell’amica. Una sera, infatti, dopo aver infranto varie regole dell’ospedale, le due riescono a fuggire dalla struttura e cercano rifugio in casa di Daisy, che era stata nel frattempo dimessa. La ragazza accetta di ospitarle, ma Lisa inizia a provocarla con insinuazioni sul suo rapporto con il padre (che si scopre essere incestuoso). Al mattino Daisy, messa brutalmente di fronte allo squallore della sua vita, si impicca.

Lisa non resta scossa per nulla dall’evento: ruba i soldi a Daisy e continua la fuga mentre Susanna, sconvolta, torna in ospedale, ora pronta ad affrontare un serio percorso di recupero. Successivamente, Lisa fa ritorno nella clinica e scopre che Susanna è ormai considerata sana e pronta per uscire. Invidiosa, legge il suo diario personale davanti a Georgina e Polly, svelando alcune considerazioni che la ragazza aveva fatto sulle due compagne. Susanna accusa quindi Lisa di essere “morta dentro” e le dice di aver capito che l’unico modo che la ragazza ha per sentirsi viva è quello di rimanere nella clinica, per tormentare le altre pazienti, aggiungendo che a nessuno importa più nulla di lei. Lisa, scossa da queste parole, ha una grave crisi nervosa. Il giorno dopo Susanna, prima di essere dimessa, ha modo di parlare con Lisa, la quale le confessa che sentirà la sua mancanza.

Recensione:

Ragazze interrotte è l’adattamento cinematografico del diario di Susanna Kaysen, scrittrice statunitense in gioventù realmente ricoverata in una struttura psichiatrica, che raccontò questa drammatica esperienza nella sua autobiografia (La ragazza interrotta, 1993). Dopo aver letto il libro della Kaysen, Winona Ryder provò ad aggiudicarsi i diritti per la produzione di un film, ma scoprì che erano stati già acquisiti da Douglas Wick e Cathy Konrad. Decise quindi di collaborare con loro alla realizzazione della pellicola, che impiegò ben sette anni prima di uscire sul grande schermo. Fu proprio su insistenza della stessa Ryder che James Mangold (Identità, 2003 e Le Mans ‘66 – La grande sfida, 2019), inizialmente riluttante, accettò di dirigere il lungometraggio, semanticamente molto affine a Dolly’s Restaurant (1995), suo fortunato esordio alla regia.

Dopo un inizio piuttosto piatto e convenzionale, il film sembra voler proporre allo spettatore una sorta di rivisitazione a tinte rosa del celeberrimo Qualcuno volò sul nido del cuculo (Milos Forman, 1975); entrambe le pellicole, infatti, presentano diverse caratteristiche in comune: l’ambientazione in una clinica psichiatrica a cavallo tra anni ‘60 e anni ‘70, il protagonista instabile ma non del tutto compromesso (a differenza degli altri ospiti), l’instaurazione di un intenso legame tra i pazienti, l’incomprensione degli psichiatri e la pericolosità delle loro cure. Ciò nonostante, nel suo sviluppo, Ragazze interrotte riesce a differenziarsi dall’opera di Forman, prendendo via via le distanze da essa e finendo per acquisire un’autonomia tale da riuscire a far emergere un messaggio addirittura opposto. Infatti, se l’ospedale di stato di Salem è un luogo dannoso, che compromette definitivamente la psiche di McMurphy a suon di elettroshock e lobotomie, il Claymoore Hospital si rivela in fin dei conti una casa di cura ideale per accogliere e risolvere i disturbi delle sue pazienti. Se Susanna guarisce è solo merito del percorso di recupero che decide di intraprendere, accettando l’aiuto non della sua amica Lisa – che ha su di lei un’influenza negativa – ma della comprensiva infermiera Valerie (ben altra cosa rispetto alla perfida Mildred Ratched).

“L’aver ribaltato il luogo comune dell’ospedale come luogo di oppressione piuttosto che di cura è sicuramente il pregio migliore del film in esame.”

Tuttavia, la sceneggiatura non sembra sempre del tutto convincente: i personaggi secondari non vengono adeguatamente approfonditi e i dialoghi risultano spesso banali e approssimativi.

Dal punto di vista tecnico il film risulta accademico. Tramite lente carrellate in avanti la regia riesce talvolta a regalare qualche buon primo piano, ma nel complesso si dimostra piuttosto ordinaria. Non entusiasmano particolarmente né la fotografia, che avrebbe potuto giocare meglio con i contrasti tra luci e ombre, né la scenografia, limitata e non abbastanza efficace nel trasmettere il senso di claustrofobia che sarebbe lecito attendersi da una clinica psichiatrica. Anche le musiche, sebbene utili ad immedesimare lo spettatore negli anni ‘60, si rivelano per lo più scontate e decontestualizzate. Vero valore aggiunto dell’opera risultano invece le interpretazioni del cast: Winona Ryder incarna alla perfezione i turbamenti di Susanna, mentre Angelina Jolie (premio Oscar e Golden Globe del 2000 alla miglior attrice non protagonista) offre una delle performance più convincenti della sua carriera, conferendo al suo personaggio profondità e dinamismo. Grazie alla sua interpretazione, Lisa si dimostra del tutto folle e imprevedibile, potendo trasformarsi in pochi attimi da amica complice e leale a furente rivale spietata.

Per tutte queste ragioni la pellicola di James Mangold si dimostra essere di discreta qualità nonostante gli ottimi presupposti iniziali, in alcuni punti forse riconducibile ad altre pellicole di maggior spessore, ma in grado comunque di costruirsi una propria identità.

Pro:

  • Ribaltamento dello stereotipo in base al quale l’ospedale è luogo di oppressione piuttosto che di cura.
  • Interpretazione di Angelina Jolie e Winona Ryder.

Contro:

  • Sceneggiatura che non approfondisce adeguatamente i personaggi secondari.
  • Tecnica nel complesso accademica.

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