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Damien Chazelle

Babylon | Recensione | Unpolitical Reviews

Scheda:

poster di Babylon
Titolo Originale:
Babylon
Regia:
Damien Chazelle
Uscita:
19 gennaio 2023
(prima: 22/12/2022)
Lingua Originale:
en
Durata:
188 minuti
Genere:
Dramma
Commedia
Soggetto:
Sceneggiatura:
Damien Chazelle
Fotografia:
Linus Sandgren
Montaggio:
Tom Cross
Scenografia:
Anthony Carlino
Musica:
Justin Hurwitz
Produzione:
Marc Platt
Matthew Plouffe
Olivia Hamilton
Produzione Esecutiva:
Tobey Maguire
Adam Siegel
Helen Estabrook
Casa di Produzione:
Paramount
Marc Platt Productions
Material Pictures
C2 Motion Picture Group
Wild Chickens
Organism Pictures
Budget:
$78 milioni
Botteghino:
$15 milioni
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Redazione

9-

Pubblico

Redazione
Pubblico

Cast:

Jack Conrad
Brad Pitt
Nellie LaRoy
Margot Robbie
Manny Torres
Diego Calva
Elinor St. John
Jean Smart
Bob Levine
Flea
Sidney Palmer
Jovan Adepo
Truck Driver
J.C. Currais
Elephant Wrangler
Jimmy Ortega
Joe Holiday
Hansford Prince
Reggie
Telvin Griffin
Ina Conrad
Olivia Wilde
Driver (Wallach's Party)
Circus-Szalewski
George Munn
Lukas Haas
Lady Fay Zhu
Li Jun Li
Starlet
Kaia Gerber
Officer Elwood
Patrick Fugit
Robert Roy
Eric Roberts
Gho Zhu
Cici Lau
Customer at Sam Wong's
Tyler Seiple
P.A. (Early Kinoscope)
Zack Newick

Trama:

Anticipazione

Trama Completa

È l'epoca d'oro di Hollywood: nel mondo del cinema regnano sregolatezza e grandi ambizioni ma è in arrivo un'inaspettata rivoluzione.

Recensione:

Torna Damien Chazelle, il giovane regista di Whiplash (2014), La La Land (2016), First Man (2018). Dopo il tributo alla Settima Arte di Tarantino con “C’era una volta a…Hollywood” (2019) e quello più personale di Spielberg con “The Fabelmans” (2022), è arrivato il turno di Chazelle.


Babylon è la dichiarazione d’amore e odio di Chazelle al cinema di Hollywood. È un film che va contro corrente: è follia, ritmo, droga, sudore, sesso, caos, volgarità, ambizione, genio. Come la Hollywood degli anni Venti, un girone infernale pieno di trasgressioni eppure così magico e affascinante.


Simbolico, esagitato, caotico. Lo script non ha una direzione precisa: ora è narrazione, ora è spettacolo, ora è descrizione ora è metafora. Un continuo cambio di direzione con un solo fine ultimo: il cinema per immagine. Non a caso è ripreso proprio quel periodo dove il cinema doveva stupire più che raccontare e Chazelle, in un modo o nell’altro, ci è riuscito. Esempio lampante è la festa iniziale e simbolo su tutti l’elefante. Stupisce lo spettatore che viene subito catapultato nella golden age hollywoodiana, in cui gli eccessi della vita mondana si sposavano con gli incassi da record nei cinema e con la nascita dei primi grandi divi. Nelle sequenze della festa dall’atmosfera orgiastica troviamo una scenografia impeccabile, esagerata, scrupolosa e dei memorabili piani sequenza.

Chazelle disintegra ogni schema ma non mette in ordine: scrive e dirige un film caratterizzato da un dualismo fatto da un tocco d’ odio ma pregno d’amore. Babylon racconta l'evolversi dei tempi moderni, il dramma della velocità, di come tutto diventi usa e getta, persino gli attori, la cui ascesa è tanto gloriosa quanto doloroso e amaro è il declino. I personaggi riprendono le caratteristiche dei tipici protagonisti dei suoi film: sognano, sono persi nel loro universo così distante dalla realtà, ma qui sono anche più grotteschi, miseri, disperati. Per tutto il film seguiamo Manny mentre sacrifica sempre di più la sua persona per far parte di un sogno che gli è stato venduto. Nega persino di essere stato messicano per fare carriera ma per salvarsi, implorando in ginocchio il sicario, dice di essere un ragazzo messicano qualunque. Il punto qui è che in quella Hollywood ce la fai solo se vendi la tua anima, i tuoi principi, la tua dignità. Emblematico il paragone con Sidney, che dopo essere stato costretto a truccare la sua faccia di una tonalità ancora più scura, lascia il lavoro e mantiene la sua integrità per tornare a suonare la sua tromba fuori dallo schermo. Altro convincente espediente metaforico è il confronto tra la festa glamour della prima scena e lo squallore assoluto della seconda, mentre scendono in basso nelle segrete più oscure dell'inferno e della depravazione umana.

Nessun personaggio, in questa versione di Hollywood, ha avuto un lieto fine. Jack si uccide quando si rende conto che la sua carriera è finita, Nellie muore in solitudine a 34 anni e Manny deve abbandonare Hollywood.

Il regista è un visionario: il suo movimento di macchina conduce lo sguardo dello spettatore in uno spettacolo favoloso e folle. Una regia riconoscibile, distintiva: la sua macchina in spalla cambia soggetto velocemente senza stacco, quasi a voler ricreare un campo e un controcampo, e ancora i long take che raccontano un contesto, più che seguire un’azione. Stupendo il piano sequenza in cui Jack Conrad, ormai sfinito e deluso dalla sua carriera, si toglie la vita con un colpo di pistola.

La fotografia riprende a tratti i colori violacei di La La Land specialmente negli esterni ma la nuova palette oro/rossa è perfetta, lussuosa e sfavillante nei momenti di maggior eccesso.

Torna anche la collaborazione con il compositore Justin Hurwitz, con musiche iconiche ma spesso simili per sonorità e richiami a quelle di La La Land. La musica non può essere la vera protagonista qui: è onnipresente ma accompagna e scandisce il ritmo sostenuto e veloce della pellicola.

Un cast che funziona bene, in cui spicca Brad Pitt con il suo ottimo tempismo comico. Favolosa Margot Robbie che mostra il suo lato più selvaggio e scatenato; inquietante e da brividi Tobey Maguire; bravo Diego Clava che dà una particolare tridimensionalità al suo Manny.

Un finale che ci ricorda che il cinema è lo spettacolo più grande del mondo, con un tributo a “Nuovo Cinema Paradiso”. I film come forma d’arte saranno eterni e, anche se in forme diverse, esisteranno sempre. Whiplash, La La Land e Babylon si possono vedere come una sorta di trilogia non ufficiale, pellicole accomunate dal tentativo di arrivare, di esserci e amare tutto, con i sogni e le illusioni che cadono a pezzi. Babylon è un film per chi ama davvero il cinema e tutto il suo contesto.

A cura di Giulia Belvedere.
Pubblicato il 24 gennaio 2023.

Pro:

  • Regia inconfondibile di Chazelle.
  • Sceneggiatura imprevedibile e sorprendente.
  • Fotografia e musiche perfettamente coerenti .

Contro:

  • Lunghezza che può risultare pesante.

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